martedì 17 febbraio 2009

Di nuovo in Senegal


Cinque mesi dopo, eccomi di nuovo in Senegal a rifare Dakar-Ziguinchor. E di nuovo sono sorpresa dai Senegalesi dal loro impegno e l’incredibile “voglia di fare”.
Se non fosse per il freddo barbino inaspettato, probabilmente apprezzerei anche il posto, invece il destino mi porta in Senegal sempre nei momenti meno adatti. Credo che anche questa volta ci siano i presupposti per una buona influenza, speriamo un po' meno forte dell’ultima volta.
Sono qui da poche ore e come sempre mi viene la nostalgia della vita da espatriata, l’illusione di voler fare ancora una missione lunga, ma so beneche in realtà non ce la farei... quante cose mi mancano, l’aria, il sole, le strade...
Ma soprattutto questo lavoro, la sensazione di fare qualcosa che abbia un senso, un reale valore e l’impressione di esserne capace, di collaborare con persone che parlano lo stesso linguaggio.
Spesso a Milano mi sembra di lavorare con persone che fanno completamente un altro mestiere, forse è proprio questo che rende tutto complicato e difficile.
Va be, per ora mi godo il momento...vado a incontrare i partner e vedere i bellissimi progetti che portano avanti tra mille difficoltà.

giovedì 12 febbraio 2009

...Viaggiare, lavorare, morire da clandestini

Ho finito di leggere Bilal...questo libro è un libro di viaggio, un viaggio molto particolare, molto sofferto, che mi ha accompagnato per quasi 2 mesi. Un tempo lungo, ma credo necessario, ho dovuto più volte fare delle pause, per riflettere, per capire, per immaginare quello che deve essere il viaggio di un immigrato verso l'Italia, attraverso il deserto, i campi di detenzione in Libia, il mare avverso.
Il libro non si ferma al "semplice" racconto di perché e come si lascia la propria casa, la propria famiglia, tutto ciò che si conosce e si ama, per andare verso il miraggio di una vita migliore. Ma mostra anche cos'è il CPT di Lampedusa e lo sfruttamento degli immigrati per la raccolta di pomodoro in Puglia... che poco assomigliano ai sogni di vita migliore che avevano spinto queste persone a partire.
Fa male questo libro e credo che chiunque dovrebbe leggerlo, indipendentemente dai pregiudizi e dalle idee politiche, per conoscere, per sapere, per capire...
Dopo questo libro, ma anche in seguito alle recenti esperienze con immigrati e rifugiati, diventa insopportabile assistere a quello che fa il nostro Paese, dal recente pacchetto sicurezza, che obbliga i medici a denunciare gli immigrati clandestini, al trattato Italia-Libia approvato dal senato il 4 febbraio, un trattato che autorizza la Libia a fermare gli immigrati ad ogni costo, pur sapendo che la Libia è stata denunciata più volte dalle associazioni umanitarie come uno dei Paesi violatori dei diritti umani nel mondo.
Il discorso immigrazione è sicuramente complesso e di non facile discussione, ma resta il fatto che ci riguarda tutti da vicino. I flussi migratori ci sono da sempre e inevitabilmente continueranno.
Non voglio entrare nel merito del dibattito politico sull'immigrazione, ma credo fermamente che ogni uomo (e donna e bambino) abbia diritto di essere considerato tale.
Molte cose si possono fare, certo non aprire uno "sportello delazioni", come avviene nel comune di Turate che invita i cittadini a denunciare, anche anonimamente, i clandestini.
Ma piuttosto, cercare di capire chi sono i clandestini, da dove vengono, perché lo fanno, quello che devono affrontare durante il lungo viaggio...
leggendo, un libro come Bilal, ma anche "Mamadou va a morire"
e guardando film: il recente "l'ospite inatteso", "In questo mondo libero"
o perché no, organizzare la visione di "Come un uomo sulla terra" su come la Libia controlla i flussi migratori. (vedere anche http://comeunuomosullaterra.blogspot.com)


Si ha paura dell'"altro".... perché non lo si conosce....

venerdì 6 febbraio 2009

E' nata Amelia


Questa mattina ore 6.57 arriva il messaggio che negli ultimi giorni attendevo con ansia: "ciao, ci siamo...".... poche ore dopo sono diventata zia bis. E' nata Amelia.

E' bellissima anche se per ora l'ho vista solo attraverso un vetro, ma domani ce la potremo tutti spupazzare un po'.
Certo che vivere una nascita così da vicino è sempre molto sorprendente e emozionante. Sono proprio felice. Benvenuta Amelia!