lunedì 21 dicembre 2009

La magia del Natale!

Avrei voluto raccontare le ultime puntate dei viaggi/lavoro e i post sono li pronti, stavo solo cercando le foto nel mio incasinato hard disk esterno, ma nel frattempo è arrivato Natale.

E se non ho più lo slancio per dedicare un intero blog al Natale, direi che almeno un post per questi stupendi giorni di attesa lo posso anche scrivere.

Quindi decido di copiare sfacciatamente il blog di mia sorella Nora e di pubblicare le foto delle decorazioni di casa mia… un po’ anche perché parlando con la maggior parte delle persone che conosco, mi sono resa conto che quasi nessuno di loro fa le decorazioni natalizie e che nessuno vede il natale come lo vedo io. Forse ho un po’ lo spirito di una bambina di 10 anni ma a me piace scrivere la letterina a Babbo Natale, le corse affannate nei negozi affollati, scaricare le canzoncine e sentirle a tutto volume mentre passo l’aspirapolvere (per la gioia del vicino), aspettare con ansia il momento dell’apertura dei regali quando tutta la famiglia si riunisce davanti all’albero di mamma e papà.

E poi nevica! Venerdi sera sotto la minibufera di neve a Milano, mentre in macchina cercavo di non fare incidenti e non guardare troppo tutte le luci della città, avevo un sorrisone di felicità.

Che sorpresa vedere che non è per tutti così, ingenuamente lo davo un po’ per scontato.

Comunque, indipendentemente da come dove e con chi lo viviate, Buon Natale!

sabato 5 dicembre 2009

The betta / betta project

Ieri sera ho visto il film Julie & Julia.
Niente di speciale, ma sicuramente adatto ad un venerdì sera tranquillo. E’ da un po’ de tempo che medito di tornare a scrivere sul blog e vedere l’entusiasmo della protagonista di ieri, mi ha forse dato la spinta che aspettavo. Ovvio io non mi metto a scrivere di cucina anche se ultimamente mi sto cimentando in sempre più ardue esperienze culinarie (in realtà cose normalissime, ma che per me sono delle vere e proprie imprese) ma sicuramente mi sarebbe impossibile provare le 524 ricette in 365 giorni.
Comunque, visto che il blog di Julie e il libro di Julia Child sulla cucina francese per americani esiste davvero magari provo qualche ricetta! anche se entrambe adorano il BURRO e io purtroppo e per fortuna non lo posso mangiare :-) comunque se volete dare un'occhiata:



Quindi io ricomincerei da dove ho lasciato, cosa è successo dopo il viaggio in Uganda di ben 8 mesi fa?
Suspence… in questi giorni di festa vi racconterò, abbiate pazienza,l a noia esistenziale che mi ha allontanato dalla mia paginetta rosa è dura da sconfiggere…

domenica 22 marzo 2009

Uganda – un tuffo nei ricordi

Sono stata qui due anni mezzo fa, per un workshop e arrivando mi sono sentita subito a casa, sapevo come muovermi, cosa chiedere e a chi. E’ un’Africa che sento familiare, più facile dell’Etiopia dove ho avuto l’impressione di non avere la chiave di lettura per interpretare quello che mi circondava.
L’Uganda è bellissima e in molti aspetti assomiglia al Congo, il verde delle piante, la terra rossa, l’atmosfera...
La prima sera sono andata a cenare con i taxi locali, i boda boda, delle moto che sfrecciano ovunque a Kampala. E ho ritrovato le emozioni di un tempo, quelle delle notti stellate in Africa su una moto, per le strade sterrate, al buio, con il vento che da sollievo dal caldo soffocante. Mi sono quasi commossa nel rivivere questa sensazione!
Il giorno dopo sono partita per Pader, nel nord ed è stato come un tempo, la mattina presto, con i rumori dell’Africa che si sveglia gli odori, le luci, la terra, l’aria umida…
La strada è la stessa del 2006 quando sono andata a Gulo, per poi biforcarsi nell’ultimo pezzo, le 2 ore più difficili…ma questa volta ho visto le scimmie che avevo sognato di vedere in passato. Attraversano la strada come in altri posti le vacche o le capre. E molte erano sul ciglio della strada. Abbiamo provato a dar loro una banana, ma sembravano spaventate.
E poi dopo 8 ore e mezzo, finalmente a Pader! Doccia, 2 orette di lavoro e cena in uno dei rari ristorantini locali. Per farmi contenta (volevo le patatine fritte, tanto per cambiare) abbiamo scelto il locale più lontano (15 minuti a piedi invece che 10). Abbiamo camminato al buio, alla luce del telefonino che ci ha evitato di finire in qualche buca… quale spettacolo il cielo pieno di stelle che sembravano arrivare fino a terra. Ci fossero stati i grilli e le lucciole mi sarebbe sembrato di essere a Kibombo, nel cuore del Congo.
Con le luci del giorno, il posto perde molto del suo incanto, terra rossa e polverosa, poche case se cosi si possono chiamare, molti appezzamenti bruciati con resti di capanne distrutte è quello che rimane degli ex campi per gli IDPs (gli sfollati interni) quando sono stati costretti con la forza a tornare ai loro villaggi.
Di una cosa mi ricordavo… le bellissime capanne in mattoni con il tetto di paglia, rotonde! Sono stupende!

