domenica 22 aprile 2012

Disavventure di una mezza-giornata a Ginevra

Eccomi a Ginevra per seguire la formazione sulla “Scala di valutazione del comportamento neonatale di Brazelton”.
Arrivo di venerdì perché la scuola ha deciso che prima della vera e propria formazione mi tocca frequentare un corso di sensibilizzazione di 3 ore… chissà a cosa servirà mai, se sono disposta a sborsare tutti i soldi che chiedono (in questo caso non direttamente di tasca mia per fortuna) vorrà ben dire che sono già sensibilizzata no?
Arrivo già un po’ nervosetta alla stazione, all’idea che devo passare il week end a Ginevra e pagare 3 notti di Hotel  per niente (queste le devo pagare ioL)
Ecco piove tipo diluvio universale e sono in ritardo perché nel frattempo ho cazzeggiato a Starbucks per testare la connessioni wifi e rispondere a delle mail di lavoro.
Devo sbrigarmi, sento che non sono molto organizzata e che a parte stampare gli orari degli autobus non mi sono molto informata. Seguo quello che fanno le persone intorno a me, vanno ad una macchinetta e prendono i biglietti del bus/tram: davanti alla macchinetta opto per “biglietto Ginevra 1h”, internet mi indicava 30 minuti, quindi dovrei starci nei tempi. La macchinetta chiede quanti biglietti e io convinta gli dico 3, cosi sono sicura per il ritorno e anche per il giorno dopo, poi mi organizzerò meglio. Accidenti un salasso, ben 9€!
Pazienza non ho tempo per rimuginare, disperata sotto la pioggia cerco la stazione del bus e per un pelo lo perdo! Il tempo passa, mi dico che alle formazioni tutti arrivano in ritardo e poi penso che siamo in Svizzera, forse qui si usa essere puntuali ??? ovvio Betta!
Finalmente salgo sul bus, cerco come timbrare il biglietto, ma non trovo niente… mi viene un dubbio, cerco il biglietto che ho in tasca: noooooooo! La validità di un’ora non è da quando lo si timbra, ma da quando lo si compra, cosa me ne faccio degli altri che ho comprato?? Comincia proprio male!
Ma non mi scoraggio, devo concentrarmi su come arrivare alla Clinique de Grangettes: devo prendere una coincidenza in centro. Quindi scendo e il mio piano stampato dice, camminare per 3 minuti, bene e in che direzioneeeeee? Quanto vorrei che il mio iPhone mi aiutasse!(inutile dire che ne sono ormai completamente dipendente) ma in terra straniera, non mi da nessun tipo di indicazione.
Allora, alla vecchia maniera, chiedo ad una signora dove si prende il tram 12 e lei mi indica il percorso, mi dice anche di risalire di corsa sul bus da cui sono appena scesa, perché farà una svolta e poi arriverà vicino alla fermata del 12 evitandomi di correre sotto la pioggia con borsa, borsone, PC… La guardo perplessa e titubante, il mio foglio stampato da internet dice che devo camminare 3 minuti, non può essere vero quello che mi suggerisce la signora.
Troppo tardi il bus chiude le porte e riparte e io mi avventuro senza ombrello fino alla fermata. Mentre aspetto il tram 12 ecco arrivare il bus che avevo snobbato. Pfffff perché mi fido più della tecnologia che di una persona che abita qui?
Arrivo alla clinica in cui si tiene la formazione e sono felicissima, sono solo le 14.05, sono puntuale! Purtroppo la mia nozione di puntualità non è molto svizzera, entro nella sala e sono già tutti seduti, hanno cominciato già da 5 minuti, ovvio! Mi scuso, prendo posto…  L
Almeno queste 3 ore di sensibilizzazione sono state interessanti e non rimpiango la scelta, un po’ costosetta, ma ne vale la pena. E stasera per festeggiare,  pizza! Bè trovare una pizza buona a Parigi non è cosi facile e qui mi sembrano non male (ho osservato da dietro ai vetri dei ristoranti J bella figurona).
Tutta contenta mi siedo nella pizzeria… dopo 15 minuti che nessuno mi viene a chiedere cosa voglio ordinare, chiamo la signorina che arriva e mi guarda un po meravigliata… poi capisce e chiede “ E’ da sola?” e io “si” e lei aprendo gli occhi sbalordita“ sola????”.

Ffffffffffffffffff (è uno sbuffo di’ insofferenza) che provinciali! E pensare che a Parigi mangiare o bere un bicchiere di vino soli leggendo un libro non è strano per nessuno e io l’adoro!
Basta giornata finita, meno male… mi attende il week end in questa città che per ora mi piace proprio poco… me la caverò? J

lunedì 2 aprile 2012

Sempé e i suoi personaggi magici


Il week end scorso é finita la mostra di Jean-Jacques Sempé : "Sempé, un peu de Paris et d'ailleurs» all’Hotel de Ville".
Stupende le mostre organizzate periodicamente al Comune di Parigi e per giunta grautite.
Ovvio si deve pazientare lungamente in fila, ma ne vale la pena ed é l’occasione per nuove ed interessanti scoperte… soprattutto per un’ignorante come come me J
La mostra di Sampé é cominciata nell’ottobre scorso ed é stata prolungata, visto l’enorme successo.
Oltre al bellissimo poster che ha tappezzato la città per mesi, questo successo che mi ha incuriosito.


Chi é Sampé ? Sopresa di scoprire che é niente popò di meno (si scrive cosi ? non é un modo di dire proprio aulico J) il papà/disegnatore del Petit Nicolas, che forse in Italia non è stra-conosciuto, ma ovviamnete qui é un’istituzione.
Non sono appassionata del pesonaggio perchè la storia é ambientata negli anni '50 e  le scenette rappresentate non fanno parte della mia storia, quindi non mi rinviano a dei ricordi.
Quello che é stato sorprendente é scoprire tutto il resto, tutto quello che ha disegnato negli anni, dagli esordi ai giorni d’oggi e i fumetti pieni di humor e finezza.

