martedì 30 novembre 2010

Haiti, la ferita dell'anima

Cosa é successo dopo il passaggio di Tomas ?
L’isola l’ha scampata bella, anche se non in tutte le zone… ma, subito dopo, l’epidemia di colera ha disseminato morte e angoscia.
La popolazione, sopratutto in Artibonite, é stata duramente colpita : in un mese più di 1600 persone sono morte, credo sia qualcosa di assolutamente sconvolgente. Il panico, il dolore, la paura, hanno reso fragile chi era già troppo fragile per reagire. Le credenze popolari e la ricerca di un senso a tutto cio’ che sembra solo una maledizione, lasciano le persone inermi, prive di forza e risorse psichiche, per affrontare una nuova prova, il lutto dei proprio cari, buttati in fosse comuni. Incapaci di ascoltare i messaggi di promozione all’igiene e di prevenzione, oltre che ovviamente di mettere in atto dei semplici gesti per scongiurare il contagio e la continua propagazione.
Tutto cio’, visto da lontano, é l’ennesima tragedia del mondo e le cifre non dicono niente, restano vuote.
A me, fanno male, e per fortuna da qui, ancora per poco, posso provare a rispondere con le mie competenze e proporre dei programmi di salute mentale in complemento a tutto quello che già si fa.
Forse come é scritto nell’ultimo numero di Lantinoamerica, di Haiti non gliene frega niente a nessuno… ma sabato scorso alla Pagode, bellissimo cinema di Parigi, molte persone sono venute a vedere un lungometraggio spettacolare : « Haiti la blessure de l’âme ».
L’avevo già visto a Haiti, con la mia equipe di psicologi, e onestamente non me la sentivo molto di rivederlo, é molto « forte » e scioccante, ma dovevo rispondere alle domande del pubblico, anche se in reltà ero afona (colpa del freddo di Oxford)…
Eh già, le ferite dell’anima di Haiti sono profonde e sembrano non finire mai !
Domenica scorsa le elezioni presidenziali si sono svolte nel caos e all’insegna della frode e adesso vedremo come si manifesterà lo scontento generale.

giovedì 4 novembre 2010

Haiti... aspettando Tomas

Forse é vero… Haiti é un paese maledetto.
Difficile da credere, difficile da immaginare, ancora piu difficile vivere questo momento di attesa da lontano.
Attesa di cosa? Bé... del ciclone Tomas che, se non cambia improvvisamente direzione e forza, domani potrebbe devastare l’isola.
Se penso ai danni della picocla tempesta di poco piu di un mese fa, mi vengono i brividi a immaginare cosa potrà essere domani per tutti gli sfollati che vivono in ripari di fortuna con teloni di plastica ormai consunti, puntellati su esili bastoni di legno.
Dopo il terremoto e l’epidemia di colera (che ancora non cessa di colpire l’Artibonite) ci mancava solo un ciclone.
Ieri Tomas si era ridotto al punto di essere solo un piccola “depressione tropicale” e abbiamo tutti sperato che restasse cosi e addirittura che si dissolvesse come per magia. E no, niente magia. Adesso non resta che prepararsi e apettare.
Il mio pensiero e il mio cuore sono con i miei colleghi e con gli hatiani che stanno per affrontare l’ennesima drammatica prova.

domenica 17 ottobre 2010

Il banchetto della fame

Un inizio duro a Parigi… ma ne parliamo un’altra volta.

Oggi voglio raccontare una cosa per la quale sono molto orgogliosa di essere qui e del lavoro che faccio. Ieri, 16 ottobre, era la giornata internazionale dell’alimentazione e Action Contre la Faim in collaborazione con l’Unione Europea, ha organizzato una campagna di sensibilizzazione sulla malnutrizione a Parigi, proprio sotto la Tour Effeil.

10.000 piatti sono stati messi a Champ de Mars per simboleggiare i 10.000 bambini che ogni giorno, nel mondo, muoiono per la malnutrizione, ovvero 3 milioni e mezzo di bambini l’anno! La malnutrizione acuta severa é una malattia molto grave, ma si puo’ curare... ed é quello che Action Contre la Faim fa ogni giorno.

