venerdì 31 agosto 2007

ops... e le chiavi?

E voilà un classico… dimenticare le chiavi e rimanere chiusi fuori di casa, a chi non è capitato?
Ecco qui come si può rimediare se fortunatamente (?) avete lasciato aperta la finestra, guarda caso quella che dà sul terrazzo (anche se per la “sicurezza” la finestra avrebbe dovuto essere chiusa!). E se si ha la fortuna di avere una scala della misura giusta: perché questa volta ce ne voleva una davvero lunga e insomma non è che in Africa si trova proprio tutto a portata di mano e invece tutto è filato liscio.




Comunque questa non è casa mia io ero solo ospite, quindi almeno per una volta non è stata colpa mia…
Ma come non ricordare quando “ da giovane” ne combinavo una peggio di Bertoldo?
Quando vivevo a Padova mi è successo due volte di dimenticare le chiavi. La prima volta, (disastrissimo!!!) le ho lasciate nella serratura all’interno e la porta mi si è chiusa alle spalle. Così grazie alla scala e alla pazienza del vicino, al coraggio di un’amica che ha scalato fino ad arrivare al balcone e con un martello ha spaccato il doppio vetro della finestra del bagno, sono riuscita ad entrare. Certo ho dovuto pagare le riparazioni del vetro, ero disperata, ma far scassinare la porta al fabbro forse mi sarebbe costato di più.
E la seconda volta almeno le chiavi non le ho lasciate nella serratura. Ne avevo un doppione a casa dei miei ( a 256 km di distanza) e così ho preso il treno per andare a prenderle in piena notte… in realtà ero appena arrivata a Padova quel pomeriggio, venivo proprio da casa dei miei ;-)

martedì 28 agosto 2007

Do'h Donuts

Mmmmmm!.....
Cosa ho scoperto a Freetown!
Da qualche mese i libanesi (sono loro che hanno la maggior parte delle attività commerciali di successo della città) hanno aperto una pasticceria: Bliss Patisserie – 137 Wilkinson Road Freetown.
Inutile dirlo io amante di pasta, pizza, patatine l’ho sempre snobbata dicendo “ i dolci non fanno per me”. Il che è vero. Ma poi un sabato mattina sono andata da Bliss per la colazione, sapevo che facevano dei buoni croissant e la mattina mi piace mangiare qualcosa di dolce.

Sono entrata e al bancone cosa ho visto? DONUTS!

Lisci, con lo zucchero a velo, alla marmellata, al cioccolato: mi sono innamorata a prima vista e poi una volta assaggiati, beh è fatta il Donut non potrà più uscire dai miei top five di cibo preferito... e questo mi preoccupa un po’… comincio ad avere gli stessi gusti di Homer Simpson... la sua classifica prevede:
1. Birra (sono praticamente addicted)
2. Hamburger (ne mangio una quantità considerevole… vedi un dei futuri post)
3. Pizza (la posso mangiare anche fredda da frigo per colazione!)
4. Cioccolato (continua a non appassionarmi un gran che, tranne in momenti di grande crisi)
5. Donut (Do'h... li adoro!!!!!!)

giovedì 23 agosto 2007

Come diventare buoni

Un post un po’ “gnocco” da digerire (anzi perfino da ingerire e deglutire), scusate, faccio finta a volte di essere seria ;-)

