giovedì 29 marzo 2012

Lavatrice? no grazie


Da ottobre subaffitto 25 m2 nell’11 arrondissement… il vero locatario è partito per Haiti per un anno e, non potendo affittare in regola per il fatto di non avere un contratto a tempo indeterminato… questa soluzione mi aveva salvato la vita! eh si è davvero dura fare la vita dell’immigrato…
Ma va be non importa, l’appartamento poco alla volta ha preso forma, è sicuramente cambiato e mi sono sempre detta che poi avrei avuto il tempo di rimettere tutto a posto per ottobre quando il tipo sarebbe ritornato.
Ma…. Colpo di scena ecco che riappare questa settimana: a Parigi per una formazione, mi domanda se può passare a prendere alcune cose che ha lasciato nell’armadio…

Accidenti e come spigare che tutte le sue foto e maschere attaccate al muro sono finite in un grosso scatolone nell’armadio? E i suoi libri? E il futon che ho glissato sotto il letto? Per non parlare del forno a microonde (che non uso) nascosto in un armadietto della cucina. E ancora il tavolino che si è disintegrato e ho sostituito con uno nuovo di zecca, che ovviamente gli lascerò, ma se non gli piace? E il tappeto che ho arrotolato, nascosto e sostituito con una straordinaria pelle di mucca?



Cercherò di tranquillizzarlo mostrandogli dove tutto è stato nascosto… ma quello che più mi crea ansia è la lavatrice!
Ovviamente quella non l’ho nascosta, e non le ho nemmeno cercato un posto strano dove metterla, è già in posto strano: nell’armadio della camera da letto.
Si perché poco prima di partire per Haiti il locatario ha fatto 7 piani senza ascensore per portare una lavatrice in casa (per evitare di andare sempre alla lavanderia a gettoni!), ma non essendoci posto né attacchi in casa, l’ha messa nell’armadio con l’idea di creare un tunnel per far passare un tubo e collegarla con la cucina… Mi aveva lasciato i contatti di un suo amico che doveva fare questo lavoro allucinante e io non l’ho mai chiamato… ecco io ora temo che ritorni alla carica con questa storia. Non ci penso proprio a fare fare una cosa del genere! Vorrebbe dire perdere tutta una parte di ripiani e dover fare il bucato nell’armadio… ma che razza di idea!
E poi ormai ha trovato una funziona tutta sua, fa da cassettiera, dove mettere gli asciugamani che non saprei dove altro mettere J
… perché la lavatrice ha tante funzioni J, come non ricordarsi di questa pubblicità della Heineken???


lunedì 26 marzo 2012

Faccia o sedere?


A lungo nascosta dietro scuse di ogni tipo: freddo, troppo lavoro, stanchezza, etc. ho rimandato ogni tipo di attività sportiva. Non che abbia mai fatto chissà che, ma sempre più di questo ultimo anno…
E’ chiaro che avvicinandosi la bella stagione devo correre ai rimedi J e poi mi rendo conto che alla mia età è sempre più difficile rimanere in forma.

Mi sono pure fermata a riflettere a quello che diceva Coco Chanel: “Ad una certa età una donna deve decidere tra faccia e sedere”… ovvero cercare di dimagrire e essere in forma fisicamente potrebbe avere un impatto molto forte sul viso, con tanto di rughe accentuate e svuotamento dell’ovale.

Non ancora pronta a scegliere tra uno e l’altro e motivata a trovare un giusto compresso, mi sono fatta tentare da un’offerta di Grupon, 2 mesi di accesso in palestra per soli 29€!