Due personaggi mi hanno appassionato e commosso :
Raoul Taburin e Catherine Certitude per la loro semplicità, per la magia del loro mondo interiore



Raoul Taburin ha un negozio dove vende e ripara biciclette. Sa tutto sulle bici  e il cicliscmo, conosce ciclisti imporanti che hanno partecipato/visto il Tour de France,  per lui nessun problema é irrisolvibile e chiunque entri nel negozio puo essere sicuro di uscire con la bici riparata e in perfette condizioni. Conosciuto e rinomato in tutta la sua città… in reltà nasconde un segreteo che lo rende triste ed insicuro : non é capace di andare in bici. Tutte le volte che ci ha provato é sempre caduto !


In questa immagine all’inizio della storia, mi sembra quasi di rivivere il suo dispiacere, la usa frustrazione… di quelle che hai quando sei giovane e che guardando gi altri ti senti sempre meno bravo e bello (almeno cosi era per me nell’età  della pre-adolescente)


Ma poi un giorno arriva un fotografo famoso, che vuole fotografare il grande Raoul Taburin in sella… ce la farà finalmente a salire su una bici senza cadere ??? non vi svelo la fine (a meno che lo vogliate)…

Catherine Certitude invece é una bambina, che come il suo papà porta gli occhiali, é miope. Vivono a Parigi e la mamma è a New York per lavoro. Sogna di diventare una grande ballerina, ma al corso di danza, il primo giorno, le dicono che per danzare deve togliersi gli  occhiali...Catherine scopre il vantaggio di vivere in due mondi, il mondo reale di quando indossa gli occhiali e un mondo sfocato pieno di dolcezza, senza ostacoli, dove si balla come in un sogno. Bellissimo!

giovedì 29 marzo 2012

Lavatrice? no grazie


Da ottobre subaffitto 25 m2 nell’11 arrondissement… il vero locatario è partito per Haiti per un anno e, non potendo affittare in regola per il fatto di non avere un contratto a tempo indeterminato… questa soluzione mi aveva salvato la vita! eh si è davvero dura fare la vita dell’immigrato…
Ma va be non importa, l’appartamento poco alla volta ha preso forma, è sicuramente cambiato e mi sono sempre detta che poi avrei avuto il tempo di rimettere tutto a posto per ottobre quando il tipo sarebbe ritornato.
Ma…. Colpo di scena ecco che riappare questa settimana: a Parigi per una formazione, mi domanda se può passare a prendere alcune cose che ha lasciato nell’armadio…

Accidenti e come spigare che tutte le sue foto e maschere attaccate al muro sono finite in un grosso scatolone nell’armadio? E i suoi libri? E il futon che ho glissato sotto il letto? Per non parlare del forno a microonde (che non uso) nascosto in un armadietto della cucina. E ancora il tavolino che si è disintegrato e ho sostituito con uno nuovo di zecca, che ovviamente gli lascerò, ma se non gli piace? E il tappeto che ho arrotolato, nascosto e sostituito con una straordinaria pelle di mucca?



Cercherò di tranquillizzarlo mostrandogli dove tutto è stato nascosto… ma quello che più mi crea ansia è la lavatrice!
Ovviamente quella non l’ho nascosta, e non le ho nemmeno cercato un posto strano dove metterla, è già in posto strano: nell’armadio della camera da letto.
Si perché poco prima di partire per Haiti il locatario ha fatto 7 piani senza ascensore per portare una lavatrice in casa (per evitare di andare sempre alla lavanderia a gettoni!), ma non essendoci posto né attacchi in casa, l’ha messa nell’armadio con l’idea di creare un tunnel per far passare un tubo e collegarla con la cucina… Mi aveva lasciato i contatti di un suo amico che doveva fare questo lavoro allucinante e io non l’ho mai chiamato… ecco io ora temo che ritorni alla carica con questa storia. Non ci penso proprio a fare fare una cosa del genere! Vorrebbe dire perdere tutta una parte di ripiani e dover fare il bucato nell’armadio… ma che razza di idea!
E poi ormai ha trovato una funziona tutta sua, fa da cassettiera, dove mettere gli asciugamani che non saprei dove altro mettere J
… perché la lavatrice ha tante funzioni J, come non ricordarsi di questa pubblicità della Heineken???


lunedì 26 marzo 2012

Faccia o sedere?


A lungo nascosta dietro scuse di ogni tipo: freddo, troppo lavoro, stanchezza, etc. ho rimandato ogni tipo di attività sportiva. Non che abbia mai fatto chissà che, ma sempre più di questo ultimo anno…
E’ chiaro che avvicinandosi la bella stagione devo correre ai rimedi J e poi mi rendo conto che alla mia età è sempre più difficile rimanere in forma.

Mi sono pure fermata a riflettere a quello che diceva Coco Chanel: “Ad una certa età una donna deve decidere tra faccia e sedere”… ovvero cercare di dimagrire e essere in forma fisicamente potrebbe avere un impatto molto forte sul viso, con tanto di rughe accentuate e svuotamento dell’ovale.

Non ancora pronta a scegliere tra uno e l’altro e motivata a trovare un giusto compresso, mi sono fatta tentare da un’offerta di Grupon, 2 mesi di accesso in palestra per soli 29€!