La riflessione nasce dal libro di Nick Hornby - Come diventare buoni.
Sarebbe stato facile poter trovare le istruzioni ben dettagliate per diventare buoni. Per sapere chi è buono e chi no, cosa è bene e cosa è male. Non è la prima volta che ne parlo di “ bene e male”, non vorrei sembrarne ossessionata, sono solo alla ricerca.
E’ sufficiente, per essere buono, fare un lavoro in cui ci si occupa degli altri? Anche se ho sempre sostenuto che anche un idraulico o un muratore o un commercialista fanno lavori di utilità al prossimo. Ma mi riferisco a tutte quelle categorie di lavori per i quali si è disposti a pensare che si deve essere animati necessariamente da una passione per il bene, un lavoro che diventa più una missione che un modo per guadagnarsi la vita. Come nel caso di questo libro, fare il medico o non so come nel mio l’operatrice umanitaria. Scegliere un lavoro cosi significa essere buoni? Ci garantisce di fare la nostra parte? E quindi poi nel “privato” fare tutto quello che vogliamo? Essere scontroso, fare battute razziste, provare disprezzo, giudicare, essere egoisti, spendere quello che guadagniamo senza controllo, lasciare il rubinetto dell’acqua aperto senza motivo, buttare via quello che resta nel piatto…o non si è mai fatto abbastanza per poter dire “faccio già la mia parte”? Quindi essere buoni deve esser più un’attitudine costante con chiunque, in ogni momento e luogo?
Ma tutto ciò è solo una parte della riflessione che mi porta a fare questo libro. Riguarda i pensieri e gli atteggiamenti di LEI, medico e madre di famiglia in piena crisi coniugale.
E poi c’è LUI. Cattivo e arrabbiato con tutto e tutti, con la vita! che incontra un guru, una specie di guida spirituale e di colpo tutto il male in lui se ne va e la sua esistenza diventa votata al bene… molto ingenuamente, ai limiti del ridicolo. E’ abbastanza invitare a vivere nella propria casa un senza tetto? E’ abbastanza chiedere ai propri figli di giocare con i bambini più esclusi, è abbastanza dare via tutto ciò che abbiamo di superfluo nelle nostre case, che abbiamo comprato grazie a anni di duro lavoro e innumerevoli sacrifici? Tutto questo può cambiare il mondo? Ed è questo che si deve fare per essere davvero buoni? E se si, dove sta il limite? C’è un limite? E riguarda solo noi come scelta privata e personale o se ne deve fare atto di proselitismo?

E a questo punto ci metto del personale: ho sicuramente scelto il mio lavoro per riscattarmi da una vita i cui non sapevo fare il bene o non ero in grado di vederlo. Ma poi è abbastanza ciò che faccio? Cambio in bene la vita di qualcuno? E la mia di vita? Non ho forse fatto la mia parte e adesso è ora di riprendermela? Ma se davvero non si ha mai finito, allora cosa si deve fare? Qual è il passo successivo? Chi ha la ricetta? Dove sono le istruzioni?

Il libro è bello, non sono sicura di avere capito la frase finale.

mercoledì 22 agosto 2007

Dalla Liberia

Ieri una visita inaspettata ha portato uno splendente arcobaleno in una grigissima giornata piovosa, alquanto deprimente.
Deogratias (o come si fa chiamare lui, Deo) é stato per qualche mese uno degli animatori con cui ho lavorato in Liberia. E’ venuto a Freetown per fare il Visa per l’Inghilterra e ha deciso di passare a trovarmi in ufficio. Sono stata troppo felice, é stato un momento sorprendente e mi ha riportato alla mente tanti bei ricordi. Lo so, tendo sempre a vedere quello che ho passato più bello di quello che é davvero stato e a pensare che in confronto il presente sia deludente, ma é vero che la mia equipe in Liberia era molto più motivata e intraprendente di quella di oggi. Certo Deo aveva dato le dimissioni perché non amava lavorare troppo, forse si troverebbe meglio qui con i miei colleghi attuali, ma la sua visita mi ha davvero riempito di gioia, mi ha ricordato che l’Africa non é sempre stata cosi difficile e ostile.
Purtroppo non ho qui con me foto dell’anno scorso, sarebbe stato carino ricordare mio staff...