Eccomi allora, entrare in una palestra, dopo ben 20 anni …

Timidamente mi cambio nei camerini, non vola una mosca, ci guardiamo tutte un po’ di traverso, sicuramente ci sono altre ragazze che vengono per la prima volta e sono un po’ disorientate come me.
Va bene, chiuso con il lucchetto rosa il mio armadietto, mi sento pronta all'avventura.
Uh la la… non ce la posso fare, non ci capisco niente, guardo gli altri con disinvoltura per non fare capire che sono la prima sfigata di turno e poi scelgo una strategia saggia. Mi metto in coda ad aspettare che si liberi un tapis roulant. Cosi ho il tempo di guardarmi intorno e capire come funziona dando l’impressione di sapere il fatto mio.
Il tempo passa e mi dico che se non fosse per il prezzo stracciato dell’offerta di certo non ci tornerei. Ognuno con le sue cuffiette, in pieno isolamento a ripetere gesti all’infinito… faccio marcia indietro? Sono tentata, ma si libera un posto ed eccomi davanti alla macchina cercando di capire come si imposta. Dai ce la posso fare, di solito con la tecnologia me la cavo ed infatti è abbastanza intuitivo, parto con 20 minuti… sicuramente troppi peri l mio stato fisico ma a differenza di quando corro per strada, qui se non ce la faccio più, posso fermarmi e sono sempre allo stesso punto, non devo farmi tutto il tragitto di ritorno a piedi stanca morta ;)…che poi è proprio la cosa che mi fa venire il panico le rare volte che mi decido a correre su strada: e se non calcolo bene e finisco le mi forze nel solo tragitto di andata?
Ho dimenticato acqua e iPod, decisamente non mi sono attrezzata, lo schermo della tele non va e mi rinvia la neve grigia che tremolicchia. In più mi sono messa proprio davanti ad un pilastrone e non posso nemmeno usufruire di uno specchio per dare sfogo alla narcisistica soddisfazione di vedermi riflessa mentre faccio fatica.
Mmmm non mi sembra di fare poi cosi fatica e allora aumento la velocità schiacciando freneticamente sul simbolo +, accidenti mi è scappata la mano e non riesco a stare al ritmo, vuoi vedere che mi ritrovo come in quelle scene di film dove il tapis va velocissimo e si cade all’indietro??? Ecco quasi ma recupero in estremis attaccandomi con un mano, fiuuuuuuuu
20 minuti passano e mi dico che ne posso fare altri 10.
Alla fine ecco il bilancio, in 30 minuti, ho fatto 2,9 km e bruciato 109 calorie… wow! No, in effetti… che delusione, ne vale poi cosi la pena?
Certo perché non sono qui per dimagrire, ma per rassodare quindi per i restanti 30 minuti vado alla scoperta di tutti i macchinari possibili immaginabili.
Per questa  volta non mi sono portata l’occorrente per fare una doccia e con un po’ di vergogna mi rivesto tutta appiccicaticcia, ma la vergogna se ne va in un secondo quando vedo la mia vicina di tapis roulant che ha corso 1 ora, asciugarsi le ascelle sudate, ancora tutta vestita, con il phon!!!!

Va be me ne torno a casa stranita, ma contenta. Tutto sommato sono abbastanza soddisfatta e tornerò volentieri.

Per concludere :
Ho deciso che alla mia età non è ancora il momento di scegliere tra faccia e sedere J

lunedì 19 marzo 2012

A caccia di autografi al “Salon du Livre”

Week end di duro lavoro, domani si ricomincia la settimana e non ho proprio l’impressione di avere ricaricato le batterie.
Per fortuna mi sono concessa qualche ora di svago all’annuale appuntamento con la fiera del libro a Parigi (salon du livre).
Ovviamente sono andata a fare autografare i miei libri, le letture di un anno, non tutte… stavolta, memore dell’esperienza dell’anno scorso mi sono organizzata: ho guardato gli scrittori presenti  domenica, ho fatto la lista con tanto di orario e codice dello stand.

Tesissima perché nel giro di 3 ore dovevo incontrare ben 6 scrittori. Il piano si presentava così:
Tobie Natan:14h-16h
Tatiana de Rosnay: 14h30-15h30
Philippe Besson: 15h-16h
Eric-Emmanuel Schmitt: 14h30-16h       
Chantal Thomas :16h-17h

Come fare?
Già arrivo in ritardo, ma giusto in tempo per comprare l’ultimo libro di Nathan: “La Nouvelle Interprétation des rêves”. Adoro Nathan e l’etnopsichiatria e sono sicura che il libro sarà interessantissimo. Ovviamente solo gli psicologi appassionati di questo approccio transculturale fanno la fila per un suo autografo, risultato: sono la seconda della fila, troppo contenta.
Discuto un pochino con lui, cavoli incontrare Tobie Nathan in persona!!!