Inutile dire come é stato suggestivo, vi lascio le immagini e un link per approfondimenti sull’evento : http://lebanquetdelafaim.org/



Le Banquet vu du ciel
envoyé par actioncontrelafaim. - L'info video en direct.

giovedì 7 ottobre 2010

Ciao Haiti

Lascio questo paese.
Finisco un’esperienza unica che rimane profondamente incisa nel mio cuore. E’ stata dura, il lavoro troppo, i momenti di scoraggiamento non sono mancati; ma nemmeno per un secondo ho rimpianto la scelta. Partire per Haiti è stata una scelta difficile. Oggi mi sembra l’unica cosa che avesse senso fare per me, per la mia vita… perché Haiti è stata una vera sfida a livello personale e professionale: ho dovuto rimettere in discussione quella che sono. Sono felice del risultato.
E ora sono pronta per una nuova avventura, il cammino continua …
Ma prima di lasciare Haiti, fisicamente e con il cuore, un ultimo pensiero per questo popolo cosi sfortunato: venerdì 24 settembre su Port-au-Prince si è abbattuta un'altra disgrazia, lo strascico della tempesta tropicale Matthew.
La mattina del sabato siamo andati a fare una valutazione della situazione per capire cosa era successo nei vari campi di sfollati. Erano circa due mesi che non ci andavo… mi si è stretto il cuore nel vedere come i teloni di plastica e le tende sono state spazzate via. Le persone che vivevano in 7, in uno spazio di 3 mq, adesso non hanno più nemeno quella piccola area per ripararsi.
Senza forza, rassegnati e sfiduciati, gli haitiani stavano cercando di ricostruire ripari di fortuna…
Parto, ma il mio cuore resta lì con loro e non smette di sperare che possano avere un futuro migliore di questo orribile presente.

giovedì 16 settembre 2010

Tecla

Mi prendo una pausa dal lavoro per annunciare che il 6 settembre é nata la mia nuova nipotina: Tecla.
In quel momento ero a Parigi e avrei tanto voluto essere presente, ma purtoppo sono potuta rientrare in Italia solo qualche giorno dopo... pazienza, sono stata tanto felice di averla conosciuta anche se con qulche ora/giorno di ritardo. Ovviamente é stupendissima. Sarà divertente vederla crescere con sua sorella e sua cugina :) davvero uno spasso.
Benvenuta Tecla

sabato 28 agosto 2010

Haiti... Uragani, Tempeste tropicali e Cicloni

Uragani, tempeste tropicali e cicloni, sono diventati la mia nuova passione. Grazie ad una collega del dipartimento Acqua e Risanamento (in italiano fa un po strano...) ma anche perché le minacce per Haiti diventano ogni gionro piu concrete. Mi diverto a guardare l’evoluzione della situazione ogni giorno: per ora l’uragano Danielle e la tempesta tropicale Earl, sembrano risparmiare l’isola... ma subito dietro di loro ecco apparire un probabile ciclone. Il cerchio in rosso verso Capo Verde che si vede nell’immagine ha l’80% di possibilità diventare un ciclone nelle prossime 48 ore, un ciclone che si chiamerà Fiona. E’ ancora presto per sapere quale sarà la traiettoria, anche se sembra proprio mirare in questa zona
La stagione ciclonica si sta intensificando come previsto e mi auguro davvero che Haiti non sarà troppo colpita quest’anno, é troppo vulnerabile et gli sfollati sono ancora centinaia di migliaia, in realtà si avvicinano ai 2.000.000...
Il dipartimento della Protezione Civile prevede che quest’anno ci saranno una quindicina di cicloni nel Pacifico, nella media degli ulimi anni, a differenza del 2009 dove ce ne sono stati “solo” 9.
Lo scenario più probabile sembra essere molto simile al 2008 che per Haiti é stato in assoluto l’anno più duro e devastatore: 4 cicloni successivi che hanno portato a migliaia di morti e danni materiali importantissimi.
Esiste un piano di contingenza, ma non sarà facile essere reattivi e avere a disposizione tutto il materiale necessario: i materiali destinati alla risposta ai cicloni del 2009 che non erano stati usati, sono stati poi impiegati tutti per il terremoto e i magazzini non sono ancora stati riforniti. Senza contare che grande parte di materiali erano e sono nei depositi in Asia... e adesso sono utilizzati per l’emergenza Pakistan.

Stiamo vedere, ci prepariamo, ma soprattutto speriamo...

sabato 3 luglio 2010

Disco Time

E finalmente domani si parte! dopo piu' 3 mesi e mezzo le meritate vacanze.
Ultimamente non ho scritto molto, anzi niente... anche se mi rendo conto che mi succedono tante cose, ma sono diventate la routine di tutti i giorni e spesso mi dico che non é molto interessante postarle.
Allora vi lascio con la foto della serata a tema di sabato scorso: Disco Time! Dovevamo vestirci "disco" e la terrazza della casa1 (ne abbiamo4) era tutta addobbata a "febbre del sabato sera".
All'inizio non avevo molta voglia di travestirmi, giornata lunga e faticosa, ma poi grazie alle mie compagne di cameretta ci siamo messe a inventare un look fatto con rotoli di carta di alluminio e una federa di cuscino leopardo.
Ebbene eccoci qua! abbiamo fatto un'entrata trionfale con tanto di coreografia provata una volta e mezzo, ma siamo state apprezzatissime. Le mie compagne di avventura di chiamano Naoelle e Diebou.
E adesso chiudo il PC e vado a prepare la borsa per la partenza!!!!!!!!!!!!!!!

lunedì 14 giugno 2010

Ho salutato Sean Penn!