lunedì 20 agosto 2007

Schiaccerei volentieri un pisolino

Cosa sta facendo questa signora?
Ovvio, dorme, si riposa. Niente di male, niente di strano se non fosse la nostra receptionist.
Sta schiacciando un pisolino proprio davanti alla porta d’entrata. Sarà anche la pausa pranzo, ma quante volte è capitato di ricevere ospiti di altre organizzazioni proprio tra le 12.30 e le 14.00?
E lei non è l’unica: una volta voltato l’angolo e quindi entrati dalla porta non è raro vedere una sua collega allungata sulla scrivania, braccio-testa penzoloni e non so quante volte mi sono avvicinata per vedere se respirava, credevo fosse morta! E’comprensibile che si possa essere stanchi, è stato dato loro il permesso di dormire, ma perché non possono farlo al piano superiore, sui divani nascosti del bel salone riunioni, invece che in bella vista? E’ straordinaria l’immagine che diamo, se non altro perfettamente coerente con la nostra filosofia e il nostro approccio cosi, come dire? L- e- n- t- o (diamine non siamo mica in emergenza, qui si fa sviluppo!)!

giovedì 16 agosto 2007

Giù le mani da Rigoberta!

Riporto una notizia apparsa su http://www.repubblica.it/ di oggi.
Perché questa notizia? Un po' per il messaggio di intolleranza e pregiudizio che ci rimanda e un po' perché seguo da vicino questa piccola grande donna, che con forza e coraggio prova a cambiare il mondo e a lottare per quello in cui crede e a difendere le minoranze indigene di cui fa parte. L'ho conosciuta personalmente, poco dopo la mia esperienza di volontariato in Guatemala... prima di allora (estate 2001) nemmeno sapevo dove fosse questo piccolo paese dell'America Centrale, ne sono rimasta incantata, da tutti e due: Guatemala e Rigoberta Menchu!


MESSICO, LA MENCHU' ESPULSA DA UN HOTEL. ERA STATA SCAMBIATA PER UN AMBULANTE.

Un equivoco clamoroso, che coinvolge una personalità celebre in tutto il mondo. Protagonista dell'incidente, la candidata alla presidenza del Guatemala, attivista votata alla causa degli indigeni - nonché Premio Nobel per la Pace - Rigoberta Menchù. Espulsa da un hotel di Cancun, una delle città a maggiore densità turistica del Messico, poiché - a causa dei suoi tipici vestiti di india maya, che indossava anche nell'hotel - è stata scambiata per una venditrice ambulante. E buttata fuori, senza troppo complimenti. A rendere noto l'episodio è stata l'emittente Union Radio. E' così che il trattamento a dir poco maleducato subito dalla Menchù è diventato di dominio pubblico. Un episodio reso ancora più spiacevole, per le autorità del Paese, dal fatto che la donna partecipa come invitata speciale del capo dello stato Felipe Calderon, all'assemblea dell'Associazione Acqua potabile e risanamento (Aneas), inaugurata ieri dal presidente proprio a Cancun. La Premio Nobel, ha precisato il suo portavoce Daniel Lemus, si era recata nell'albergo per concedere un'intervista. Ma non c'è stato nulla da fare: i troppo solerti dipendenti della struttura, nel timore che quella signora india potesse infastidire i clienti turisti, l'hanno espulsa. Dimostrando come i pregiudizi verso le minoranze etniche sono duri a morire. Ovunque.


Per chi vuole conoscere la sua storia : "Mi chiamo Rigoberta Menchu"

mercoledì 15 agosto 2007

Misure di sicurezza

Per le elezioni ci hanno mandato un super logista (secondo il grande capo, uno davvero bravo) che venerdì 3 agosto ha deciso le regole per la sicurezza in mezz’ora, lo stesso giorno in cui è arrivato, sotto l’influenza del rassicurante intelligentone che mi ha sfondato la porta.
Le regole prevedevano:
- per tutta la settimana dal 6 al 10 si può uscire solo in una determinata zona e in ogni caso essere a casa prima delle 23. Tutti gli ospiti fuori di casa prima di quest’ora.
Ok perfetto
- giorno delle elezioni e giorno seguente (11 e 12) chiusi in casa senza possibilità di uscire.
Ok perfetto
Indovinate un po’ chi è l’unica deficiente che ha rispettato queste regole al di là di ogni logica e assolutamente inadatte al contesto sierra leonese?
Il coprifuoco delle 23 e il perimetro di movimento non sono stati rispettati e il giorno delle elezioni tutti sono usciti per andarsi a comprare un pesce e bere una birra sulla spiaggia. Logista compreso. E senza dirmi che avevano deciso di cambiare le regole.
Dov’è la coerenza? Dov’è il buon senso? E’ tutta una bolla di ipocrisia nauseante.
Mi rifiuto di vomitare i miei buonissimi biscotti al cocco affogati nella nutella (colazione di stamattina), ma sono tanto arrabbiata con me che resto qui senza più saperne il perché.
Riparatemi lo sciacquone! Please!!!

lunedì 13 agosto 2007

Piove, piove, la gatta non si muove...