Esaltatissima da questo incontro emozionante, continuo la mia ricerca e arrivo a Tatiana de Rosnay. Il fatto che non abbia fatto uscire nuovi libri quest’anno, limita la coda. Mentre aspetto mi chiedo cosa le dirò , non sono molto chiacchierona in queste situazioni, anzi dire piuttosto imbarazzata, eppure ci sono persone che per firmare un libro stanno li una vita, cosa si diranno mai. Posso dirle che il finale del libro non mi è piaciuto… no dai non le dico niente… è lei che trova un appiglio rendendosi conto che ho un nome italiano… mi chiede se posso leggere i due libri che sono usciti in Italia per verificare se la traduzione è buona… si certo, e poi cosa faccio? Le scrivo? Per dirle cosa ne penso? Va be la faccio contenta e le dico “certo certo” J
Prossimo della lista Philippe Besson, la fila non è lunga, arrivo davanti a lui abbastanza velocemente e questa volta faccio uno sforzo dicendo “ ho adorato questo libro”(L’arrière-saison, ne avevo parlato nel post sul viaggio a Dollo Ado)… ecco, mentre pronunciavo le parole, mi sentivo una dodicenne che parla con il suo idolo. Lui non fa una piega, accenna un sorriso, nemmeno un “grazie”. Con questo mi sono convinta che un ”buongiorno” seguito da “ questo libro à per me, mi chiamo Elisabetta, spelling necessario…” è sufficiente!




Pronta per far autografare il terzo tomo della trilogia di Katherine Pancol “ Les ecureuils de Central Park sont tristes le lundi”, fila lunghissima, lei tanto carina parla con tutti i fan. Bell’approccio al pubblico ma un’ora di fila è dura! Ci risiamo, mi chiede il mio nome, domanda di dove sono e poi… non l’ho mai sentito questo nome. E io:” non è vero: l’anno scorso mi ha pure fatto un commento sull’allora fidanzata di George Clooney (Elisabetta Canalis)”: Un po’ spiazzata risponde “ ah si vero mi ricordo (ceeeeeeeeeeerto!!!)… ma adesso ha cambiato amichetta”:
Eh va be… dai cos’altro poteva dirmi.



Arriva il momento di Eric-Emmanuel Schmitt. Fino a poco tempo fa avevo letto solo “Oscar e la signora in rosa”, ma oggi gli chiedo di firmare “Ulyssefrom Bagdad”, libro stupendo, magari un giorno ne dico qualche cosa di più. Lui simpatico, gentile, si limita a chiedermi se sono italiana.

L’incontro tanto atteso con Chantal Thomas si rivela alquanto deludente. Pensavo ci sarebbe stata una fila impressionante, soprattutto perché il suo libro su Maria Antonietta “ Les Adieux à la reine” esce in questo momento al cinema, invece davanti a me solo una persona. Arriva il mio turno e Chantal resta allibita quando le dico come mi chiamo: la ragazza prima di me si chiamava Elisabetta, italiana, di Milano… secondo me, Chantal è ancora li allo stand a riflettere sulle coincidenze della vita J

Bene, finito! Sono riuscita a fare tutto, non ci avrei mai creduto.
Mentre vagabondo un po’ prima di andare via, mi capita di chiacchierare con Joseph Joffo, lo scrittore di “ Un sacchetto di biglie” e “Le vetrine illuminate”, libri che hanno accompagnato la mia infanzia, ma non riesce a farmi comprare niente e ci rimane un po’ male J
Sorpresa delle sorprese, allo stand dei fumetti vedo che Bastien Vivès autografa i suoi libri con un disegno… non posso perdermelo, compro “Le gout duChlore” che volevo da tanto e dopo mezzoretta di coda, ecco il bellissimo disegno che mi ha fatto!