Lavoro lavoro e ancora lavoro.
Ma a parte le feste stile beverly hills a bordo piscina (quella della casa principesca in cui vivo dopo una dura prova di vita in tenda) si riesce ancora a prendere un po’ d’aria e uscire, se non altro per bere una birra e mangiare un cheeseburger senza patatine :(
E siccome per andare in centro città esiste un coprifuoco e delle regole di sicurezza restrittive, non rimane altro che l’unico bar-ristorante-hotel del quartiere: il famoso Hotel Oloffson.
Quindi sabato sera scorso, come al solito, sono andata a bere una Prestige ghiacciata. Purtroppo come quasi sempre niente patatine, eh va bé!
In compenso, dopo una mezz'oretta, chi vedo salire le scale per venire a cena? Be niente popo' di meno che Sean Penn!!! Eh si!
In realtà che é ad Haiti é risaputo e molti dei miei colleghi lo hanno incontrato piu’ volte. Ma non pensavo che lo avrei visto a l’Oloffson perché ci era stato il giorno prima e diciamo che non é proprio il posto migliore del mondo per mangiare, anche se l’aspetto e l’ambience hanno un certo charme.
Al momento di pagare il conto lui é venuto a comprare le sigarette al bancone del bar e ci siamo salutati :)
Adesso che ho fatto la crisi dell’adolescente che vede un personaggio famoso, vi racconto cosa sta facendo Sean Penn ad Haiti...
E’ arrivato il 21 gennaio, pochi giorni dopo il terremoto portando viveri e medicinali come aveva già fatto per l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005.
Sembrerebbe che abbia salvato una donna e il suo bambino che erano rimasti intrappolati sotto le macerie e la leggenda narra anche che sia stato visto trasportare i bagagli di una donna e i suoi 4 figli nel bel mezzo del campo di sfollati di Pétion-Ville Club, mentre si spostavano nel nuovo campo “Camp Corail”.
Insomma dal suo arrivo si é dato da fare, attravero la sua associazione: Jenkins-Penn Haitian Relief Organization.
Mister Sean, come é chiamato dai bimbi del campo, ha installato un ospedale, una scuola e un centro per le donne vittime di violenze sessuali.
Senza tralasciare il suo coinvolgimento in prima persona durante le distribuzioni alimentari.
Con l’operazione « Beat the rain » si sta impegnando a dare un riparo temporaneo e sicuro agli sfollati che vivono in condizioni precarissime minacciate dall’arrivo della stagione ciclonica.
Sicuramente l’impegno di un personaggio famoso si presta a commenti, critiche, curiosità, perplessità, etc. Ma in questo caso, a parte qualche foto ridicola alla “Rambo, faccio tutto io” l’impegno é davvero da ammirare.

martedì 4 maggio 2010

Scossa 4.4

Ieri a quest’ora la terra ha tremato.
Eravamo tutti in ufficio, ognuno preso nelle attività quotiane. Io ero al pc e all’improvviso sotto i piedi ho sentito come se stesse passando un’onda gigantesca, contemporaneamente un boato tipo tuono.
Vedo i miei colleghi scheggiare fuori e ovviamente li ho seguiti... tutté le ca 100 persone presenti in quel momento si sono gettate fuori.
Visibilmente scioccati gli haitiani, visi molto tesi tra gli esptriati che vivono qui da subito dopo il terremoto del 12 gennaio e da allora di scosse ne hanno già sentite. Noi i nuovi, molto in panico.
E’ stato tremendo... non si sono riscontrati danni materiali, ma la popolazione che cerca a fatica di riprendere un ritmo normale, vive con lo stress perenne che quanto avvenuto si riproduca. E queste scosse ovviamente non fanno altro che ritraumatizzare e rallentare il processo di riscostruzione, soprattutto psichico.
Ci sono persone che dopo gennaio non hanno mai piu voluto tornare in ambienti chiusi, 4 amministratori locali da allora lavorano sui dei tavoli in cortile. Alcuni espatriati non hanno mai piu voluto lasciare la tenda, anche quando si sono liberate delle stanze nelle nuove case.
Ieri tutti siamo rimasti a lavorare fuori.
Non avrei mai immaginato di reagire con tanto panico e paura... verso sera tutto é tornato tranquillo e “normale”. Poi la notte qualche inquietudine é tornata a farmi visita, anche per altri é stato cosi, mi rincuoro.
Alla radio ho sentito che le famiglie già poco convinte di mandare i loro figli in scuole di cemento, dopo ieri hanno definitivamente deciso di tenere i bimbi lontano dalle scuole a meno che non siano tende.
Dopo ieri é più facile immaginare e capire.
nelle foto: ieri pomeriggio, lavoro in cortile

