domenica 24 gennaio 2010

Una serata con Johnny Mad Dog

Per entrare un po' nel "mood" bambini soldato, visto che nei prossimi gioni dovrò affrontare l'argomento per lavoro, ieri sera mi sono guardata il film "Johnny mad dog", tratto dall'omonimo libro di Emmanuel Dongala.
E' un bellissimo film, di un regista francese, girato a Monrovia, in Liberia, con dei veri bambini ex-soldato che hanno portato in video situazioni reali della loro vita passata durante la guerra.
Attraverso la rappresentazione di quanto subito e vissuto, mentre erano assoldati dai ribelli, hanno potuto rielaborare in parte il loro trauma e trovare un modo per riuscire ad integrarsi nuovamente nella comunità da cui erano stati strappati quando erano ancora molto giovani.
La realtà dei bambini soldato è ancora molto attuale e diffusa, si calcola che ce ne siano 250.000 nel mondo.
Nei 3 dei Paesi in cui ho lavorato, Liberia, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo ho ascoltato molte delle storie di questi bambini che cercano di tornare ad una vita "normale" dopo avere visto e compiuto atrocità inenarrabili. Il discorso è lungo e complesso e per chi lo volesse approfondire sul sito della Coalizione Stop all'Uso di Bambini Soldato ci sono molti approfondimenti interessanti.
Quello che mi ha stupito del film di ieri sera, è rendermi conto che Monrovia è rimasta ancora identica, con tutti i palazzi distrutti, le strade in pessime condizioni, una realtà davvero fatiscente. Nonostante la desolazione che mostrano le immagini del film, è stato commuovente rivedere i luoghi dove ho vissuto per molti mesi.
Presentato al festival di Cannes del 2008, in Italia non è uscito e, al momento non è prevista alcuna distribuzione. Peccato...
ecco il trailer

venerdì 15 gennaio 2010

Aiutiamo Haiti... (non) a tutti i costi...


Sono molto arrabbiata e sconfortata, cosi tanto che non riesco a mettere in ordine i pensieri per poter spiegare di cosa sto parlando.
Ci provo...
Sono passati pochissimi giorni dalla tragedia di Haiti e molti professionisti delle emergenze si sono attivati e organizzati per prestare i primi soccorsi e definire piani di intervento per la ricostruzione.
Eppure insieme a tutti loro si stanno muovendo anche quelli che, questo lavoro, non lo sanno fare, che sperano di ottenere qualcosa, se non subito, magari in futuro! Raccogliere soldi, inventare progetti, improvvisarsi tecnici esperti per averne un tornaconto di immagine, aprirsi nuove possibilità, aggiungere un paese di intervento alla lista, per autocelebrarsi come i più bravi o forse, più banalmente, per non essere da meno. Ne ho abbastanza di vedere questo approccio agli aiuti umanitari e alla cooperazione internazionale: non bastano buona volontà e voglia di fare "qualcosa". Bisogna essere preparatissimi per essere veramente di aiuto!
Haiti è molto piccola, in questo momento è affollata di cadaveri, tutto è distrutto! Non capisco perché non si lasci il posto ai veri professionisti, A chi era già la prima e che quindi sa come muoversi, conosce il paese, le persone, le istituzioni.
Trovo questo "gettarsi sulla torta" una grande mancanza di umiltà, incapacità di riconoscere che non si può sempre fare tutto e male, che non si può essere sempre ovunque solo per cogliere delle occasioni. La trovo una grande mancanza di rispetto per la vita umana.
Questo non vuol dire che noi, seduti davanti ai televisori, possiamo essere solo degli spettatori. Non siamo impotenti: possiamo contribuire con le nostre donazioni.
Non vi dirò a chi dare i vostri soldi, chi è bravo e chi no, chi sa fare il proprio lavoro e chi invece si mangerà i vostri soldi, perché è solo una mia opinione. Se conoscete associazioni affidabili e siete certi di come verranno usati i vostri soldi, non esitate! Se invece siete disorientati e sfiduciati davanti a tutte le assillanti rischieste del momento, vi segnalo a chi mi sono affidata io. Oltre ad una organizzazione non governativa francese per cui ho lavorato, li ho dati anche a MSF (Medici Senza Frontiere). Perché?
- perché erano già ad Haiti prima del terremoto, con le loro strutture sanitarie
- perché hanno personale molto qualificato
- perché sono specialisti delle emergenze e hanno i mezzi logistici per organizzarsi al meglio
- perché useranno davvero le donazioni ricevute per aiutare Haiti. Io alla loro trasparenza credo.
ecco il link


...e in ogni caso, mi raccomando, non restate a guardare!

mercoledì 6 gennaio 2010

2 Regine

E con l'Epifania, finisce questo magico periodo di festa!
Come ogni 6 gennaio che io ricordi, questa mattina al risveglio, il caminetto di casa era pieno di calzine riempite rigorosamente durante le notte dalla Befana.
Immancabili sono arrivati cioccolatini e caramelle, ovviamente anche un pezzettino di carbone della dimensione proporzionata alla cattiveria manifestata durante l'ultimo anno. Il mio carbone era il più piccolo di tutti :-)
La mia bontà è stata anche premiata con la galette des rois preparata da mia sorella Nora. Sul suo blog si trova la ricetta di questo tradizionale dolce francese. L'importante da sapere qui è che nell'impasto viene messa una fava. Chi la trova, sarà incoronato re o regina del giorno! E ovviamente l'ho trovata io! Comincia proprio bene il 2010.
Comunque avevo promesso, che nel caso avessi vinto io, avrei regalato la corona alla mia nipotina Amelia. Guardate come è carinetta mentre si mette la corona da sola :-)

domenica 3 gennaio 2010

L'influenza di Saturno

Ed ecco cominciato il 2010!
A differenza degli altri anni mi sono resa conto che non ho fatto il solito bilancio di fine anno e quindi nemmeno i buoni propositi per l’anno nuovo. Semplicemente mi sembra già tutto molto chiaro in quanto a obiettivi per il futuro e, per il passato..... sto davvero lavorando molto su me stessa.
Quindi non ho percepito la notte di capodanno come un punto d’arrivo e uno di partenza, ma piuttosto come una continuum. La faccio corta, mi sento proprio sulla buona strada :-)
E per festeggiare ho voluto risentirmi giovane e mi sono fatta portare in un locale milanese ad aspettare la mezzanotte e ballare fino all’alba… ma siccome giovane non lo sono più, verso l’1.15 ho lasciato la pista da ballo alle ragazzette (s)vestite di paillettes che forse erano più adatte all’ambiance.


Il nuovo anno è anche l’unico pretesto che mi fa leggere o ascoltare le previsioni astrologiche. Questa volta ho deciso che mi piace credere all’oroscopo di Internazionale ( l’anno scorso era Marie Claire): l’influenza di Saturno mi spingerà ad essere quello che sono destinata ad essere, mi aiuterà a tenermi alla larga dagli obiettivi che non sono in sintonia con la mia anima. Quanto sarebbe bello tra un anno poter dire che è andata davvero così… vediamo che succede :-)