Ci tengo molto, è un fumetto poco scritto, con molte immagini in piscina… fa venire un’irresistibile voglia di ricominciare a nuotare.
Ma per il momento torno a lavorare, anche se sono un  po’ deconcentrata e guardo e riguardo il mio bottino di oggi J

martedì 13 marzo 2012

Scegliere un caffè...


Oggi in ufficio ho incontrato un collega liberiano che ho conosciuto nel 2006 quando lavoravo a Monrovia. Ha fatto “carriera” e stasera partirà per il Bangladesh come espatriato.

Era in piedi di fronte alla macchina del caffè perso davanti a tutte le possibilità di caffè: espresso, espresso macchiato, lungo, con latte, cappuccino, solubile espresso, solubile lungo, solubile con latte, etc.
Voleva semplicemente un caffè…  come può esser complicato a volte scegliere anche una cosa cosi banale!
A volte si va dritti sicuri di quello che si vuole o si crede di volere, altre volte si tentenna indecisi o ancora… si vuole sperimentare qualcosa di nuovo o diverso oppure non si sa proprio da che parte andare.
Il mondo moderno non aiuta, forse nel passato le scelte non erano poi cosi tante e le strade erano più o meno obbligate… oggi si inseguono i sogni, ci si interroga, si scelgono strade, si sfidano i destini (per chi ci crede).

Il weed scorso sono incappata in una frase del mio diario dell’anno 2000, frase della poesia di Robert Lee Frost “La strada non presa”:
Divergevano due strade in un bosco, ed io...
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.


Tornando al mio colloga/amico Lawubah… era perso davanti dal caffè e dentro tremava, temeva, si poneva mille domande: lascia per la prima volta il suo paese, la sua famiglia, la sua cultura, l’unica che ha conosciuto fino ad ora… per una nuova avventura, per un ideale, per un Paese che non sarà accogliente con lui ( in Asia, le persone di colore sono spesso discriminate).

Forse per un istante ha pensato di tornare sui suoi passi…

Ora è sull’aereo e non posso fare a meno di pensare a quando sono partita io la prima volta, le paure, l’ansia dell’ignoto, la voglia di cambiare il mondo o almeno di contribuire, sacrificando le certezze, gli affetti…

Ho scelto la strada meno battuta… oggi mi faccio tante domande…

Ma ho una certezza: domani, come ogni giorno mi prenderò un “buon” caffè espresso in grani J

domenica 4 marzo 2012

Cena “Dans le noir”...ovvero completamente al buio

Pronti per un'esperienza sensoriale unica???? 

Devo fare uno sforzo per raccogliere i ricordi su questa esperienza… sono passati solo due giorni, ma chi mi conosce bene sa che non mi ricordo quello che accade quando non c’è molta luce, figuriamoci quindi se non ce n’è per niente.

Serata un po’ a sorpresa, mi ritrovo in rue Quincampoix (che nostalgia!!, del quartiere, non dell’appartamento) nella sala d’attesa del ristorante “Dans le noir”.  Come dice il nome, il concetto che sta dietro questa catena di ristoranti ( ce ne sono nelle più grandi capitali del mondo) è quello di mangiare completamente al buio… esperienza “risveglia sensi”, esaltati dal non poter vedere il vicino di tavolo, né il contenuto del piatto o del bicchiere, né l’arredamento, etc.
Ideale se non avete tempo di lavarvi i capelli, di truccarvi o vestirvi bene... nessuno se ne accorgerà !

All’entrata prendono il nome di prenotazione e ti danno un lucchetto per depositare tutti i tuoi oggetti in un armadietto. Ovviamente per ragioni di sicurezza non si può lasciare la borsetta per terra o avere oggetti che fanno luce, cellulari macchine fotografiche, lancette di orologi, etc.
Anche il cibo sarà a sorpresa e quindi chiedono se abbiamo allergie o proibizioni religiose… ma non danno nessun tipo d’indizio! Speriamo bene, non amo proprio tutto della cucina francese!

