venerdì 27 luglio 2007

Clowns senza frontiere

Un po’ di tranquillità a Freetown, i cattivi sono partiti per una settimana e mi godo il momento di serenità.
Ieri pomeriggio sono andata a vedere lo spettacolo dei “clowns sin fronteras” in uno dei nostri centri per bambini di strada e ex-soldato. Che bello il lavoro di far ridere i bambini... sono stati bravi e c’erano almeno 500 spettatori a seguire lo spettacolo.
Ridere é bellissimo ed il riedere deve essere in qualche modo universale... ma ridiamo tutti per le stesse cose? Non ho potuto fare altro di chiedermelo osservando questi bambini, ma anche adulti che non ridevano di tutti gli sketch. Hanno funzionato i trucchetti di magia e sono morti dal ridere quando alcuni bimbi sono stati coinvolti, ma molti gesti o suoni che farebbero ridere tutti i bambini italiani, dicono ben poco a un bambino sierra leonese. I rifermenti culturali e i processi di astrazione sono completamente differenti; credo che qui alcuni giochi e scherzi siano impossibili da comprendere o meglio da trovare divertenti. I bambini restavano a guardare un po’ interdetti, curiosi, ma silenziosi...
E’ un po’ lo stesso problema di sempre... importiamo il nostro modo di essere, il nostro modo di vedere il mondo, ma inevitabilmente non riescono a farlo “loro”. E io lavoro in progetto in cui ci si ostina a inculcare e fare comprendere Freud ai sierra leonesi... pazzesco!
Comunque tanto di cappello per queste meravigliose persone che portano il sorriso in giro per il mondo!






Quelli che per mestiere fanno ridere... nel mondo :-)




e poi leggete il dialogo dell'incontro tra Miloud e "i bambini delle fogne di bucarest"


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Uno che fa ridere.

Fa ridere chi?

Tutti, grandi e piccoli.

Piccoli quanto?

Piccoli bambini, come voi.

Noi non siamo bambini.

E allora cosa siete?

Siamo boskettari.

Cosa vuol dire?

Che veniamo dai boschi.

Quali boschi?

Le stavo facendo io le domande.

Ok, ok, continua.

I clown non dovrebbero essere al circo?

Anche, anche al circo.

E allora perché non ci sei?

Perché io sto per strada.

Ti hanno licenziato?

No.

E allora cosa ci fai per strada?

Ci lavoro.

Non è vero , per strada non si lavora. Si ruba.

Solo le puttane e i tassisti lavorano per strada.

Sei una puttana ?

No.

Un tassista?

No.

Ma chi ti paga, a te?

A volte non mi pagano.

E allora chi te lo fa fare?>>



lunedì 23 luglio 2007

La banalità del male

Riferimento altisonante, ma non sarà una recensione del libro di Hannah Arendt (La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme).
Voglio raccontare come l’odio e il disprezzo vengano spesso dall’ignoranza (nel senso di non conoscenza). E come l’intolleranza verso il diverso, la forte necessità di appartenere ad un gruppo, di essere riconosciuti e l’incapacità di vivere soli con se stessi… portino alla paura.
E come un passa parola basato su informazioni tendenziose uscito da bocche gelose, invidiose e da occhi che vogliono vedere il male ovunque e orecchie completamente tappate impediscano di comprendere la verità.
Il tizio che ha sfondato la porta ha riconosciuto di averlo fatto volutamente. Ha riconosciuto che era un attacco personale, contro di me.
Io questo losco tipo non lo conosco nemmeno! gli ho detto “ciao” per la seconda volta in vita mia la sera stessa in cui ha sfondato la porta. Ebbene mi odia a tal punto da fare una cosa del genere senza neppure sapere chi sono! Ha deciso di ascoltare la versione dei suoi amici su chi sono io. Purtroppo nemmeno i suoi amici sono delle persone raccomandabili. E nemmeno a queste persone ho mai parlato.
Il punto è proprio questo: il loro odio ( di questo si tratta, dichiarato!) deriva dal fatto che io la sera quando finisco di lavorare mi chiudo in camera mia e non sto mai con loro. Nel momento in cui mi hanno accusato di essere asociale (é veramente stato fatto come in un tribunale in cui rappresentavo il colpevole, accusata dai miei aguzzini e senza neppure un difensore!) ho semplicemente spiegato che sono libera di vivere la mia vita come meglio credo e che posso tornare a casa, farmi una doccia tranquilla, guardarmi un film o leggermi un libro in santa pace. Lavoro già tutto il giorno con loro non sono obbligata a vederli anche la sera.
Il tipo in questione sostiene che non ho il diritto di non fare parte del gruppo e che devo impegnarmi e sforzarmi di conoscerli… scusate, ma a me cosa può interessare di conoscere gente capace di atti simili? A me sembra ragionevole reclamare il diritto ad una vita privata, non siamo in colonia, non è un campeggio estivo! Siamo dei professionisti, siamo qui per lavorare e dopo il lavoro liberi di fare quello che vogliamo e di frequentare altra gente che non siano i colleghi di lavoro. Non è mica una setta, diamine!
Banalmente… gli fa male che non mi interessi conoscerlo e passare del tempo con lui e il suo gruppo. Per questo mi ha sfondato la porta e sostiene che tutto quello che non va in questa missione in Sierra Leone dipende da me e dal fatto che chiudo la mia porta a chiave per evitarli.
Non ho più parole e nemmeno pensieri… aspetto che vengano presi provvedimenti contro di lui: ho fatto un rapporto sui fatti, ma… temo che resterà impunito e io indifesa!