mercoledì 18 marzo 2009

Muoversi ad Addis Abeba


Un po’ come in Senegal scopro un modo nuovo di vivere l’Africa, più libero e disinvolto, senza misure di sicurezza ultra protettive e con la possibilità di circolare liberamente con mezzi pubblici, ovviamente facendo uso di normale buon senso.
Per muoversi in città ci sono i taxi, delle vecchie Lada azzurre e bianche e anche i minibus sempre azzurri e bianchi… di cui non si capisce bene deve sono le fermate. Quindi ogni volta che si vede un gruppo di persone aspettare, più o meno in concomitanza di un lampione, è presumibilmente una fermata.
Il minibus passa, un uomo apre il portone scorrevole e grida la direzione e le persone ci si gettano sopra.
Una volta dentro ci si imbatte nelle solite decorazioni kitsch, sedili rosa plastificati con poggia testa pelosi o verde pisellino con poggia testa zebrati etc.
Davvero divertente :-)

venerdì 13 marzo 2009

in Etiopia

Prima volta in Etiopia.
Un po’ stranita all’arrivo… aeroporto insolito per essere in Africa, grande, ordinato,all’uscita non si è assaltati da taxisti in cerca di clienti o venditori di carte telefoniche, ma pochi minuti dopo l’arrivo tutti le illusioni di essere in un’Africa “più sviluppata” si sono frantumate.
L’hotel in cui sono stata è a dir poco fatiscente e per poter fare una telefonata è stata un’impresa veramente ardua, non parliamo poi della connessione internet.
Cosi per la prima volta sono rimasta senza possibilità di comunicare e questo mi ha lasciata molto perplessa, perché anche in mezzo alla foresta del Congo riuscivo a comunicare meglio che qui.
Ho scoperto poi che tutto ciò è la volontà politica di tenere il paese sotto controllo, quindi le comunicazioni sono criptate (infatti non posso inviare sms e non si può accedere a tutti i siti Internet). Si percepisce questo clima di diffidenza anche dal fatto che si è perquisiti anche per entrare in questo alberghetto che cade a pezzi.
Addis Abeba è una capitale africana con tutto quello significa, il caos, lo smog, il traffico. Mi ha sorpreso l’estrema povertà di molti quartieri che ho visitato e la presenza di mendicanti ridotti allo stremo in ogni metro quadrato della città. Per non parlare dei bambini di strada… ne ho visti dormire sotto un lampione tutti ammucchiati uno sopra l’altro, oppure nei tombini e negli scarichi delle fogne. E mi domando come può essere cosi malridotto questo paese.
Al di la tutto ciò il centro della città, è vivace, pieno di gente, colorato, con un’atmosfera coloniale e le casette di cui la parte superiore è fatta di legno sono circondate dall’altopiano che circonda la città. Bello, davvero suggestivo. Anche il cibo è buonissimo! Piatto base è l’enjira accompagnato da verdure o carne, molto speziati e piccanti.