Eccomi allora, entrare in una palestra, dopo ben 20 anni …

Timidamente mi cambio nei camerini, non vola una mosca, ci guardiamo tutte un po’ di traverso, sicuramente ci sono altre ragazze che vengono per la prima volta e sono un po’ disorientate come me.
Va bene, chiuso con il lucchetto rosa il mio armadietto, mi sento pronta all'avventura.
Uh la la… non ce la posso fare, non ci capisco niente, guardo gli altri con disinvoltura per non fare capire che sono la prima sfigata di turno e poi scelgo una strategia saggia. Mi metto in coda ad aspettare che si liberi un tapis roulant. Cosi ho il tempo di guardarmi intorno e capire come funziona dando l’impressione di sapere il fatto mio.
Il tempo passa e mi dico che se non fosse per il prezzo stracciato dell’offerta di certo non ci tornerei. Ognuno con le sue cuffiette, in pieno isolamento a ripetere gesti all’infinito… faccio marcia indietro? Sono tentata, ma si libera un posto ed eccomi davanti alla macchina cercando di capire come si imposta. Dai ce la posso fare, di solito con la tecnologia me la cavo ed infatti è abbastanza intuitivo, parto con 20 minuti… sicuramente troppi peri l mio stato fisico ma a differenza di quando corro per strada, qui se non ce la faccio più, posso fermarmi e sono sempre allo stesso punto, non devo farmi tutto il tragitto di ritorno a piedi stanca morta ;)…che poi è proprio la cosa che mi fa venire il panico le rare volte che mi decido a correre su strada: e se non calcolo bene e finisco le mi forze nel solo tragitto di andata?
Ho dimenticato acqua e iPod, decisamente non mi sono attrezzata, lo schermo della tele non va e mi rinvia la neve grigia che tremolicchia. In più mi sono messa proprio davanti ad un pilastrone e non posso nemmeno usufruire di uno specchio per dare sfogo alla narcisistica soddisfazione di vedermi riflessa mentre faccio fatica.
Mmmm non mi sembra di fare poi cosi fatica e allora aumento la velocità schiacciando freneticamente sul simbolo +, accidenti mi è scappata la mano e non riesco a stare al ritmo, vuoi vedere che mi ritrovo come in quelle scene di film dove il tapis va velocissimo e si cade all’indietro??? Ecco quasi ma recupero in estremis attaccandomi con un mano, fiuuuuuuuu
20 minuti passano e mi dico che ne posso fare altri 10.
Alla fine ecco il bilancio, in 30 minuti, ho fatto 2,9 km e bruciato 109 calorie… wow! No, in effetti… che delusione, ne vale poi cosi la pena?
Certo perché non sono qui per dimagrire, ma per rassodare quindi per i restanti 30 minuti vado alla scoperta di tutti i macchinari possibili immaginabili.
Per questa  volta non mi sono portata l’occorrente per fare una doccia e con un po’ di vergogna mi rivesto tutta appiccicaticcia, ma la vergogna se ne va in un secondo quando vedo la mia vicina di tapis roulant che ha corso 1 ora, asciugarsi le ascelle sudate, ancora tutta vestita, con il phon!!!!

Va be me ne torno a casa stranita, ma contenta. Tutto sommato sono abbastanza soddisfatta e tornerò volentieri.

Per concludere :
Ho deciso che alla mia età non è ancora il momento di scegliere tra faccia e sedere J

lunedì 19 marzo 2012

A caccia di autografi al “Salon du Livre”

Week end di duro lavoro, domani si ricomincia la settimana e non ho proprio l’impressione di avere ricaricato le batterie.
Per fortuna mi sono concessa qualche ora di svago all’annuale appuntamento con la fiera del libro a Parigi (salon du livre).
Ovviamente sono andata a fare autografare i miei libri, le letture di un anno, non tutte… stavolta, memore dell’esperienza dell’anno scorso mi sono organizzata: ho guardato gli scrittori presenti  domenica, ho fatto la lista con tanto di orario e codice dello stand.

Tesissima perché nel giro di 3 ore dovevo incontrare ben 6 scrittori. Il piano si presentava così:
Tobie Natan:14h-16h
Tatiana de Rosnay: 14h30-15h30
Philippe Besson: 15h-16h
Eric-Emmanuel Schmitt: 14h30-16h       
Chantal Thomas :16h-17h

Come fare?
Già arrivo in ritardo, ma giusto in tempo per comprare l’ultimo libro di Nathan: “La Nouvelle Interprétation des rêves”. Adoro Nathan e l’etnopsichiatria e sono sicura che il libro sarà interessantissimo. Ovviamente solo gli psicologi appassionati di questo approccio transculturale fanno la fila per un suo autografo, risultato: sono la seconda della fila, troppo contenta.
Discuto un pochino con lui, cavoli incontrare Tobie Nathan in persona!!!

Esaltatissima da questo incontro emozionante, continuo la mia ricerca e arrivo a Tatiana de Rosnay. Il fatto che non abbia fatto uscire nuovi libri quest’anno, limita la coda. Mentre aspetto mi chiedo cosa le dirò , non sono molto chiacchierona in queste situazioni, anzi dire piuttosto imbarazzata, eppure ci sono persone che per firmare un libro stanno li una vita, cosa si diranno mai. Posso dirle che il finale del libro non mi è piaciuto… no dai non le dico niente… è lei che trova un appiglio rendendosi conto che ho un nome italiano… mi chiede se posso leggere i due libri che sono usciti in Italia per verificare se la traduzione è buona… si certo, e poi cosa faccio? Le scrivo? Per dirle cosa ne penso? Va be la faccio contenta e le dico “certo certo” J
Prossimo della lista Philippe Besson, la fila non è lunga, arrivo davanti a lui abbastanza velocemente e questa volta faccio uno sforzo dicendo “ ho adorato questo libro”(L’arrière-saison, ne avevo parlato nel post sul viaggio a Dollo Ado)… ecco, mentre pronunciavo le parole, mi sentivo una dodicenne che parla con il suo idolo. Lui non fa una piega, accenna un sorriso, nemmeno un “grazie”. Con questo mi sono convinta che un ”buongiorno” seguito da “ questo libro à per me, mi chiamo Elisabetta, spelling necessario…” è sufficiente!




