Poi con il tempo, passandoci ogni giorno e immaginando cosa deve essere stato vivere quei 45 secondi in cui tutto é crollato, il disordine si é trasformato in grande senso di impotenza e frustazione. Ricostruire sarà lunghissimo, forse 10 anni e l’impressione che si ha é quella di non saper da dove cominciare.
Guardo quelle montagne di sassi bianchi e penso a quanti sono ancora li sotto. A quante persone non hanno ancora potuto recuperare i corpi dei loro cari.
Uno dei progetti dell’organizzazione per cui lavoro, prevede di pagare delle persone per sgomberare le strade e le case dalle macerie... ogni giorno i miei colleghi trovano resti umani, é davvero qulacosa di inimmaginabile!
Nel frattempo lo Stadio Sylvio Cator é stato sgomberato e le 7.000 persone che si erano installate sul campo in erba sintetica sono state costrette ad andarsene senza offrire loro un’alternativa... sono completamente senza riparo e da una settimana piove ogni notte...
1 commenti:
Purtroppo in Italia non c'è più il clamore mediatico iniziale. Grazie per renderci partecipi della realtà di Haiti come la stai vivendo in prima persona. Questo ci serve per pensare a tutte le situazioni che il popolo di Haiti sta vivendo (soprattutto dopo il terremoto). Grazie di tutto e buon lavoro.
Alberto
Posta un commento