sabato 26 gennaio 2008

Mi sento un agnello e vorrei un cuore da leone...


Ho visto il film LEONI PER AGNELLI durante le vacanze natalizie , ma ne parlo solo adesso.
Ne parlo perché a me questo film ha parlato in prima persona e ora, quando devo rispondere agli altri e sempre più spesso a me stessa, del perché parto ancora, mi rendo conto che in quel film c’è parte della risposta.
Il film finisce con “E adesso che fai?” ripetuto più volte…. È una domanda rivolta alle nostre coscienze, alla mia.
E la mia partenza è la mia risposta. Una delle possibili risposte, una delle tante.
Quello su cui il film ci spinge a riflettere è che “tutti possiamo fare qualcosa, tutti abbiamo il dovere morale di scegliere come e dove stare, non ci si può girare da un’altra parte: “come si può godere la vita se si sa che dall’altra parte del mondo c’è morte e disperazione?
Ci vuole coraggio, il coraggio di credere che le cose si possano cambiare davvero. E se non cambiano… la consapevolezza di averci almeno provato.

5 commenti:

ivan ha detto...

Ma secondo te quanti l'avranno capito il vero messaggio? E quanti avranno pensato: "Ma finisce così...?". Sinceramente spero siano di più i primi ma ne dubito, sarebbe troppo bello.

betta ha detto...

non lo so... meglio pochi che nessuno. E i pochi hanno la responsabilità di coinvolgere gli altri. un bacio e buona continuazione in Costa Rica :-)

Lelena ha detto...

io l'avevo capito il messaggio!
in bocca al lupo per la nuova missione. bisogna sempre crederci... anche se a volte il nostro lavoro sembra una goccia caduta nel mare, qualcosa, anche poco, si può cambiare!

Betta ha detto...

si è vero...

"Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe."
Madre Teresa di Calcutta

e... crepi il lupo :-)

Anonimo ha detto...

Ciao Betta!
sono un tuo ammiratore anonimo che ti segue da anni, e, pur rimanendo tale, questa volta ha deciso di prendere la parola per condividere con te una questione che mi frulla nella testolina da di diverso tempo...

Da quando sei partita la prima volta (non mi ricordo se Brasile o Guatemala o qualcos'altro) mi sono sentito in colpa... e' una cosa strana da spiegare, ma era come se tu fossi riuscita ad avere più coraggio, a fare le scelte giuste che io non riuscivo a fare, lasciando il "dorato" modo dell'azienda.

Io che in questo modo ci sguazzo da anni, e a questo mondo ho dedicato buona parte delle mie energie e capacità, sentivo di essere entrato nella corrente, nel gregge, e non essere capace di prendere quella che ritenevo la direzione giusta, la tua.

Ora, può essere che col tempo mi sia un po' rincoglionito, può essere che l'irreversibilità della mia scelta mi spinga a trovare tutte le giustificazioni per dimostrare che forse non era così sbagliato, ma negli ultimi tempi mi sto convincendo che forse le cose migliori, più efficaci per cambiare le cose noi possiamo farle da "casa", dall'Italia o dai nostri comodi uffici con aria condizionata e segretaria nel mondo occidentale.

Probabilmente i tuoi stessi racconti della vita nelle missioni che hai svolto, la sensazione che le tue stesse grandi speranze siano sempre andate un po' deluse, mi hanno convinto in questo senso.

Il film di cui parli, "Leoni per Agnelli", io l'ho interpretato in questo modo: nel mondo occidentale siamo guidati da leaders che perseguono unicamente fini affaristici e lo fanno soprattutto contando sulla nostra disponibilità al sacrificio per i belli ideali di cui loro ammantano i loro veri fini.
Per cambiare le cose dobbiamo iniziare da quei leaders, da qui, da noi.
Allora forse la mia scelta non era del tutto sbagliata.

E' un alibi? Cerco la tua "assoluzione"?

Scusa la lunghezza del testo e la "scorrettezza" di rimanere anonimo, ma un giorno forse mi svelerò...