Pronta per far autografare il terzo tomo della trilogia di Katherine Pancol “ Les ecureuils de Central Park sont tristes le lundi”, fila lunghissima, lei tanto carina parla con tutti i fan. Bell’approccio al pubblico ma un’ora di fila è dura! Ci risiamo, mi chiede il mio nome, domanda di dove sono e poi… non l’ho mai sentito questo nome. E io:” non è vero: l’anno scorso mi ha pure fatto un commento sull’allora fidanzata di George Clooney (Elisabetta Canalis)”: Un po’ spiazzata risponde “ ah si vero mi ricordo (ceeeeeeeeeeerto!!!)… ma adesso ha cambiato amichetta”:
Eh va be… dai cos’altro poteva dirmi.



Arriva il momento di Eric-Emmanuel Schmitt. Fino a poco tempo fa avevo letto solo “Oscar e la signora in rosa”, ma oggi gli chiedo di firmare “Ulyssefrom Bagdad”, libro stupendo, magari un giorno ne dico qualche cosa di più. Lui simpatico, gentile, si limita a chiedermi se sono italiana.

L’incontro tanto atteso con Chantal Thomas si rivela alquanto deludente. Pensavo ci sarebbe stata una fila impressionante, soprattutto perché il suo libro su Maria Antonietta “ Les Adieux à la reine” esce in questo momento al cinema, invece davanti a me solo una persona. Arriva il mio turno e Chantal resta allibita quando le dico come mi chiamo: la ragazza prima di me si chiamava Elisabetta, italiana, di Milano… secondo me, Chantal è ancora li allo stand a riflettere sulle coincidenze della vita J

Bene, finito! Sono riuscita a fare tutto, non ci avrei mai creduto.
Mentre vagabondo un po’ prima di andare via, mi capita di chiacchierare con Joseph Joffo, lo scrittore di “ Un sacchetto di biglie” e “Le vetrine illuminate”, libri che hanno accompagnato la mia infanzia, ma non riesce a farmi comprare niente e ci rimane un po’ male J
Sorpresa delle sorprese, allo stand dei fumetti vedo che Bastien Vivès autografa i suoi libri con un disegno… non posso perdermelo, compro “Le gout duChlore” che volevo da tanto e dopo mezzoretta di coda, ecco il bellissimo disegno che mi ha fatto!

Ci tengo molto, è un fumetto poco scritto, con molte immagini in piscina… fa venire un’irresistibile voglia di ricominciare a nuotare.
Ma per il momento torno a lavorare, anche se sono un  po’ deconcentrata e guardo e riguardo il mio bottino di oggi J

martedì 13 marzo 2012

Scegliere un caffè...


Oggi in ufficio ho incontrato un collega liberiano che ho conosciuto nel 2006 quando lavoravo a Monrovia. Ha fatto “carriera” e stasera partirà per il Bangladesh come espatriato.

Era in piedi di fronte alla macchina del caffè perso davanti a tutte le possibilità di caffè: espresso, espresso macchiato, lungo, con latte, cappuccino, solubile espresso, solubile lungo, solubile con latte, etc.
Voleva semplicemente un caffè…  come può esser complicato a volte scegliere anche una cosa cosi banale!
A volte si va dritti sicuri di quello che si vuole o si crede di volere, altre volte si tentenna indecisi o ancora… si vuole sperimentare qualcosa di nuovo o diverso oppure non si sa proprio da che parte andare.
Il mondo moderno non aiuta, forse nel passato le scelte non erano poi cosi tante e le strade erano più o meno obbligate… oggi si inseguono i sogni, ci si interroga, si scelgono strade, si sfidano i destini (per chi ci crede).

Il weed scorso sono incappata in una frase del mio diario dell’anno 2000, frase della poesia di Robert Lee Frost “La strada non presa”:
Divergevano due strade in un bosco, ed io...
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.


Tornando al mio colloga/amico Lawubah… era perso davanti dal caffè e dentro tremava, temeva, si poneva mille domande: lascia per la prima volta il suo paese, la sua famiglia, la sua cultura, l’unica che ha conosciuto fino ad ora… per una nuova avventura, per un ideale, per un Paese che non sarà accogliente con lui ( in Asia, le persone di colore sono spesso discriminate).

Forse per un istante ha pensato di tornare sui suoi passi…

Ora è sull’aereo e non posso fare a meno di pensare a quando sono partita io la prima volta, le paure, l’ansia dell’ignoto, la voglia di cambiare il mondo o almeno di contribuire, sacrificando le certezze, gli affetti…

Ho scelto la strada meno battuta… oggi mi faccio tante domande…

Ma ho una certezza: domani, come ogni giorno mi prenderò un “buon” caffè espresso in grani J

domenica 4 marzo 2012

Cena “Dans le noir”...ovvero completamente al buio

Pronti per un'esperienza sensoriale unica???? 

Devo fare uno sforzo per raccogliere i ricordi su questa esperienza… sono passati solo due giorni, ma chi mi conosce bene sa che non mi ricordo quello che accade quando non c’è molta luce, figuriamoci quindi se non ce n’è per niente.

Serata un po’ a sorpresa, mi ritrovo in rue Quincampoix (che nostalgia!!, del quartiere, non dell’appartamento) nella sala d’attesa del ristorante “Dans le noir”.  Come dice il nome, il concetto che sta dietro questa catena di ristoranti ( ce ne sono nelle più grandi capitali del mondo) è quello di mangiare completamente al buio… esperienza “risveglia sensi”, esaltati dal non poter vedere il vicino di tavolo, né il contenuto del piatto o del bicchiere, né l’arredamento, etc.
Ideale se non avete tempo di lavarvi i capelli, di truccarvi o vestirvi bene... nessuno se ne accorgerà !

All’entrata prendono il nome di prenotazione e ti danno un lucchetto per depositare tutti i tuoi oggetti in un armadietto. Ovviamente per ragioni di sicurezza non si può lasciare la borsetta per terra o avere oggetti che fanno luce, cellulari macchine fotografiche, lancette di orologi, etc.
Anche il cibo sarà a sorpresa e quindi chiedono se abbiamo allergie o proibizioni religiose… ma non danno nessun tipo d’indizio! Speriamo bene, non amo proprio tutto della cucina francese!