Dopo i primi 4 giorni di reclusione forzata e in vista dei 4 sucessivi, venerdì scorso ci é stata concessa una mezza giornata libera, cioè… possibilità di andare in ufficio. Ma per me va benissimo: significa accesso a internet!
Le manifestazioni pre-elettorali e le elezioni sono finite, nessun incidente da segnalare.
In ogni caso sarebbe stato difficile avere scontri esagerati con una pioggia come quella che c’è stata! va bene la stagione delle piogge, va bene clima tropico-equatoriale o quello che è, ma é davvero impressionante, mi stanno per crescere muschi e licheni dappertutto... blé!
Stamattina mi sono risvegliata con la mia piscinetta personale nel bagno (non entra dal tetto l’acqua, ma dal muro, si impregna talmente che si sgretolerà sotto i miei occhi!).
E per venire qui in ufficio, che avventura. Già per trovare una macchina che avesse al tempo stesso freni, portiere, fari e tergicristalli funzionanti é stata un’impresa: su 5 macchine nel nostro giardino solo una rispondeva a questi criteri!
Queste sono le strade ai tempi delle grandi piogge, e pensare che l’ultima volta che sono passata in strade di questo genere c’erano uomini che caricavano i pedoni sulle spalle per passare i guadi, 1000 leones se sei grosso e 500 se sei dal magro al normale (N.B. 3000 leones = 1$)

venerdì 10 agosto 2007

Campione Italiano

Lo pubblico solo adesso... (causa reclusione forzata)
Accidenti questa volta non c’ero, e mi sono persa Ivan che vince il Campionato Italiano di Triathlon sprint a Lecco.
Ho ricevuto un sms alle 17.36 ora italiana :“Chiamami please! Ho vinto! Ho vinto! Ho vinto!”.
Per un minuto sono rimasta sbalordita, cercavo di capire se avevo letto bene, l’ho riletto, ho provato a chiamare, ma niente! le comunicazioni in Sierra Leone, soprattutto la domenica non sono delle migliori.
Dopo qualche tentativo ce l’ho fatta, anche se non avevo molte parole, ma ero strafelice per lui e per tutti quelli che come me credono il lui e nel gran campione che è.
Ivan è uno che non molla, mai! E ha vinto!

2 dei tantissimi articoli scritti sul Campione

lunedì 6 agosto 2007

Silenzio pre-elettorale

Da domani non avrò più accesso a internet per qualche giorno. Se tutto va bene sarò di ritorno il 15 agosto.
L’ufficio chiude per le elezioni dell’11 agosto.
Per ora la situazione è relativamente calma, si certo ci sono stati problemucci durante la campagna elettorale e forse ce ne saranno anche in questa ultima settimana… per qualsiasi evenienza ci siamo super attrezzati: tutti a casa, con possibilità di movimento limitate e un coprifuoco assolutamente esagerato e inutile. Tutte le case hanno una cassa piena di cibo in scatola e bottiglie di acqua e un’altra con un kit farmacia degno di E.R.
Peccato che non ci sia più acqua corrente in casa… ci si potrà sempre affidare a quella piovana per fare la doccia :-)
In ogni caso per me restare chiusa in questa casa con tutte le tensioni che ci sono non è esaltante e mi sono preparata il mio piccolo bunker in modo da poter vivere confinata nella mi cameretta senza incontrare Barba Blu.
Ecco le foto della mia scorta cibo e medicinali. Non succederà niente, andrà tutto bene, ma meglio prevenire che curare.

venerdì 3 agosto 2007

Il meglio che possa capitare a un pesce palla


Ma che storia é questa?
Ho sempre pensato che una “fine” carina per un pesce palla potesse essere l’acquario di “Alla ricerca di Nemo” (anche se non ho mai capito come facesse a starci in quell’acquario cosi piccolino . Ebbene mi sbagliavo.
Qualche sera fa, sono andata al ristorante, si si, ce ne sono a Freetown e questo, “Alex” é anche molto bello. Di solito, durante la stagione secca si può mangiare con una stupenda vista mare, lucine dappertutto, candele e cielo stellato. Molto romantico! E poi si mangia discretamente bene, certo tutto questo lo si paga un po’, ma sempre nei limiti dell’accessibile.
Invece l’altra sera pioveva... niente romanticismo... banalissime file di tavoli con tovaglie bianche, sedie di plastica e il tutto coperto da una tettoia... si ma... che tettoia!
A illuminare la sala, non lampadine normali o ordinari lampadari, ma pesci palla ben gonfi e luminosi!
Fantastico! Mi chiedo,li hanno catturati già gonfi o li hanno gonfiati dopo?:-)








giovedì 2 agosto 2007

I libri sotto l'ombrell (one)

Insomma dagli accessi super diminuiti del mio blog ne deduco che siete tutti in vacanza da qualche parte a godervi il sole, cosa che qui si fa sempre più rara!
Mi capita di vedere ovunque (su internet) la rubrica "cosa leggere sotto l'ombrellone"... bé io sono sotto un ombrello da pioggia, ma in queste giornate grigie mi sono buttata nella lettura. Ecco le impressioni sugli ultimi due libri letti.

Les yeux jaunes des crocodilesKatherine Pancol

Ho comprato il libro alla stazione di Lione, attratta dalla copertina e dal titolo e da qualche accattivante linea scritta per descrivere questa storia parigina.
Il libro é piuttosto lungo, più di 600 pagine e per chi mi conosce sembra impossibile che lo abbia finito(di solito mi avventuro solo su libri con meno di 400) e poi scritto in francese...
Insomma l’ho divorato! La storia in realtà non é niente di speciale, una famiglia ordinaria con intrecci e avventure varie e dove alla fine tutti i buoni vincono e i cattivi hanno quello che si meritano.
Quello che mi é rimasto impresso a lungo e ancora mi fa riflettere é il personaggio principale, Josephine... ti insegna ad essere sempre te stesso, a lavorare sodo, ti fa vedere come tutto può’ cambiare, proprio quando meno te lo aspetti, magari dopo anni di routine, tutti uguali. Un evento improvviso e inaspettato può cambiare la vita, in meglio, ti può fare scoprire di te cose che non potevi nemmeno immaginare!
E’ una storia che da forza, carica, voglia di cambiare, coraggio di sognare.
Non é tradotto in italiano :-(
La pioggia prima che cada - Jonathan Coe

Amo i libri di Jonathan Coe, scoperto grazie a un amico che me lo ha fatto conoscere con “La casa del sonno”. Qualche anno fa ho anche fatto autografare “La banda dei brocchi” ad un incontro a "la Feltrinelli" di Piazza Piemonte a Milano.
E ho amato anche questa ultima sua storia che parla attraverso fotografie, descrivendo le vite delle protagoniste attraverso le immagini (cosa che adoro!intendo...le immagini, le fotografie e tutto quello che riescono a evocare e trasmettere).
Lascia alcune domande nell’aria... il destino, la sua inevitabilità, il suo disegno, il senso di ogni cosa, degli eventi che caratterizzano le vite... per una frazione di un secondo questo disegno sembra cosi’ vicino da potersi intravedere, da capire, e poi l’attimo svanisce, per sempre.
Mi piace pensare che ci sia un perché e che la vita é piena di segni che ci indicano la strada da percorrere, a volte li vediamo, a volte no, a volte li evitiamo volutamente... a volte li seguiamo con entusiasmo buttandoci a capofitto... forse é meglio non vedere i fili invisibili che tessono e intrecciano i nostri destini, ma é bello credere che ci siano.