giovedì 23 agosto 2007

Come diventare buoni

Un post un po’ “gnocco” da digerire (anzi perfino da ingerire e deglutire), scusate, faccio finta a volte di essere seria ;-)

La riflessione nasce dal libro di Nick Hornby - Come diventare buoni.
Sarebbe stato facile poter trovare le istruzioni ben dettagliate per diventare buoni. Per sapere chi è buono e chi no, cosa è bene e cosa è male. Non è la prima volta che ne parlo di “ bene e male”, non vorrei sembrarne ossessionata, sono solo alla ricerca.
E’ sufficiente, per essere buono, fare un lavoro in cui ci si occupa degli altri? Anche se ho sempre sostenuto che anche un idraulico o un muratore o un commercialista fanno lavori di utilità al prossimo. Ma mi riferisco a tutte quelle categorie di lavori per i quali si è disposti a pensare che si deve essere animati necessariamente da una passione per il bene, un lavoro che diventa più una missione che un modo per guadagnarsi la vita. Come nel caso di questo libro, fare il medico o non so come nel mio l’operatrice umanitaria. Scegliere un lavoro cosi significa essere buoni? Ci garantisce di fare la nostra parte? E quindi poi nel “privato” fare tutto quello che vogliamo? Essere scontroso, fare battute razziste, provare disprezzo, giudicare, essere egoisti, spendere quello che guadagniamo senza controllo, lasciare il rubinetto dell’acqua aperto senza motivo, buttare via quello che resta nel piatto…o non si è mai fatto abbastanza per poter dire “faccio già la mia parte”? Quindi essere buoni deve esser più un’attitudine costante con chiunque, in ogni momento e luogo?
Ma tutto ciò è solo una parte della riflessione che mi porta a fare questo libro. Riguarda i pensieri e gli atteggiamenti di LEI, medico e madre di famiglia in piena crisi coniugale.
E poi c’è LUI. Cattivo e arrabbiato con tutto e tutti, con la vita! che incontra un guru, una specie di guida spirituale e di colpo tutto il male in lui se ne va e la sua esistenza diventa votata al bene… molto ingenuamente, ai limiti del ridicolo. E’ abbastanza invitare a vivere nella propria casa un senza tetto? E’ abbastanza chiedere ai propri figli di giocare con i bambini più esclusi, è abbastanza dare via tutto ciò che abbiamo di superfluo nelle nostre case, che abbiamo comprato grazie a anni di duro lavoro e innumerevoli sacrifici? Tutto questo può cambiare il mondo? Ed è questo che si deve fare per essere davvero buoni? E se si, dove sta il limite? C’è un limite? E riguarda solo noi come scelta privata e personale o se ne deve fare atto di proselitismo?

E a questo punto ci metto del personale: ho sicuramente scelto il mio lavoro per riscattarmi da una vita i cui non sapevo fare il bene o non ero in grado di vederlo. Ma poi è abbastanza ciò che faccio? Cambio in bene la vita di qualcuno? E la mia di vita? Non ho forse fatto la mia parte e adesso è ora di riprendermela? Ma se davvero non si ha mai finito, allora cosa si deve fare? Qual è il passo successivo? Chi ha la ricetta? Dove sono le istruzioni?

Il libro è bello, non sono sicura di avere capito la frase finale.

5 commenti:

Maurizio ha detto...

quante domande ! se posso permettermi di dire la mia su questo argomento credo che non basti fare un lavoro come il tuo per essere "buoni"(anche se io preferisco usare il termine "giusti"), per esserlo bisogna comportarsi sempre rispettando il prossimo, senza invidie, gelosie, rancori.
tempo fa ho avuto una discussione con un dentista il quale si vantava che lui per un mese all'anno andava a curare i denti dei bimbi africani, peccato che in italia i bimbi poveri non li cura neanche con la mutua!
Ci hanno insegnato che per essere buoni bisogna fare la carità ai poveri ma io credo che per molta, troppa gente, questo sia solo un modo per mettersi in pace la coscienza, come molti fedeli che usciti dalla chiesa guardano storto il ragazzo di colore però poi danno un euro al povero dicendo: "vedi come sono buono!".
La ricetta non credo che esista e comunque noi uomini siamo troppo egoisti per poterla trovare.
Forse ho scritto troppo !!!.......è un argomento che mi porta sempre a fare un mucchio di discussioni, le prossime volte cercherò di essere più breve ! ciao

betta ha detto...

No, non ti sei dilungato troppo, anzi mi fa piacere che tu abbia detto quello che pensi. E sono d'accordo con te, le mie domande sono una provocazione e sono molto legate a cio' che mi ha fatto riflettere nel libro. In realta' non faccio il mio lavoro per essere buona, anche se spesso mi sento dire "come sei brava". Non mi piace molto setirmelo dire, perche' non sono "brava" e nemmeno "giusta". Scelgo solo di lavorare nell'umanitario, ma troppo spesso vedo chi lo fa per pietismo. Per questo mi arrabbio con chi non lavora bene qui, espatriati, ma anche sierra leonesi e non sopporto chi permette loto di lavorare male o per nulla (prendendo comunque lo stipendio)riempiendosi sempre la bocca di "poverini, bisogna capirli". Troppo spesso con questo lavoro non facciamo altro che la carita' e non costruiamo niente di buono. Per questo voglio smettere.
La ricetta non esiste, essere buoni/giusti sempre con chiunque e ovunque e' un po' ambizioso.
Grazie ancora per il tuo contributo.

maurizio ha detto...

Ho una nipote che ora lavora per l'ONU in LAOS, ma per un po' ha lavorato per una associazione come la tua in Myanmar, anche lei pensa che si prediliga la pura e semplice carità ed infatti quando affronto certe discussioni qui nel mondo "civile" è l'unica a darmi manforte.
In un documentario sulla Sierra Leone ho sentito parlare di cifre enormi per l'esportazione "legale" dei diamanti mi piacerebbe sapere quante di quelle risorse sono state reimpiegate per il paese.......penso che a nessuno interessi che certi paesi si sviluppino economicamente in maniera che ogni singolo abitante possa automantenersi proprio perchè così rimangono, in un certo senso, soggetti ai nostri capricci caritatevoli......basta ora mi fermo !ciao

betta ha detto...

Credo che sia davvero questo il punto. Con questo lavoro si "curano" solo i sintomi, ma non le vere cause. E così per un po' di tmepo qualche povero mangia un po' di più, ma è tutto solo temporaneo, non c'è un reale cambiamento delle condizioni di vita. Per poter intervenire sulle cause forse dovrebbe interessare davvero volere cambiare la reltà, ma come dici tu, a chi interessa? E' molto più comodo mantenere tutto così... fin che dura!
Tua nipote riesce a are qualcosa di più lavorando per l'ONU? mi chido spesso se è diverso...
ciao, buona giornata

maurizio ha detto...

ho commesso un errore...mia nipote in laos lavora per la FAO, ha fatto un master per entrare all'ONU ma è finita nella FAO (boh !), comunque da quel che so e che anche lì si fanno tanti bla, bla, bla ma alla fine si cambia ben poco.
Ora so che sta organizzando una conferenza per la fame nel mondo in laos e l'ostpite principale in qualità di ambasciatore FAO è Roberto Baggio.........ovviamente la conferenza sulla fame si concluderà con una abbondante cena per tutti gli invitati !!!!!
parlando sempre di fame....quelle ciambelle sembrano abbastanza gustose.....e la birra di accompagnamento ovviamente è la STAR giusto ?
ciao