Mi hanno raccontato molte tradizioni, leggende, storie etiopi.. la cultura qui è spettacolarmente affascinante ed è un peccato dovere restare solo pochi giorni.

martedì 17 febbraio 2009

Di nuovo in Senegal


Cinque mesi dopo, eccomi di nuovo in Senegal a rifare Dakar-Ziguinchor. E di nuovo sono sorpresa dai Senegalesi dal loro impegno e l’incredibile “voglia di fare”.
Se non fosse per il freddo barbino inaspettato, probabilmente apprezzerei anche il posto, invece il destino mi porta in Senegal sempre nei momenti meno adatti. Credo che anche questa volta ci siano i presupposti per una buona influenza, speriamo un po' meno forte dell’ultima volta.
Sono qui da poche ore e come sempre mi viene la nostalgia della vita da espatriata, l’illusione di voler fare ancora una missione lunga, ma so beneche in realtà non ce la farei... quante cose mi mancano, l’aria, il sole, le strade...
Ma soprattutto questo lavoro, la sensazione di fare qualcosa che abbia un senso, un reale valore e l’impressione di esserne capace, di collaborare con persone che parlano lo stesso linguaggio.
Spesso a Milano mi sembra di lavorare con persone che fanno completamente un altro mestiere, forse è proprio questo che rende tutto complicato e difficile.
Va be, per ora mi godo il momento...vado a incontrare i partner e vedere i bellissimi progetti che portano avanti tra mille difficoltà.

giovedì 12 febbraio 2009

...Viaggiare, lavorare, morire da clandestini

Ho finito di leggere Bilal...questo libro è un libro di viaggio, un viaggio molto particolare, molto sofferto, che mi ha accompagnato per quasi 2 mesi. Un tempo lungo, ma credo necessario, ho dovuto più volte fare delle pause, per riflettere, per capire, per immaginare quello che deve essere il viaggio di un immigrato verso l'Italia, attraverso il deserto, i campi di detenzione in Libia, il mare avverso.
Il libro non si ferma al "semplice" racconto di perché e come si lascia la propria casa, la propria famiglia, tutto ciò che si conosce e si ama, per andare verso il miraggio di una vita migliore. Ma mostra anche cos'è il CPT di Lampedusa e lo sfruttamento degli immigrati per la raccolta di pomodoro in Puglia... che poco assomigliano ai sogni di vita migliore che avevano spinto queste persone a partire.
Fa male questo libro e credo che chiunque dovrebbe leggerlo, indipendentemente dai pregiudizi e dalle idee politiche, per conoscere, per sapere, per capire...
Dopo questo libro, ma anche in seguito alle recenti esperienze con immigrati e rifugiati, diventa insopportabile assistere a quello che fa il nostro Paese, dal recente pacchetto sicurezza, che obbliga i medici a denunciare gli immigrati clandestini, al trattato Italia-Libia approvato dal senato il 4 febbraio, un trattato che autorizza la Libia a fermare gli immigrati ad ogni costo, pur sapendo che la Libia è stata denunciata più volte dalle associazioni umanitarie come uno dei Paesi violatori dei diritti umani nel mondo.
Il discorso immigrazione è sicuramente complesso e di non facile discussione, ma resta il fatto che ci riguarda tutti da vicino. I flussi migratori ci sono da sempre e inevitabilmente continueranno.
Non voglio entrare nel merito del dibattito politico sull'immigrazione, ma credo fermamente che ogni uomo (e donna e bambino) abbia diritto di essere considerato tale.
Molte cose si possono fare, certo non aprire uno "sportello delazioni", come avviene nel comune di Turate che invita i cittadini a denunciare, anche anonimamente, i clandestini.
Ma piuttosto, cercare di capire chi sono i clandestini, da dove vengono, perché lo fanno, quello che devono affrontare durante il lungo viaggio...
leggendo, un libro come Bilal, ma anche "Mamadou va a morire"
e guardando film: il recente "l'ospite inatteso", "In questo mondo libero"
o perché no, organizzare la visione di "Come un uomo sulla terra" su come la Libia controlla i flussi migratori. (vedere anche http://comeunuomosullaterra.blogspot.com)


Si ha paura dell'"altro".... perché non lo si conosce....

venerdì 6 febbraio 2009

E' nata Amelia


Questa mattina ore 6.57 arriva il messaggio che negli ultimi giorni attendevo con ansia: "ciao, ci siamo...".... poche ore dopo sono diventata zia bis. E' nata Amelia.

E' bellissima anche se per ora l'ho vista solo attraverso un vetro, ma domani ce la potremo tutti spupazzare un po'.
Certo che vivere una nascita così da vicino è sempre molto sorprendente e emozionante. Sono proprio felice. Benvenuta Amelia!