domenica 2 maggio 2010

Biscotti di argilla per (soprav)vivere

Venerdi pomeriggio ho cominciato a fare la discussione di casi con l’equipe di psicologi.
Devo dire che é estremamente interessante soprattutto per comprendere meglio gli aspetti culturali caratteristici del popolo haitiano.
Questa settimana la discussione si é centrata sul disturbo di “pica”, in italiano picacismo, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione di sostanze non commestibili come la terra, la sabbia, la carta etc.
Lo psicologo che ha portato l’attenzione su questo disturbo dice di avere molti casi nella zona in cui lavora, riguardante soprattutto donne incinta.
In realtà é molto curioso vedere che uno psicologo identifichi questo problema come un disturbo psicologico, perché ad Haiti é culturamente diffuso e accettato che sopratutto le donne incinta mangino quelle che si chiamano le “galettes de boue”, dei biscotti di argilla. Per anni i biscotti di argilla sono stati alla base della dieta delle donne incinta con carenze di calcio. Purtroppo pero’ con la crisi mondiale e l’aumento del prezzo del riso, questa pratica alimentare a rischio ha cominciato a espandersi a tutta la popolazione, inizialmente nelle zone rurali o nelle bidonville di Port au Prince ed ora diffusa ovunque.
I biscotti di ariglla sono molto meno cari e accessibili a tutti. Per renderli piu gustosi vengono conditi con sale o altre spezie, sembra che il gusto non sia poi cosi male, ma che lasci nella bocca una sensazione terrosa per molte ore.
E’ comunque molto difficile accettare che ci siano persone talmente povere da riempirsi la pancia d’argilla per non sentire la fame.

venerdì 23 aprile 2010

Psicologa stressata :)

Che fatica questa settimana! interminabile… lontani i giorni in cui il venerdi sera significava l’inizio del week end. Le ore di lavoro sono diventate 14 al giorno e non bastano mai. Fa caldissimo e di sicuro questo non aiuta.
Oggi l’autista che mi portava a uno dei tanti cluster di coordinamento mi ha chesto se anche gli psicologi a volte sono stressati. E’ rimasto molto sorpreso quando gli ho detto di si. Eh si, non siamo immuni soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Per esempio oggi mi é stato chiesto di fare un debriefing ad un collega che é stato aggredito durante una distribuzione alimentare e un’ora dopo ho fatto un bel giretto in un quartiere completamente distrutto, direi in briciole: Carrefour Feuille.
Molto forte l’impatto, montagne di sassi, tende di sfollati ovunque che vivono vicino a quello che resta della loro ex vita, a fianco di quesi sassi che ancora ricoprono i loro cari.
Gli abitanti del quartiere spaccano a mano le case in bilico, sventrate, piene di crepe. Caricano tutto sulle cariole e portano via i detriti... sembra non finire mai.
Ho trattenuto le lacrime diverse volte durante la visita.
Ho anche sorriso nel vedere semplici scene di vita quotidiana, nelle foto vedrete dei bimbi bellissimi, che spero aiuteremo a breve a recuperare un po di serenità. Sono proprio loro i più vulnerabili di questa zona, almeno secondo il pastore e il presidente del comitato del quartiere. Molti sono rimasti orfani, altri hanno visto tutti i loro amici morire.
Mi rendo conto che questo post in realtà non racconta niente... é solo uno sfogo, diciamo che é come se mi fossi fatta una specie di autodebriefing :)

domenica 18 aprile 2010

Svagarsi ad Haiti

Oggi, domenica, scrivo qualcosa di un po’ piu “leggero”... per mostrare un lato spensierato e bello di Haiti. E poi perché, nonostante il tanto lavoro, le occasioni di svago non mancano.
Spesso qui a casa vengono organizzate delle feste, in occasione di compleanni o altre ricorrenze e con il fatto che siamo 40, sembrano dei super party!
E poi ci sono ovviamente le feste organizzate dalle altre ONG.
Altrimenti si puo’ cenare fuori, i ristoranti sono molti in città, anche se il cibo non é eccellente e sono molto cari.
Nel week end si puo’ andare al mare. Io sono andata la domenica di Pasqua a Grand Govave la spiaggia più vicina uscendo dalla città, a piu di un ora e mezza di macchina.
Abituata alle spiagge meravigliose della Sierra Leone, mi aspettavo molto di piu, ma in ogni caso ho potuto mangiare delle bellissime ed enormi aragoste appena pescate.
Peccato che siano state cucinate di fianco ad un cumulo di immondizia :) e che non ci fossero delle patatine fritte come accompagnamento!
Comunque é stato un bel momento anche per vedere come gli haitiani si fanno forza per andare avanti e cercare di divertirsi, nonostante tutte le difficoltà che stanno attraversando.














venerdì 16 aprile 2010

Gonaives e i cicloni

In questi giorni sono concentrata a scrivere un progetto che, se approvato, verrà implementato nella regione dell’Artibonite, in particolare nella capitale Gonaives, che ho già menzionato nei post precendenti.
Credo valga la pena di raccontare la sofferenza di questa città sfortunata.
Dopo il terremoto molte persone sono tornate in provincia, alcune hanno semplicemente inviato i bamnini perché potessero continuare a frequentare la scuola, altri sono partiti con tutta la famglia o con quello che ne rimaneva per cercare ospitalità presso parenti.
Gonaives ospita molti sfollati e per gli abitanti della città le condizioni di vita si sono complicate. I segni del trauma recente sono evidenti e aggravano la vita di una popolazione che di catastrofi ne ha viste fin troppe.
Nel settembre del 2004 l’uragano Jeanne ha distrutto la città e causato la morte di 3000 persone. Quattro anni più tardi, nel settembre del 2008, le tempeste tropicali Hanna e Ike hanno di nuovo violentemente colpito la città. I morti sono stati 600. Come aiutare le persone che inevitabilmente si sentono impotenti davanti ad un tale destino avverso? Come ridonare la speranza a persone che hanno più di una volta perso tutto quello che avevano? Onestamente é disarmante ed é facile capire perché gli haitiani si sentano “maledetti”.

Gonaives oggi



Gonaives ai tempi di Hanna



martedì 13 aprile 2010

Sotto le macerie

Dopo una vista dall’alto, qualche immagine di quello che resta di Port au Prince… all’inizio devo essere sincera, non ero molto impressionata dai cumuli di macerie che ci sono ovunque. Avevo quasi la sensazione di essere in una grande capitale africana, tipo Monrovia, dove in centro città si possono trovare delle montagne di immondizia. Quando passavo per le strade con la macchina, avvertivo semplicemente un senso di disordine.
Poi con il tempo, passandoci ogni giorno e immaginando cosa deve essere stato vivere quei 45 secondi in cui tutto é crollato, il disordine si é trasformato in grande senso di impotenza e frustazione. Ricostruire sarà lunghissimo, forse 10 anni e l’impressione che si ha é quella di non saper da dove cominciare.
Guardo quelle montagne di sassi bianchi e penso a quanti sono ancora li sotto. A quante persone non hanno ancora potuto recuperare i corpi dei loro cari.
Uno dei progetti dell’organizzazione per cui lavoro, prevede di pagare delle persone per sgomberare le strade e le case dalle macerie... ogni giorno i miei colleghi trovano resti umani, é davvero qulacosa di inimmaginabile!
Nel frattempo lo Stadio Sylvio Cator é stato sgomberato e le 7.000 persone che si erano installate sul campo in erba sintetica sono state costrette ad andarsene senza offrire loro un’alternativa... sono completamente senza riparo e da una settimana piove ogni notte...



venerdì 9 aprile 2010

Port au Prince dall'elicottero

Pensavo e speravo di tenere il blog un po’ piu aggiornato, ma fino ad oggi non ho avuto un attimo di pausa, a parte forse domenica scorsa, che era Pasqua (mettero’ le foto della gita al mare prossimamente)
Di cose da raccontare ce ne sarebbero davvero tante… Forse protrei cominciare da una presentazione panoramica.
Ieri sono tornata da una visita a Gonaives (tema della prossima puntata) in elicottero. Ovvimente é stato piu veloce che le 4 ore di macchina dell’andata, ma che paura !!! In realtà il viaggio é andato benissimo ed ero piuttosto serena, ma prima di partire ero davvero in apprensione, chi segue il blog da tempo sa che nel 2007 in Sierra Leone l’elicottero che avevo preso due giorni prima, ha preso fuoco in volo e tutti i passeggeri a bordo sono morti.
Ma sorvoliamo la questione, sarà meglio non pensarci troppo visto che mi toccherà fare questo viaggio abbastanza regolarmente.
Tutto cio’ per dire che ho pututo fare delle foto dall’alto all’arrivo a Port au Prince. Mi aspettavo di vedere i danni del terremoto meglio di come si vedono percorrendo le strade della città, o almeno di avere una visione d’insieme migliore, invece quello che salta all’occhio dall’alto, sono le distese di tende di fortuna dei campi di sfollati. Sono tantissimi, alcuni enormi, altri piu piccoli… fa un certo effetto.
10 minuti fa la notizia ufficiale del primo sgombero di un campo… i campi verrano spostati altrove, in luoghi meno centrali e forse piu attrezzati… un po’ perché quelli esistenti sono in zone pericolose e con l’arrivo della stagione delle piogge e dei cicloni rischiano di esser spazzati via, un po’ per ragioni un po’ piu’ futili, tipo il campo allo stadio sarà smantellato al piu presto per permettere le partite di calcio.
Comprensibile che si voglia tornare ad una certa normalità, ma i nuovi campi attrezzati non sono per tutti, non c’é abbastanza posto. Le persone sono incoraggiate a tornare ai luoghi di origine… ma non tutti hanno membri della famiglia disposti ad accoglierli. La società haitiana é molto individualista e poco incline alla solidarietà. Sicuramente é una forma di resistenza alle innumerevoli calamità e situazioni di instabilità politica che vivono da sempre. Senza tralasciare che le persone che sono a Port au Prince sono venute dalle zone rurali in cerca di fortuna, proprio perché nelle loro terre di origine le condizioni di vita erano durissime.
Difficile immaginare cosa succederà nei prossimi giorni…
Nelle foto, i campi sono quelle masse di puntini bianchi e blu.

venerdì 26 marzo 2010

Haiti: le Baby Tents

E' sempre un po' difficile raccontare il mio lavoro, non sempre riesco a rendere l'idea di cosa faccio concretamente. Quindi quando ho trovato questo video su uno dei progetti che seguo ho deciso di condivederlo.
Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di dare un supporto psicologico e / o nutrizionale alle donne incinta, alle donne che allattano, ai bambini di età inferiore ai 5 anni e alle persone affette da trauma in seguito al terremoto del 12 gennaio. Per ora a Port au Prince le Baby Tents sono 14 e diventeranno a breve 18. A Gonaive, nel centro del Paese, le tende sono 4 e diventeranno 8. In ognuna lavorano un'infermiere, un educatore e uno psicologo.
Potrei dilungarmi molto, sugli aspetti teorici del progetto, ma vi lascio alle immagini.
Adesso vado a dormire nella mia tendina in giardino e domani sicuramente faro' visita ad una baby tent.

Gli altri progetti sono un po' piu' "complicati" da raccontare, ma ci provero' prossimamente...

domenica 21 marzo 2010

HAITI... si comincia

Eccomi qui, dopo 5 giorni dall’arrivo ad haiti
Rassicuro tutti dicendo che sto bene e che le condizioni di vita sono meno complicate e dure del previsto.
Dormo nella mi tendina in giardino, ma non é poi cosi male. La valigia é in casa al riparo da eventuali piogge, che hanno cominciato ad essere sempre più frequenti la notte.
La casa é spettacolare e quando, prima del terremoto, ci vivevano solo in 4 doveva essere una specie di reggia.
Adesso che siamo in 45 e solo 12 hanno recentemente potuto entrare nelle uniche stanze disponibili, sembra più un accampamento.
Ovviamente niente se si pensa ai campi degli sfollati che sono sorti davvero ovunque.
Domani primo giro in città e nei campi in cui lavoriamo.
Per ora, non ho visto molto della situazione, arrivando dall’aeroporto fino qui a casa in realtà non si ha l’idea di quanto é successo. Sembra di arrivare in una qualsiasi città africana.
Poi la mattina dopo sono subito partita per Gonaive, nella regione dell’Artibonite, a nord di Part au Prince. Viaggio tranquillo di 4 ore.
Ho visitato i progetti e lavorato lavorato lavorato. Quindi tra le ore di lavoro, di viaggio e il fuso orario, sono distrutta. Oggi é domenica, sto approfittando di una piccola pausa, ma tra pochi minuti le riunioni ricominciano.
Purtroppo per il momento sono sfornita di macchina fotografica, quindi i miei post saranno piuttosto narrativi.
Per i pochi psicologi che seguono il blog, prossimamente racconterò in dettaglio i progetti che dovrò coordinare, é talmente enorme la mole di lavoro!!!

martedì 16 febbraio 2010

Una scossa alla vita...partenza per HAITI

Da sempre, anche prima che diventasse lo slogan della Pampero per pubblicizzare il rhum, la poesia di Pablo Neruda "Lentamente muore", mi obbliga a mettermi in discussione.
Spesso leggo e rileggo le parole di questa poesia, per motivarmi, per trovare il coraggio, per darmi degli alibi...
Ebbene, è tutto rinchiuso in queste righe:
"Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati."
Devo dire che in questa situazione, i consigli sono stati "poco sensati" e più orientati a spingermi a capovolgere il tavolo. E io l'ho capovolto.

