martedì 30 novembre 2010

Haiti, la ferita dell'anima

Cosa é successo dopo il passaggio di Tomas ?
L’isola l’ha scampata bella, anche se non in tutte le zone… ma, subito dopo, l’epidemia di colera ha disseminato morte e angoscia.
La popolazione, sopratutto in Artibonite, é stata duramente colpita : in un mese più di 1600 persone sono morte, credo sia qualcosa di assolutamente sconvolgente. Il panico, il dolore, la paura, hanno reso fragile chi era già troppo fragile per reagire. Le credenze popolari e la ricerca di un senso a tutto cio’ che sembra solo una maledizione, lasciano le persone inermi, prive di forza e risorse psichiche, per affrontare una nuova prova, il lutto dei proprio cari, buttati in fosse comuni. Incapaci di ascoltare i messaggi di promozione all’igiene e di prevenzione, oltre che ovviamente di mettere in atto dei semplici gesti per scongiurare il contagio e la continua propagazione.
Tutto cio’, visto da lontano, é l’ennesima tragedia del mondo e le cifre non dicono niente, restano vuote.
A me, fanno male, e per fortuna da qui, ancora per poco, posso provare a rispondere con le mie competenze e proporre dei programmi di salute mentale in complemento a tutto quello che già si fa.
Forse come é scritto nell’ultimo numero di Lantinoamerica, di Haiti non gliene frega niente a nessuno… ma sabato scorso alla Pagode, bellissimo cinema di Parigi, molte persone sono venute a vedere un lungometraggio spettacolare : « Haiti la blessure de l’âme ».
L’avevo già visto a Haiti, con la mia equipe di psicologi, e onestamente non me la sentivo molto di rivederlo, é molto « forte » e scioccante, ma dovevo rispondere alle domande del pubblico, anche se in reltà ero afona (colpa del freddo di Oxford)…
Eh già, le ferite dell’anima di Haiti sono profonde e sembrano non finire mai !
Domenica scorsa le elezioni presidenziali si sono svolte nel caos e all’insegna della frode e adesso vedremo come si manifesterà lo scontento generale.

giovedì 4 novembre 2010

Haiti... aspettando Tomas

Forse é vero… Haiti é un paese maledetto.
Difficile da credere, difficile da immaginare, ancora piu difficile vivere questo momento di attesa da lontano.
Attesa di cosa? Bé... del ciclone Tomas che, se non cambia improvvisamente direzione e forza, domani potrebbe devastare l’isola.
Se penso ai danni della picocla tempesta di poco piu di un mese fa, mi vengono i brividi a immaginare cosa potrà essere domani per tutti gli sfollati che vivono in ripari di fortuna con teloni di plastica ormai consunti, puntellati su esili bastoni di legno.
Dopo il terremoto e l’epidemia di colera (che ancora non cessa di colpire l’Artibonite) ci mancava solo un ciclone.
Ieri Tomas si era ridotto al punto di essere solo un piccola “depressione tropicale” e abbiamo tutti sperato che restasse cosi e addirittura che si dissolvesse come per magia. E no, niente magia. Adesso non resta che prepararsi e apettare.
Il mio pensiero e il mio cuore sono con i miei colleghi e con gli hatiani che stanno per affrontare l’ennesima drammatica prova.