Messi cappotto, borsa, sciarpa nell’armadietto… eccoci pronti!  Bene, tutti in fila indiana con la mano sulla spalla del tipo davanti, siamo guidati da Yamen,che ci seguirà per tutta la durata della cena. Da chiamare in caso di necessità, per andare al bagno, per spostare la sedia, per avere pane o acqua… insomma per le prossime 2 ore, dipenderemo da lui. Le guide si muovono con molta destrezza, ci chiediamo se in realtà non abbiano degli occhiali a infrarossi (cavoli il panico: ci saranno delle telecamere che ci spiano e si divertono alle nostre spalle???) ma in realtà ci dicono che sono abituati, che conoscono bene il locale, alcuni di loro sono non vedenti.

Devo dire che se fino a questo punto ero un po’ curiosa, a un certo punto ho cominciato a “panicare”… io non sono proprio a mio agio con il buio, per esempio non riesco a dormire completamente al buio! Le mie sorelle lo sanno bene, hanno condiviso con me per anni la camera e le obbligavo a tenere la tapparella un po’ sollevata… credo che sognassero di andare via di casa solo per poter dormire finalmente completamente senza luce J

Va be dai, mi faccio coraggio e seguo la fila indiana… eccomi completamente nell’oscurità a grande sorpresa non fa cosi paura. Yamen mi aiuta a trovare la sedia e mi descrive tutto quello che c’è sul tavolo.
Trovo il pane! Ieeeee!!!! riesco a versare l’acqua nel bicchiere senza buttarla tutta fuori… ovviamente ho messo un dito nel bicchiere per indicarmi la linea da non oltrepassare J


E poi arriva il piatto… non c’è altra soluzione che toccare il contenuto con le mani per avere un’idea della consistenza, mmmm sembra carne, poi c’è una cosa un po’ molliccia a destra, forse verdure?
Non mi resta che provare…. Non mi piace molto, sembra carne bollita, tipo una “Blanquette de veau” e le verdure sembrano bollite pure quelle, delle carote! Io odio le carote bollite! Va bè cedo il mio piatto dopo avere timidamente tentato di tagliare con le posate la mia carne, solo per il piacere di provare che per il gusto della carne in sé.
E mi rifaccio con il dolce, una specie di “Tarte Tatin” con un grosso cookies al gusto di amaretto.
Alla fine la guida ci chiede cosa pensiamo di avere mangiato e più o meno abbiamo indovinato, solo che la carne non era vitello, ma agnello, ecco… non poteva proprio piacermi! 
Svelato in fine il menù:
Il piatto: “Navarin d’agneau” con carote e panais (Pasitinaca !!! cliccate sul link per vedere di che razza di ortaggio si tratta J). C’era pure un “Feuilleté de champignons” che non ho proprio identificato per fortuna: mi fanno schifo i funghi!
Il dessert : “Tarte aux pommes caramelisées” e crema pasticcera con mritilli e uva (era una "cosa" liquida con dentro un chicco di uva, va beh !)

Cena finita

Si esce in fila indiana e all’uscita un menu fotografico che illustra quello che abbiamo mangiato, anche se onestamente non credo che abbiano fatto lo stesso dressing accurato del piatto, a me sembrava un po’ tutto mischiato!
Per concludere: esperienza carina, divertente, costosetta, cibo senza interesse.
Quanto all’utilizzo dei diversi sensi… non so:
  • il tatto forse, per esplorare il mondo (tavolo, piatto, accidentalmente il vicino J)
  • l’udito… io al buio non sento, ma credo anche gli altri, perché abbiamo tutti un po’ gridato, non era c’era  un’ ambience molto intima e si sentivano le discussioni di tutti,
  • l’olfatto… non è il mio forte

Tutto ciò mi ha ricordato la scena di un film piuttosto stupido (mi si conceda il riferimento: ne vedo anche di più intelligenti!) in un ristorante simile a New York: La fontana dell’amore: