domenica 22 marzo 2009

Uganda – un tuffo nei ricordi

Sono stata qui due anni mezzo fa, per un workshop e arrivando mi sono sentita subito a casa, sapevo come muovermi, cosa chiedere e a chi. E’ un’Africa che sento familiare, più facile dell’Etiopia dove ho avuto l’impressione di non avere la chiave di lettura per interpretare quello che mi circondava.
L’Uganda è bellissima e in molti aspetti assomiglia al Congo, il verde delle piante, la terra rossa, l’atmosfera...
La prima sera sono andata a cenare con i taxi locali, i boda boda, delle moto che sfrecciano ovunque a Kampala. E ho ritrovato le emozioni di un tempo, quelle delle notti stellate in Africa su una moto, per le strade sterrate, al buio, con il vento che da sollievo dal caldo soffocante. Mi sono quasi commossa nel rivivere questa sensazione!
Il giorno dopo sono partita per Pader, nel nord ed è stato come un tempo, la mattina presto, con i rumori dell’Africa che si sveglia gli odori, le luci, la terra, l’aria umida…
La strada è la stessa del 2006 quando sono andata a Gulo, per poi biforcarsi nell’ultimo pezzo, le 2 ore più difficili…ma questa volta ho visto le scimmie che avevo sognato di vedere in passato. Attraversano la strada come in altri posti le vacche o le capre. E molte erano sul ciglio della strada. Abbiamo provato a dar loro una banana, ma sembravano spaventate.
E poi dopo 8 ore e mezzo, finalmente a Pader! Doccia, 2 orette di lavoro e cena in uno dei rari ristorantini locali. Per farmi contenta (volevo le patatine fritte, tanto per cambiare) abbiamo scelto il locale più lontano (15 minuti a piedi invece che 10). Abbiamo camminato al buio, alla luce del telefonino che ci ha evitato di finire in qualche buca… quale spettacolo il cielo pieno di stelle che sembravano arrivare fino a terra. Ci fossero stati i grilli e le lucciole mi sarebbe sembrato di essere a Kibombo, nel cuore del Congo.
Con le luci del giorno, il posto perde molto del suo incanto, terra rossa e polverosa, poche case se cosi si possono chiamare, molti appezzamenti bruciati con resti di capanne distrutte è quello che rimane degli ex campi per gli IDPs (gli sfollati interni) quando sono stati costretti con la forza a tornare ai loro villaggi.
Di una cosa mi ricordavo… le bellissime capanne in mattoni con il tetto di paglia, rotonde! Sono stupende!

mercoledì 18 marzo 2009

Muoversi ad Addis Abeba


Un po’ come in Senegal scopro un modo nuovo di vivere l’Africa, più libero e disinvolto, senza misure di sicurezza ultra protettive e con la possibilità di circolare liberamente con mezzi pubblici, ovviamente facendo uso di normale buon senso.
Per muoversi in città ci sono i taxi, delle vecchie Lada azzurre e bianche e anche i minibus sempre azzurri e bianchi… di cui non si capisce bene deve sono le fermate. Quindi ogni volta che si vede un gruppo di persone aspettare, più o meno in concomitanza di un lampione, è presumibilmente una fermata.
Il minibus passa, un uomo apre il portone scorrevole e grida la direzione e le persone ci si gettano sopra.
Una volta dentro ci si imbatte nelle solite decorazioni kitsch, sedili rosa plastificati con poggia testa pelosi o verde pisellino con poggia testa zebrati etc.
Davvero divertente :-)

venerdì 13 marzo 2009

in Etiopia

Prima volta in Etiopia.
Un po’ stranita all’arrivo… aeroporto insolito per essere in Africa, grande, ordinato,all’uscita non si è assaltati da taxisti in cerca di clienti o venditori di carte telefoniche, ma pochi minuti dopo l’arrivo tutti le illusioni di essere in un’Africa “più sviluppata” si sono frantumate.
L’hotel in cui sono stata è a dir poco fatiscente e per poter fare una telefonata è stata un’impresa veramente ardua, non parliamo poi della connessione internet.
Cosi per la prima volta sono rimasta senza possibilità di comunicare e questo mi ha lasciata molto perplessa, perché anche in mezzo alla foresta del Congo riuscivo a comunicare meglio che qui.
Ho scoperto poi che tutto ciò è la volontà politica di tenere il paese sotto controllo, quindi le comunicazioni sono criptate (infatti non posso inviare sms e non si può accedere a tutti i siti Internet). Si percepisce questo clima di diffidenza anche dal fatto che si è perquisiti anche per entrare in questo alberghetto che cade a pezzi.
Addis Abeba è una capitale africana con tutto quello significa, il caos, lo smog, il traffico. Mi ha sorpreso l’estrema povertà di molti quartieri che ho visitato e la presenza di mendicanti ridotti allo stremo in ogni metro quadrato della città. Per non parlare dei bambini di strada… ne ho visti dormire sotto un lampione tutti ammucchiati uno sopra l’altro, oppure nei tombini e negli scarichi delle fogne. E mi domando come può essere cosi malridotto questo paese.
Al di la tutto ciò il centro della città, è vivace, pieno di gente, colorato, con un’atmosfera coloniale e le casette di cui la parte superiore è fatta di legno sono circondate dall’altopiano che circonda la città. Bello, davvero suggestivo. Anche il cibo è buonissimo! Piatto base è l’enjira accompagnato da verdure o carne, molto speziati e piccanti.

Mi hanno raccontato molte tradizioni, leggende, storie etiopi.. la cultura qui è spettacolarmente affascinante ed è un peccato dovere restare solo pochi giorni.