lunedì 16 luglio 2007

Umanitario.... a chi?

Ci ho pensato e ripensato… non sapevo se pubblicare questo post e poi mi sono detta che é giusto dare un’idea reale di quello che succede qui, di chi sono davvero le ONG, di cosa fanno e in questo caso di chi ci lavora.
Quando racconto chi sono e come si comportano i miei colleghi ricevo spesso commenti esterrefatti e stupiti del genere:"come é possibile, io pensavo che le persone fanno un lavoro cosi fossero completamente diverse". Ebbene gli operatori umanitari spesso e fin troppo spesso dimostrano di essere “meno” umanitari di quello che dovrebbero.
Ho smesso di essere Biancaneve, so bene come stanno le cose, so che é difficile trovare personale per venire a lavorare in condizioni difficili e so che non tutti quelli che fanno questa scelta hanno gli stessi valori, ma ci sono comunque dei limiti.
La foto qui sotto parla chiaro... sarebbe molto lungo entrare nei dettagli... la foto parla di un atto di gratuita violenza e cattiveria, di un espatriato (quindi europeo, per l”esattezza francese) che vive nella mia stessa casa (per fortuna solo una settimana al mese) che ha scassinato la porta della mia futura camera (avrei dovuto entrarci e fare il trasloco nel week end).

Perché? Bé a detta di chi ne sa più di me, amici suoi, era cosi ubriaco da non sapere cosa faceva, doveva andare a dormire e trovando la camera chiusa ha buttato giù la porta... peccato che camera sua lui non la chiude mai a chiave, sapeva bene che non era la sua stanza e in più se era cosi ubriaco da non sapere cosa faceva e aveva cosi voglia di dormire, perché una volta entrato non ha dormito li, ma in camera sua...?
Lo so bene che era un attacco personale, lo so bene che non é un incidente casuale, ma anche se fosse stato semplicemente ubriaco, é tollerabile un simile comportamento? Oggi i sierra leonesi vedono cosa é stato fatto e con che faccia siamo a qui a dire cosa devono fare, come possiamo fare credere di avere qualcosa da insegnare, perché dovrebbero volere l’aiuto di persone cosi? Questa gente fa di molto peggio, ci convivo da due anni (in Liberia le cose non erano molto diverse) e ancora mi scioccano, mi fanno venire i brividi.