Messi cappotto, borsa, sciarpa nell’armadietto… eccoci pronti!  Bene, tutti in fila indiana con la mano sulla spalla del tipo davanti, siamo guidati da Yamen,che ci seguirà per tutta la durata della cena. Da chiamare in caso di necessità, per andare al bagno, per spostare la sedia, per avere pane o acqua… insomma per le prossime 2 ore, dipenderemo da lui. Le guide si muovono con molta destrezza, ci chiediamo se in realtà non abbiano degli occhiali a infrarossi (cavoli il panico: ci saranno delle telecamere che ci spiano e si divertono alle nostre spalle???) ma in realtà ci dicono che sono abituati, che conoscono bene il locale, alcuni di loro sono non vedenti.

Devo dire che se fino a questo punto ero un po’ curiosa, a un certo punto ho cominciato a “panicare”… io non sono proprio a mio agio con il buio, per esempio non riesco a dormire completamente al buio! Le mie sorelle lo sanno bene, hanno condiviso con me per anni la camera e le obbligavo a tenere la tapparella un po’ sollevata… credo che sognassero di andare via di casa solo per poter dormire finalmente completamente senza luce J

Va be dai, mi faccio coraggio e seguo la fila indiana… eccomi completamente nell’oscurità a grande sorpresa non fa cosi paura. Yamen mi aiuta a trovare la sedia e mi descrive tutto quello che c’è sul tavolo.
Trovo il pane! Ieeeee!!!! riesco a versare l’acqua nel bicchiere senza buttarla tutta fuori… ovviamente ho messo un dito nel bicchiere per indicarmi la linea da non oltrepassare J


E poi arriva il piatto… non c’è altra soluzione che toccare il contenuto con le mani per avere un’idea della consistenza, mmmm sembra carne, poi c’è una cosa un po’ molliccia a destra, forse verdure?
Non mi resta che provare…. Non mi piace molto, sembra carne bollita, tipo una “Blanquette de veau” e le verdure sembrano bollite pure quelle, delle carote! Io odio le carote bollite! Va bè cedo il mio piatto dopo avere timidamente tentato di tagliare con le posate la mia carne, solo per il piacere di provare che per il gusto della carne in sé.
E mi rifaccio con il dolce, una specie di “Tarte Tatin” con un grosso cookies al gusto di amaretto.
Alla fine la guida ci chiede cosa pensiamo di avere mangiato e più o meno abbiamo indovinato, solo che la carne non era vitello, ma agnello, ecco… non poteva proprio piacermi! 
Svelato in fine il menù:
Il piatto: “Navarin d’agneau” con carote e panais (Pasitinaca !!! cliccate sul link per vedere di che razza di ortaggio si tratta J). C’era pure un “Feuilleté de champignons” che non ho proprio identificato per fortuna: mi fanno schifo i funghi!
Il dessert : “Tarte aux pommes caramelisées” e crema pasticcera con mritilli e uva (era una "cosa" liquida con dentro un chicco di uva, va beh !)

Cena finita

Si esce in fila indiana e all’uscita un menu fotografico che illustra quello che abbiamo mangiato, anche se onestamente non credo che abbiano fatto lo stesso dressing accurato del piatto, a me sembrava un po’ tutto mischiato!
Per concludere: esperienza carina, divertente, costosetta, cibo senza interesse.
Quanto all’utilizzo dei diversi sensi… non so:
  • il tatto forse, per esplorare il mondo (tavolo, piatto, accidentalmente il vicino J)
  • l’udito… io al buio non sento, ma credo anche gli altri, perché abbiamo tutti un po’ gridato, non era c’era  un’ ambience molto intima e si sentivano le discussioni di tutti,
  • l’olfatto… non è il mio forte

Tutto ciò mi ha ricordato la scena di un film piuttosto stupido (mi si conceda il riferimento: ne vedo anche di più intelligenti!) in un ristorante simile a New York: La fontana dell’amore:



lunedì 27 febbraio 2012

Finire l’inverno pattinando all’ Hotel Ville…


A Parigi per circa due mesi e mezzo, da poco prima di Natale fino a fine febbraio, viene istallata una bellissima pista di pattinaggio proprio davanti all’Hotel de Ville (si quello del famoso bacio di Doisneau per intenderci). Aperta fino alle 22h la sera è ancora più spettacolare perchè il tetto si copre di piccole luci intermittenti… sembra quasi un castello fatato.

Va be, tagliando corto, l’anno scorso super entusiasta dell’iniziativa, non sono riuscita a provare l’emozione di rimettere i pattini come da adolescente durante le vacanze di carnevale a Cortina d’Ampezzo.  L’unica volta che ho provato, reduce da un viaggio in Tchad, mentre guardavo tutta contenta la pista sono stata presa da un forte mal di pancia, colpa della troppa cortesia per avere accettato di condividere un piatto familiare (rigorosamente servito con le mani J) in un villaggio sperduto del Sahel.
E cosi quest’anno non aspettavo altro che rifarmi della sventurata esperienza, ma aimè come ormai è ben noto, quelli appena passati non sono stati i mesi più dinamici della mia vita. Stanca di piangermi addosso e un po in colpa di passare i miei week end a poltrire sul divano, ho finalmente deciso di provare il brivido del ghiaccio sotto le mie lame, hihihihi (questo sarebbe un ghigno sinistro…)
Bene, ieri era il penultimo week end  di apertura, tutta baldanzosa eccomi arrivare proprio al calar del sole, dopo aver per caso assistito ad un bellissimo tramonto sulla Senna….
Ma che delusione trovarsi davanti al cartello: ”guanti obbligatori” L e chi lo sapeva! E poi con questo clima pre-primaverile, mica tengo i guantini nella borsetta… per fortuna vale sempre la pena di osare e in effetti, gli sventurati come me devono essere parecchi, perché la sala di noleggio dei pattini è provvista di distributore di guanti! Fichissimo, a parte il prezzo…





















Avrò fatto una decina di giri ( no dai qualcuno di piu) ma quanto mi ha fatto bene per uscire dal mio torpore da orso della caverna!!

