venerdì 23 aprile 2010

Psicologa stressata :)

Che fatica questa settimana! interminabile… lontani i giorni in cui il venerdi sera significava l’inizio del week end. Le ore di lavoro sono diventate 14 al giorno e non bastano mai. Fa caldissimo e di sicuro questo non aiuta.
Oggi l’autista che mi portava a uno dei tanti cluster di coordinamento mi ha chesto se anche gli psicologi a volte sono stressati. E’ rimasto molto sorpreso quando gli ho detto di si. Eh si, non siamo immuni soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Per esempio oggi mi é stato chiesto di fare un debriefing ad un collega che é stato aggredito durante una distribuzione alimentare e un’ora dopo ho fatto un bel giretto in un quartiere completamente distrutto, direi in briciole: Carrefour Feuille.
Molto forte l’impatto, montagne di sassi, tende di sfollati ovunque che vivono vicino a quello che resta della loro ex vita, a fianco di quesi sassi che ancora ricoprono i loro cari.
Gli abitanti del quartiere spaccano a mano le case in bilico, sventrate, piene di crepe. Caricano tutto sulle cariole e portano via i detriti... sembra non finire mai.
Ho trattenuto le lacrime diverse volte durante la visita.
Ho anche sorriso nel vedere semplici scene di vita quotidiana, nelle foto vedrete dei bimbi bellissimi, che spero aiuteremo a breve a recuperare un po di serenità. Sono proprio loro i più vulnerabili di questa zona, almeno secondo il pastore e il presidente del comitato del quartiere. Molti sono rimasti orfani, altri hanno visto tutti i loro amici morire.
Mi rendo conto che questo post in realtà non racconta niente... é solo uno sfogo, diciamo che é come se mi fossi fatta una specie di autodebriefing :)

domenica 18 aprile 2010

Svagarsi ad Haiti

Oggi, domenica, scrivo qualcosa di un po’ piu “leggero”... per mostrare un lato spensierato e bello di Haiti. E poi perché, nonostante il tanto lavoro, le occasioni di svago non mancano.
Spesso qui a casa vengono organizzate delle feste, in occasione di compleanni o altre ricorrenze e con il fatto che siamo 40, sembrano dei super party!
E poi ci sono ovviamente le feste organizzate dalle altre ONG.
Altrimenti si puo’ cenare fuori, i ristoranti sono molti in città, anche se il cibo non é eccellente e sono molto cari.
Nel week end si puo’ andare al mare. Io sono andata la domenica di Pasqua a Grand Govave la spiaggia più vicina uscendo dalla città, a piu di un ora e mezza di macchina.
Abituata alle spiagge meravigliose della Sierra Leone, mi aspettavo molto di piu, ma in ogni caso ho potuto mangiare delle bellissime ed enormi aragoste appena pescate.
Peccato che siano state cucinate di fianco ad un cumulo di immondizia :) e che non ci fossero delle patatine fritte come accompagnamento!
Comunque é stato un bel momento anche per vedere come gli haitiani si fanno forza per andare avanti e cercare di divertirsi, nonostante tutte le difficoltà che stanno attraversando.














venerdì 16 aprile 2010

Gonaives e i cicloni

In questi giorni sono concentrata a scrivere un progetto che, se approvato, verrà implementato nella regione dell’Artibonite, in particolare nella capitale Gonaives, che ho già menzionato nei post precendenti.
Credo valga la pena di raccontare la sofferenza di questa città sfortunata.
Dopo il terremoto molte persone sono tornate in provincia, alcune hanno semplicemente inviato i bamnini perché potessero continuare a frequentare la scuola, altri sono partiti con tutta la famglia o con quello che ne rimaneva per cercare ospitalità presso parenti.
Gonaives ospita molti sfollati e per gli abitanti della città le condizioni di vita si sono complicate. I segni del trauma recente sono evidenti e aggravano la vita di una popolazione che di catastrofi ne ha viste fin troppe.
Nel settembre del 2004 l’uragano Jeanne ha distrutto la città e causato la morte di 3000 persone. Quattro anni più tardi, nel settembre del 2008, le tempeste tropicali Hanna e Ike hanno di nuovo violentemente colpito la città. I morti sono stati 600. Come aiutare le persone che inevitabilmente si sentono impotenti davanti ad un tale destino avverso? Come ridonare la speranza a persone che hanno più di una volta perso tutto quello che avevano? Onestamente é disarmante ed é facile capire perché gli haitiani si sentano “maledetti”.