giovedì 12 luglio 2007

Nostalgia canaglia


Uffi piove e sono già cominciate le prime beghe al lavoro. Insomma cerco di evitare di deprimermi e i miei pensieri tornano a casa, ai recenti giorni passati in Brianza.
Un anonimo chiede cosa ho fatto in questi giorni… beh a dire la verità non molto, i giorni erano pochi e sono volati come sempre tra mille piccole cose da fare. Gli obiettivi erano due riposare e cominciare a sistemare la mia casetta a Milano, quella che prima o poi diventerà il mio rifugio durante e/o dopo il mio continuo peregrinare per il mondo.
Alla fine non mi sono riposata, per niente! Ma credevo di arrivare qui stremata invece per ora mi sento in forma.
E la casa beh, ero talmente esaurita che ho provato ad avanzare nei preparativi, ma…
Giusto un esempio: sono partita per andare a dipingere la cameretta, avevo passato un ora (o più) con la mia pazientissima mammina a scegliere il colore (non volevo… ma mia sorella e l’uomino del colorificio hanno suggerito “rosa”)…sulla strada mi sono resa conto che stavo andando a Milano senza pittura e soprattutto senza chiavi di casa. Torno indietro con il pazientissimo Ivan a recuperare bidone di pittura rosa e chiavi, arriviamo a Milano e….. non ci sono rulli e pennelli!! Eppure ero sicurissima di averli lasciati li un anno fa quando avevo dipinto le altre stanze. Mi sono resa conto che ero esaurita e che non ce l’avrei mai fatta a fare tutto, i miei progetti erano un po’ ambiziosi.
E cosi anche per i mobili invece che obbligare gli uomini di famiglia a cercare una soluzione per infilarli tutti in macchina e poi farsi 5 piani di scale per portarli in casa (e ovviamente montarli), ho deciso di lasciare fare tutto a Ikea. Elena e la mamma si sono offerte di andare ad aprire la porta mentre non ci sono. Cosi quanto torno per le prossime vacanze (ottobre) sarò quasi a buon punto. Certo la camera resta da dipingere J
Nel frattempo ho finito di arredare lo spazio più utile e necessario, l’ingresso! Forse dovevo cominciare a mettere un letto e un frigo, ma l’ho detto non ci sto più con la testa.
Metto alcune foto di questa avventura e ringrazio tutte le persone super pazienti che mi hanno sopportata!



mercoledì 11 luglio 2007

Di ritorno in Sierra Leone

Ed eccomi qui, di nuovo nel mio ufficio di Freetown, stranamente deserto (il capo non c'é e questo spiega tutto!).


Arrivare é stata un'odissea anche se meno lunga, disastrosa e pericolosa di quello che pensavo.
L'elicottero ovviamente é fuori uso e anche nel caso in cui lo riparassero, mi rifiuto di prenderlo. Il traghetto si é fermato una notte in mezzo al mare e adesso non si può più usare. Potevo scegliere tra l'hovercraft e la macchina. Ho optato per la seconda, ma se tutti i mezzi che attraversano lo "stretto" che separano l'aeroporto di Lungi da Freetown ci mettono poco tempo (dagli 8 minuti dell'elicottero ai 40 del traghetto), il viaggio in macchina é un po più complicato: ovviamente é proibito per misure di sicurezza guidare di notte e quindi siccome sono arrivata alle 21.00 ho dormito all'hotel vicino all'aeroporto e la mattina dopo 5 ore di strada. Restava il dubbio delle condizioni della strada visto che siamo in piena stagione delle piogge e certo qui l'asfalto non é la regola.
Ma é andata bene... e per ora é tutto dalla "vostra inviata a Freetown" ;-)

sabato 7 luglio 2007

la Dani si sposa!

Eh già la mitica Dani si è sposata oggi. Era proprio bella e raggiante...
E' stata l'occasione per rivedere persone alle quali voglio davvero bene, con le quali ho condiviso dei momenti magici, un tuffo nel passato!
... e quanti cambiamenti, nei miei tre anni in Africa mi sono persi matrimoni e nascite di bimbi e d'un tratto mi è sembrato che la vita di tutti gli altri avanza mentre la mia è sempre ferma allo stesso punto, anche se so che a modo mio sto percorrendo la mia strada... (ah si? ma quale? :-)
Comunque bando alle crisi di mezza età, ecco qui le foto di questa indimenticabile giornata:




Per vedere tutte le foto clicca qui

in tanti a sposarsi il 07-07-07 :-)

domenica 1 luglio 2007

Biagio e la magia di San Siro

E finalmente il tanto atteso concerto di Biagio! Seppur sedata dagli antistaminici (che prendo per una presunta allergia) e stanca morta per non aver dormito tutta la notte precedente spaventata dalla possibilità di "invasione ladri", non sono rimasta in disparte a guardare. Ho cantato, urlato, riso, saltato, ballato e pianto (giusto un pochino di commozione nelle canzoni un po' più da "femminuccia").
Sono state 2 ore e mezzo stupende, dove tutto era bello e facile... solo musica e condivisione :-)