Ormai lo sfizio me lo sono tolta, non sono sicura che l’anno prossimo ritenterò l’avventura… forse, se l’inverno non sarà troppo rigido...
  


domenica 19 febbraio 2012

Tagliare il cordone ombelicale… con casa


Casa… eh già dov’è “casa” per me? 

Diciamo che per tanto tempo mi sono definita senza radici, la sensazione di non appartenere a nessun lungo, di non identificarmi con nessuna specifica realtà. 
Poi ho cominciato a viaggiare in tutto il mondo a vivere ogni anno in un posto diverso ed è stato durante quegli anni che “casa” per me è diventata il posto in cui ci son i miei affetti, la mia famiglia. Per due anni sono pure riuscita a costruire un nido a Milano… e si, mi rendo conto che per me casa è l’Italia, Milano, Robbiate, i miei cari (amici e famiglia).

Ma anche il mio dentista, il ginecologo, il centro commerciale, il parrucchiere, etc.

Vivo a Parigi da quasi un anno e mezzo e di certo non posso paragonare questa grande città a un villaggio sperduto d’Africa o a una qualsiasi provincia europea, insomma per dire che qui, se solo volessi, potrei trovare tutto.
Ebbene, dopo tutto questo tempo, ancora sono scettica  e non mi sono costruita un piccolo mondo qui.
I capelli li taglio a casa, porto il cappotto in tintoria a casa, l’orlo ai jeans lo faccio fare solo al Globo, e il tacco delle scarpe lo faccio rifare al calzolaio dell’Auchan, cerco di fare le visite mediche in Italia, incastrando gli appuntamenti sui pochi giorni in cui torno e spendendo più del doppio e cosi via…

L’altro giorno in ufficio, sono andata da una mia collega italiana (a Parigi da 10 anni non ancora iscritta all’AIRE e sposata con un francese J) per chiederle se aveva il numero di un dentista… timido tentativo di crearmi delle abitudini e dei legami qui a Parigi. 
Ovviamente aveva solo il numero di riferimento del dentista italiano segnalato dal consolato da cui vanno le sue amiche ma che lei non ha provato personalmente perché come me… aspetta di tornare a casa per farlo. 

Ed è stato in quel momento che un’altra collega, italiana pure lei, reagisce sorridendo “ cavoli, non siamo proprio capaci ti tagliare il cordone ombelicale con casa”…
Ci ho riflettuto e per 2 settimane ho provato a “sfruttare” i servizi sotto casa ed ecco il risultato:

  • Ho fatto risuolare gli stivali: mi ha domandato ben 14€ per un lavoro poco preciso e senza mettermi un po’ di lucido… mi tocca portare gli stivali a casa per farli lustrare dal papà super esperto :)
  • Ho portato le camicie in tintoria, per il prezzo indicato in vetrina (prezzo normale a casa) mi specificano che non mi tolgono le macchie, bene, per lo meno me le hanno stirate
  • Ho tagliato i capelli dal parrucchiere dell’angolo, sicura del fatto che appartiene a una catena di franchising (garanzia di qualità?): dopo essermi fatta dire che i miei capelli fanno schifo, siccome erano di fretta, mi hanno tenuto il colore solo 25 minuti e quindi non ha funzionato molto, e il taglio… lasciamo stare mi viene ancora da piangere, sembra che un cane mi abbia azzannato per i capelli :( va be dai ricresceranno      
  • Ginecologo, dentista, dermatologo, estetista… non li ho ancora provati, ma non mi sento molto tranquilla….

Con tutto ciò, non voglio dire che Parigi fa schifo, ma solo che è dura rifarsi delle abitudini e trovare dei servizi “di fiducia”, mi darò il tempo e mi farò coraggio… 

.... e poi nei momenti di tristezza e nostalgia, tra un aereo e l’altro che mi riporta a “casa”, posso sempre godermi un buona pizza, fatta proprio come si deve e con un aspetto tutto “affetto e coccole”:
da “Le Patio” la pizza è a forma di cuore, è buonissima e ci si possono trovare tutti i sapori italiani :)











Forse un giorno arriverò a considerare Parigi come “casa dolce casa “?
mmmm

mercoledì 8 febbraio 2012

La pagina bianca


Per la serie, adoro far autografare i miei libri…
Questa sera alla Virgin sugli Champs Elysées,  Penélope Bagieu, autografava il suo ultimo fumetto : “La page blanche”.
Sempre di Penélope, sono appassionata della serie “Josephine” una ragazzetta parigina che con tanto humor affronta le avversità quotidiane…
Avevo deciso di non andare a questa “seance dedicasse” per tanti motivi:
  1. non è di sicuro il periodo in cui mi esalto all’idea di eventi mondani, in genere preferisco restare a casa mia a rimuginare e deprimermi,
  2. ho letto i commenti dei lettori su amazon.fr  e questo nuovo fumetto non sembra essere un gran che
  3. Penelope firmava solo questo nuovo libro e quindi non la mia serie tanto amata di Josephine:

Ma poi mi sono convinta, mi ci voleva un po’ di rosa in questo momento tanto grigio… e alla fine sono andata a fare la fila per un’ora e mezza.
I primi 20 avrebbero avuto un autografo con disegno, ma poi in realtà lo faceva a tutti, ha smesso solo 5 persone prima di me perché doveva partire, ma a me del disegno importava davvero poco. Penélope è stata davvero troppo carina e soprattutto non ha sbagliato a scrivere il mio nome ;)
In fila ne ho letto più di metà ed ora prima di addormentarmi spero di scoprire il mistero della ragazza che si ritrova su una panchina senza più sapere chi è….

sabato 28 gennaio 2012

L'apero...