Ancora una volta ho dato le dimissioni. Ancora una volta lascio un lavoro "sicuro", se non altro comodo, per inseguire una passione, un'ideale... tra un mese parto per Haiti.
Il progetto ancora in fase di definizione si prospetta molto bello ed interessante. Sono ancora un pò tesa e preoccupata per le difficili condizioni di vita che mi attendono, un po' disorientata dalla brutta reazione di alcune persone di fronte alla decisione.... per poter pienamente godere di questo momento di gioia. Ma dentro di me sento di essere stra-entusiasta!
Un'altra bella sfida, questa volta mi chiedo se ne sono veramente all'altezza... lo scopriremo :-)
Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicini e mi hanno resa consapevole di quello che volevo davvero....

sabato 6 febbraio 2010

Amsterdam: la vita in vetrina

Settimana lunga e incasinatissima! Non avevo ancora avuto il tempo di raccontare il bellissimo week end passato ad Amsterdam. Non c'ero mai stata e l'ho trovata molto carina, le bici ovunque, le casette sull'acqua tutte storte, la birra ;-)... io non mi lascio andare a vizi e quindi non ho potuto apprezzare i coffee shop, ma un giro per il quartiere a luci rosse l'ho fatto.
Divertentissimo vedere le "signorine" svestite in vetrina, anche se onestamente non le ho trovate così accattivanti, ma direi piuttosto ridicole. Invece le vetrine più belle sono state decisamente le finestre delle case: la cosa che mi ha colpito è che ad Amsterdam le finestre sono molto grandi e nella stragrande maggioranza dei casi non hanno le tende e quindi le persone vivono come in vetrina.
Se durante il giorno è difficile vedere cosa succede al di la delle finestre, quando scende il buio e si accendono le luci... la città si trasforma in una grande vetrina che mette in mostra la vita quotidiana delle persone.
Sono morta dal ridere a vedere come con estrema nonchalance le persone guardano la tele, mangiano, lavorano al computer... consapevoli del fatto che chiunque li può vedere. Per una curiosona come me, è stato un passatempo stupendo. Per fortuna almeno nei bagni i vetri sono oscurati ;-)

domenica 24 gennaio 2010

Una serata con Johnny Mad Dog

Per entrare un po' nel "mood" bambini soldato, visto che nei prossimi gioni dovrò affrontare l'argomento per lavoro, ieri sera mi sono guardata il film "Johnny mad dog", tratto dall'omonimo libro di Emmanuel Dongala.
E' un bellissimo film, di un regista francese, girato a Monrovia, in Liberia, con dei veri bambini ex-soldato che hanno portato in video situazioni reali della loro vita passata durante la guerra.
Attraverso la rappresentazione di quanto subito e vissuto, mentre erano assoldati dai ribelli, hanno potuto rielaborare in parte il loro trauma e trovare un modo per riuscire ad integrarsi nuovamente nella comunità da cui erano stati strappati quando erano ancora molto giovani.
La realtà dei bambini soldato è ancora molto attuale e diffusa, si calcola che ce ne siano 250.000 nel mondo.
Nei 3 dei Paesi in cui ho lavorato, Liberia, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo ho ascoltato molte delle storie di questi bambini che cercano di tornare ad una vita "normale" dopo avere visto e compiuto atrocità inenarrabili. Il discorso è lungo e complesso e per chi lo volesse approfondire sul sito della Coalizione Stop all'Uso di Bambini Soldato ci sono molti approfondimenti interessanti.
Quello che mi ha stupito del film di ieri sera, è rendermi conto che Monrovia è rimasta ancora identica, con tutti i palazzi distrutti, le strade in pessime condizioni, una realtà davvero fatiscente. Nonostante la desolazione che mostrano le immagini del film, è stato commuovente rivedere i luoghi dove ho vissuto per molti mesi.
Presentato al festival di Cannes del 2008, in Italia non è uscito e, al momento non è prevista alcuna distribuzione. Peccato...
ecco il trailer

venerdì 15 gennaio 2010

Aiutiamo Haiti... (non) a tutti i costi...