Gonaives oggi



Gonaives ai tempi di Hanna



martedì 13 aprile 2010

Sotto le macerie

Dopo una vista dall’alto, qualche immagine di quello che resta di Port au Prince… all’inizio devo essere sincera, non ero molto impressionata dai cumuli di macerie che ci sono ovunque. Avevo quasi la sensazione di essere in una grande capitale africana, tipo Monrovia, dove in centro città si possono trovare delle montagne di immondizia. Quando passavo per le strade con la macchina, avvertivo semplicemente un senso di disordine.
Poi con il tempo, passandoci ogni giorno e immaginando cosa deve essere stato vivere quei 45 secondi in cui tutto é crollato, il disordine si é trasformato in grande senso di impotenza e frustazione. Ricostruire sarà lunghissimo, forse 10 anni e l’impressione che si ha é quella di non saper da dove cominciare.
Guardo quelle montagne di sassi bianchi e penso a quanti sono ancora li sotto. A quante persone non hanno ancora potuto recuperare i corpi dei loro cari.
Uno dei progetti dell’organizzazione per cui lavoro, prevede di pagare delle persone per sgomberare le strade e le case dalle macerie... ogni giorno i miei colleghi trovano resti umani, é davvero qulacosa di inimmaginabile!
Nel frattempo lo Stadio Sylvio Cator é stato sgomberato e le 7.000 persone che si erano installate sul campo in erba sintetica sono state costrette ad andarsene senza offrire loro un’alternativa... sono completamente senza riparo e da una settimana piove ogni notte...



venerdì 9 aprile 2010

Port au Prince dall'elicottero

Pensavo e speravo di tenere il blog un po’ piu aggiornato, ma fino ad oggi non ho avuto un attimo di pausa, a parte forse domenica scorsa, che era Pasqua (mettero’ le foto della gita al mare prossimamente)
Di cose da raccontare ce ne sarebbero davvero tante… Forse protrei cominciare da una presentazione panoramica.
Ieri sono tornata da una visita a Gonaives (tema della prossima puntata) in elicottero. Ovvimente é stato piu veloce che le 4 ore di macchina dell’andata, ma che paura !!! In realtà il viaggio é andato benissimo ed ero piuttosto serena, ma prima di partire ero davvero in apprensione, chi segue il blog da tempo sa che nel 2007 in Sierra Leone l’elicottero che avevo preso due giorni prima, ha preso fuoco in volo e tutti i passeggeri a bordo sono morti.
Ma sorvoliamo la questione, sarà meglio non pensarci troppo visto che mi toccherà fare questo viaggio abbastanza regolarmente.
Tutto cio’ per dire che ho pututo fare delle foto dall’alto all’arrivo a Port au Prince. Mi aspettavo di vedere i danni del terremoto meglio di come si vedono percorrendo le strade della città, o almeno di avere una visione d’insieme migliore, invece quello che salta all’occhio dall’alto, sono le distese di tende di fortuna dei campi di sfollati. Sono tantissimi, alcuni enormi, altri piu piccoli… fa un certo effetto.
10 minuti fa la notizia ufficiale del primo sgombero di un campo… i campi verrano spostati altrove, in luoghi meno centrali e forse piu attrezzati… un po’ perché quelli esistenti sono in zone pericolose e con l’arrivo della stagione delle piogge e dei cicloni rischiano di esser spazzati via, un po’ per ragioni un po’ piu’ futili, tipo il campo allo stadio sarà smantellato al piu presto per permettere le partite di calcio.
Comprensibile che si voglia tornare ad una certa normalità, ma i nuovi campi attrezzati non sono per tutti, non c’é abbastanza posto. Le persone sono incoraggiate a tornare ai luoghi di origine… ma non tutti hanno membri della famiglia disposti ad accoglierli. La società haitiana é molto individualista e poco incline alla solidarietà. Sicuramente é una forma di resistenza alle innumerevoli calamità e situazioni di instabilità politica che vivono da sempre. Senza tralasciare che le persone che sono a Port au Prince sono venute dalle zone rurali in cerca di fortuna, proprio perché nelle loro terre di origine le condizioni di vita erano durissime.
Difficile immaginare cosa succederà nei prossimi giorni…
Nelle foto, i campi sono quelle masse di puntini bianchi e blu.