Adoro le "terrazze" parigine, dove anche d'inverno si può stare seduti all'esterno per un "apero" (l'aperitivo qui a Parigi) e godersi la città i passanti, un po di smog :)
Quest'anno un po' meno, ma spesso dopo il lavoro mi piace andare alla scoperta di posticini nuovi, anche se ne ho qualcuno che prediligo.
I criteri sono semplici: quartiere vivace, luce soffusa, possibilmente happy hour almeno fino alle 20h30, forma dei bicchieri per birra e vino, disponibilità di birre e STUZZICHINI.
Si perché i francesi sugli stuzzichini sono proprio avari!!! I locali che non offrono niente, davvero niente al momento dell'aperitivo, sono la maggior parte e se si è fortunati, si può ricevere un minuscolo scodellino di pop corn, a volte olive o noccioline. Quindi si è sempre obbligati a ordinare da mangiare o a morire di fame :(
Ora, non dico che si debbano adeguare agli aperitivi di Milano (mi rendo conto che sono fin troppo ben abituata), ma per una birra media, pagata ca 9 €, potrebbero pure fare uno sforzettino!

Va be pazienza, io la soluzione l'ho trovata, mio porto il mio pacchetto di patatine! ecco, per esempio, nella foto qui sotto le patatine che vedete provengono da un grosso pacchetto "nascosto" nella borsetta :)
Forse quando sono grande apro un locale per esportare gli aperitivi, quelli veri, come a Milano :)

domenica 22 gennaio 2012

Madame o mademoiselle?

Eh si alla soglia della quarantina diventiamo sensibili a tutti i segni che ci dimostrano che stiamo diventando grandi ( non me la sento di dire “invecchiando”). Forse più noi donne che i maschietti.

Fatto sta che qui in Francia mi sento vecchia ogni volta che entro in un negozio o che vado al ristorante o insomma ogni volta che uno sconosciuto mi rivolge la parola.

Se in Italia ancora, mi capita spesso che le commesse mi diano del “tu”, qui è qualcosa davvero raro che mi si dica “Bonjour Mademoiselle” e quel Madame che il mio cervello traduce subito in “signora” mi fa venire voglia di uscire dal negozio. La maggior parte delle volte cerco nel negozio uno specchio per vedere se in quel particolare momento sembro stanca del solito, per giustificare i segni del tempo oppure mi fermo per guardare l’aspetto delle clienti che ricevono un “Bonjour Mademoiselle” e li… scattano i paragoni.

Quello che mi consola è che in Francia, paese di ferventi femministe e donne che rivendicano energicamente la loro indipendenza, il “mademoiselle” dopo i 20-25 anni è veramente fuori luogo. Recentemente le donne hanno fatto una “battaglia” per l’uso sempre di Madame, soprattutto nei documenti di identità, per non rilegare il proprio ruolo a donna sposata o zitella. Effettivamente un uomo è sempre signore che sia sposato o no e quindi avranno pure ragione a non voler esser identificate con lo stato civile, ma io madame, non lo digerisco poco.

Gli uomini sono più inclini a usare mademoiselle, una specie di tattica di seduzione, mentre le donne non lo fanno quasi mai.

Ed è per questo che ieri quando sono andata da Tiffany &Co ero strafelice: la venditrice mi ha chiesto “posso esservi utile Mademoiselle?”J

Per essere sincera, mi è pure successo che da Sephora una commessa, vedendomi di profilo e un po’ distanze si avvicinasse dicendo il “posso esservi utile Mademoiselle?”, per poi correggersi una volta arrivata a 50 cm con un “oh pardon! Madame”… L

sabato 7 gennaio 2012

Il primo giorno del resto della mia vita

Riferimento al titolo del film francese “ Le premier jour du reste de ta vie”… solo al titolo però perché è un film bello ma duro, deprimente e per quanto questo momento non sia il più semplice per me, è decisamente meno nero del film in questione

Ecco quel giorno, il primo, del resto della mia vita… è arrivato ed è passato.

Ieri è cambiata la mia vita… nei fatti, concretamente poche cose cambiano, ma il senso, le prospettive, i progetti… tutto sarà diverso.

E so che (almeno cosi mi dico) che un giorno saprò davvero apprezzare tutto questo.

Ora cerco di concentrarmi sugli aspetti positivi, il nuovo contratto, la possibilità di fare una vera vita a Parigi… e i festeggiamenti sembrano non essere ancora finiti J E’ bello fare come i francesi e avere sempre un buon pretesto per aprire una bottiglia di champagne.

L’Oroscopo 2012 prevedere bei momenti, la numerologia è un po’ meno clemente con me per il nuovo appena cominciato… ma voglio vederlo alla Tiziano Ferro:

…vorrei che fosse in un attimo già domani per iniziare, per stravolgere tutti i miei piani,perché sarà migliore ed io sarò migliore

Buon 2012 a tutti

mercoledì 23 novembre 2011

Incontro con un mito


Per la serie incontro i miei miti, sabato sono andata a farmi dedicare un disegno bellissimo che da tempo cercavo di Sophie Griotto. Lei è bravissima, il suo stile mi piace molto!

La cosa più carina è che non si è limitata ad una frase banale con autografo, ma ha anche fatto un disegno personalizzato ad ogni persona della fila. Il mio disegno non è il più bello e riuscito, alcuni di quelli che ho visto fare prima del mio mi piacevano molto di più… ma in ogni caso è un disegno originale tutto per me J cosa non da poco.

Non mi resta che trovare la cornice (erano tutte esaurite) e metterlo nella mia nuova casetta.


sabato 5 novembre 2011

Feuillage à Paris

Mmmm che risveglio… per il week end sono previsti cielo grigio e pioggia ed ho pure dimenticato l’ombrello in ristorante l’altra sera L

Se penso che lunedì scorso c’era un sole splendido e un caldo primaverile!

Cosa fare a Parigi se il cielo è blu in questo tempo di feuillage?