Sono molto arrabbiata e sconfortata, cosi tanto che non riesco a mettere in ordine i pensieri per poter spiegare di cosa sto parlando.
Ci provo...
Sono passati pochissimi giorni dalla tragedia di Haiti e molti professionisti delle emergenze si sono attivati e organizzati per prestare i primi soccorsi e definire piani di intervento per la ricostruzione.
Eppure insieme a tutti loro si stanno muovendo anche quelli che, questo lavoro, non lo sanno fare, che sperano di ottenere qualcosa, se non subito, magari in futuro! Raccogliere soldi, inventare progetti, improvvisarsi tecnici esperti per averne un tornaconto di immagine, aprirsi nuove possibilità, aggiungere un paese di intervento alla lista, per autocelebrarsi come i più bravi o forse, più banalmente, per non essere da meno. Ne ho abbastanza di vedere questo approccio agli aiuti umanitari e alla cooperazione internazionale: non bastano buona volontà e voglia di fare "qualcosa". Bisogna essere preparatissimi per essere veramente di aiuto!
Haiti è molto piccola, in questo momento è affollata di cadaveri, tutto è distrutto! Non capisco perché non si lasci il posto ai veri professionisti, A chi era già la prima e che quindi sa come muoversi, conosce il paese, le persone, le istituzioni.
Trovo questo "gettarsi sulla torta" una grande mancanza di umiltà, incapacità di riconoscere che non si può sempre fare tutto e male, che non si può essere sempre ovunque solo per cogliere delle occasioni. La trovo una grande mancanza di rispetto per la vita umana.
Questo non vuol dire che noi, seduti davanti ai televisori, possiamo essere solo degli spettatori. Non siamo impotenti: possiamo contribuire con le nostre donazioni.
Non vi dirò a chi dare i vostri soldi, chi è bravo e chi no, chi sa fare il proprio lavoro e chi invece si mangerà i vostri soldi, perché è solo una mia opinione. Se conoscete associazioni affidabili e siete certi di come verranno usati i vostri soldi, non esitate! Se invece siete disorientati e sfiduciati davanti a tutte le assillanti rischieste del momento, vi segnalo a chi mi sono affidata io. Oltre ad una organizzazione non governativa francese per cui ho lavorato, li ho dati anche a MSF (Medici Senza Frontiere). Perché?
- perché erano già ad Haiti prima del terremoto, con le loro strutture sanitarie
- perché hanno personale molto qualificato
- perché sono specialisti delle emergenze e hanno i mezzi logistici per organizzarsi al meglio
- perché useranno davvero le donazioni ricevute per aiutare Haiti. Io alla loro trasparenza credo.
ecco il link


...e in ogni caso, mi raccomando, non restate a guardare!

mercoledì 6 gennaio 2010

2 Regine

E con l'Epifania, finisce questo magico periodo di festa!
Come ogni 6 gennaio che io ricordi, questa mattina al risveglio, il caminetto di casa era pieno di calzine riempite rigorosamente durante le notte dalla Befana.
Immancabili sono arrivati cioccolatini e caramelle, ovviamente anche un pezzettino di carbone della dimensione proporzionata alla cattiveria manifestata durante l'ultimo anno. Il mio carbone era il più piccolo di tutti :-)
La mia bontà è stata anche premiata con la galette des rois preparata da mia sorella Nora. Sul suo blog si trova la ricetta di questo tradizionale dolce francese. L'importante da sapere qui è che nell'impasto viene messa una fava. Chi la trova, sarà incoronato re o regina del giorno! E ovviamente l'ho trovata io! Comincia proprio bene il 2010.
Comunque avevo promesso, che nel caso avessi vinto io, avrei regalato la corona alla mia nipotina Amelia. Guardate come è carinetta mentre si mette la corona da sola :-)

domenica 3 gennaio 2010

L'influenza di Saturno

Ed ecco cominciato il 2010!
A differenza degli altri anni mi sono resa conto che non ho fatto il solito bilancio di fine anno e quindi nemmeno i buoni propositi per l’anno nuovo. Semplicemente mi sembra già tutto molto chiaro in quanto a obiettivi per il futuro e, per il passato..... sto davvero lavorando molto su me stessa.
Quindi non ho percepito la notte di capodanno come un punto d’arrivo e uno di partenza, ma piuttosto come una continuum. La faccio corta, mi sento proprio sulla buona strada :-)
E per festeggiare ho voluto risentirmi giovane e mi sono fatta portare in un locale milanese ad aspettare la mezzanotte e ballare fino all’alba… ma siccome giovane non lo sono più, verso l’1.15 ho lasciato la pista da ballo alle ragazzette (s)vestite di paillettes che forse erano più adatte all’ambiance.


Il nuovo anno è anche l’unico pretesto che mi fa leggere o ascoltare le previsioni astrologiche. Questa volta ho deciso che mi piace credere all’oroscopo di Internazionale ( l’anno scorso era Marie Claire): l’influenza di Saturno mi spingerà ad essere quello che sono destinata ad essere, mi aiuterà a tenermi alla larga dagli obiettivi che non sono in sintonia con la mia anima. Quanto sarebbe bello tra un anno poter dire che è andata davvero così… vediamo che succede :-)