L’anno scorso ho passeggiato al parco Monceau e nel giardino Tuileries, quest’anno una divertentissima uscita in barca al Bois de Boulogne… che colori magnifici, non sembra nemmeno di essere in città!
Parque Monceau - novembre 2010
Jardin des Tuileris - novembre 2010
Bois de Boulogne - novembre 2011



giovedì 3 novembre 2011

Un nuovo orizzonte


E dopo qualche settimana/ mese di esitazione e atti mancati
(al primo tentativo ho cercato disperatamente e invano di aprire la porta sbagliata), eccomi finalmente fare il trasloco nel mio nuovo appartamento nell’11° arrondissement di Parigi.

A parte la sporcizia e poco spazio, la mancanza di luci e di un vero letto, dopo ben 7 rampe di scale piedi di 29 scalini l’una ecco una bellissima vista di Parigi… stupendo, manca solo la Tour Effel, ma sarà per il prossimo appartamento J

mercoledì 12 ottobre 2011

Diario da Dollo Ado (6-11 ottobre)

mmm come detesto gli aeretti del WPO (World Food Programme) ! Certo, sono indispensabili, per fortuna ci sono e ci portano nei luoghi più sperduti del mondo, ma ho l’impressione che ogni missione che faccio l’aereo sia più piccolo. Questa volta i piloti erano praticamente seduti davanti a me come in una macchina. Va be ho emesso i mie gridolini ad ogni oscillazione, ma me la sono cavata. In 2h30 ( in realtà avevo capito sarebbe durato solo 45 minuti!) ho pure finito un libro che mi é piaciuto tantissimo (L'arrière-saison). Forse alcuni passaggi devo rileggerli in un momento di maggiore relax per apprezzarli ancora di più.
...e l’atteraggio! La prima volta che atterro su una pista di terra, non asfaltata. Il paesaggio é bellissimo, mi piace tanto. Ad accogliermi un caldo infernale, vento e sabbia. Dopo la giornata assurda passata ad Addis Abeba e la stanchezza infinita dovuta al’altitudine della capitale, oggi ho solo voglia di tornare a casa :(





Accidenti ci mancavano pure gli scorpioni: e chi ci ha mai pensato, ho sempre vissuto in paesi di serpenti! Uffi, non so nemmeno come é fatto, come lo riconosco? Forse ne ho visto uno in un film di James Bond, ma ho un ricordo vago. E mi tocca dormire in giardino nella tendina dei rifugiati, quindi con il materessao per terra, devo assolutamente controllare, fare un’ispezione accurata prima di addormentarmi. In ogni caso mi sono accertata con la mia collega medico, che di puntura di scorpione non si muore, fa solo un po malino :(

Tutte le volte che vado in visita ai programmi, scopro una cosa della vita di tutti i giorni che mi sorprende: questa volta sono le docce-cesso. Cioé, il “wc” a cielo aperto con un buco nel suolo ormai mi sorprende poco, ma che diventi anche lo scolo per la doccia… non avevo capito che dovevo lavarmi con i piedi sul cesso alla turca. Va be, nuova avventura, se non fosse per la puzza immonda direi che é pure divertente :) Ah... se penso alle prime volte che viaggiavo, tutta coperta e attenta a non toccare niente, con i vestiti ben conservati nella plastica, ne ho fatta di strada per vincere il mio essere schifiltosa.



Oggi giornatona tutta passata al campo di rifugiati. Me lo avevano fatto passare come un campo a 4 stelle… inutile dire che le attese sono state disilluse. Certo, c’é molto spazio tra una tenda e l’altra, ma non ci sono latrine, non c’é acqua, é tutto sabbia roccia e vento.
La fame si vede, nelle donne, gli uomini, i bimbi, anche quelli molto piccoli, meno di 6 mesi, nelle capre, nelle vacche…le donne con i loro bimbi passano ore interminabili in fila sotto il sole e vento in attesa di distribuzioni di cibo, i bimbi hanno vestiti stracciati, spesso solo una maglietta, le tende sono vuote. Davvero delle codizioni difficili, chissà come sono gli altri 3 campi visto che sono peggio di questo.
Il cielo nero sembra annuciare i tanto sperati acquazzoni della stagione delle pioggie cominiciata pochi giorni fa, ma solo poche gocce cadono.
Nel tentativo di filare a casa (un’ora di viaggio) per evitare il terreno sabbioso trasformato in palta dalla pioggia, il pulmino si insabbia. Per fortuna possiamo contare su un team volenteroso che ci ha aiutati. Tornata a casa stanca morta, ma senza troppo frignare, visto che per qualcuno la vita é un po’ piu’ faticosa e io tra pochi giorni sono a migliaia di kilometri da qui.

Domenica mattina… speravo e sognavo di farmi una dormitona e di recuperare gli orari assurdi su questa missione (si lavora dalle 6h30 alle 21h, promesso che non mi lamentero’ piu degli orari parigini) e invece, alle 7 ecco arrivare asini carichi di arbusti per rifare la recinzione della casa… un po’ imbarazzante dormire in una tenda aperta (chiusa solo con la zanzariera) con tutti gli uomini che guardano dentro mentre scaricano gli asini. Una confusione pazzesca, per fare la doccia poi... Tutti che guardavano passare con salviette e carta igienica in mano… resta un paese musulmano, passare in pigiama e docciarsi in mezzo ai braccianti non é sicuramente confortante. E va be, passata pure questa !

Il cielo é stranuvoloso, tra un’ora prenderò l’aereo WFP a 10 posti, i miei simpatici colleghi cercano di farmi paura, prevedendo grandi oscillazioni. Grazie, non ne avevo bisogno, lo so da sola che sto tempo fa schifo e che avro’ una tremenda paura!!!
Se tutto va bene oggi pomeriggio mi faccio un bel giretto ad Addis Abeba, non vedo l’ora, anche se onestamente mi dispiacee un pochino lasciare Dollo Ado. E’ un contesto umanitario interessantissimo e c’é talmente tanto da fare!

L’aereo era “grandissimooooo”, meno male :) Stasera partenza per Parigi, non vedo l’ora.