domenica 4 marzo 2012

Cena “Dans le noir”...ovvero completamente al buio

Pronti per un'esperienza sensoriale unica???? 

Devo fare uno sforzo per raccogliere i ricordi su questa esperienza… sono passati solo due giorni, ma chi mi conosce bene sa che non mi ricordo quello che accade quando non c’è molta luce, figuriamoci quindi se non ce n’è per niente.

Serata un po’ a sorpresa, mi ritrovo in rue Quincampoix (che nostalgia!!, del quartiere, non dell’appartamento) nella sala d’attesa del ristorante “Dans le noir”.  Come dice il nome, il concetto che sta dietro questa catena di ristoranti ( ce ne sono nelle più grandi capitali del mondo) è quello di mangiare completamente al buio… esperienza “risveglia sensi”, esaltati dal non poter vedere il vicino di tavolo, né il contenuto del piatto o del bicchiere, né l’arredamento, etc.
Ideale se non avete tempo di lavarvi i capelli, di truccarvi o vestirvi bene... nessuno se ne accorgerà !

All’entrata prendono il nome di prenotazione e ti danno un lucchetto per depositare tutti i tuoi oggetti in un armadietto. Ovviamente per ragioni di sicurezza non si può lasciare la borsetta per terra o avere oggetti che fanno luce, cellulari macchine fotografiche, lancette di orologi, etc.
Anche il cibo sarà a sorpresa e quindi chiedono se abbiamo allergie o proibizioni religiose… ma non danno nessun tipo d’indizio! Speriamo bene, non amo proprio tutto della cucina francese!

Messi cappotto, borsa, sciarpa nell’armadietto… eccoci pronti!  Bene, tutti in fila indiana con la mano sulla spalla del tipo davanti, siamo guidati da Yamen,che ci seguirà per tutta la durata della cena. Da chiamare in caso di necessità, per andare al bagno, per spostare la sedia, per avere pane o acqua… insomma per le prossime 2 ore, dipenderemo da lui. Le guide si muovono con molta destrezza, ci chiediamo se in realtà non abbiano degli occhiali a infrarossi (cavoli il panico: ci saranno delle telecamere che ci spiano e si divertono alle nostre spalle???) ma in realtà ci dicono che sono abituati, che conoscono bene il locale, alcuni di loro sono non vedenti.

Devo dire che se fino a questo punto ero un po’ curiosa, a un certo punto ho cominciato a “panicare”… io non sono proprio a mio agio con il buio, per esempio non riesco a dormire completamente al buio! Le mie sorelle lo sanno bene, hanno condiviso con me per anni la camera e le obbligavo a tenere la tapparella un po’ sollevata… credo che sognassero di andare via di casa solo per poter dormire finalmente completamente senza luce J

Va be dai, mi faccio coraggio e seguo la fila indiana… eccomi completamente nell’oscurità a grande sorpresa non fa cosi paura. Yamen mi aiuta a trovare la sedia e mi descrive tutto quello che c’è sul tavolo.
Trovo il pane! Ieeeee!!!! riesco a versare l’acqua nel bicchiere senza buttarla tutta fuori… ovviamente ho messo un dito nel bicchiere per indicarmi la linea da non oltrepassare J


E poi arriva il piatto… non c’è altra soluzione che toccare il contenuto con le mani per avere un’idea della consistenza, mmmm sembra carne, poi c’è una cosa un po’ molliccia a destra, forse verdure?
Non mi resta che provare…. Non mi piace molto, sembra carne bollita, tipo una “Blanquette de veau” e le verdure sembrano bollite pure quelle, delle carote! Io odio le carote bollite! Va bè cedo il mio piatto dopo avere timidamente tentato di tagliare con le posate la mia carne, solo per il piacere di provare che per il gusto della carne in sé.
E mi rifaccio con il dolce, una specie di “Tarte Tatin” con un grosso cookies al gusto di amaretto.
Alla fine la guida ci chiede cosa pensiamo di avere mangiato e più o meno abbiamo indovinato, solo che la carne non era vitello, ma agnello, ecco… non poteva proprio piacermi! 
Svelato in fine il menù:
Il piatto: “Navarin d’agneau” con carote e panais (Pasitinaca !!! cliccate sul link per vedere di che razza di ortaggio si tratta J). C’era pure un “Feuilleté de champignons” che non ho proprio identificato per fortuna: mi fanno schifo i funghi!
Il dessert : “Tarte aux pommes caramelisées” e crema pasticcera con mritilli e uva (era una "cosa" liquida con dentro un chicco di uva, va beh !)

Cena finita

Si esce in fila indiana e all’uscita un menu fotografico che illustra quello che abbiamo mangiato, anche se onestamente non credo che abbiano fatto lo stesso dressing accurato del piatto, a me sembrava un po’ tutto mischiato!
Per concludere: esperienza carina, divertente, costosetta, cibo senza interesse.
Quanto all’utilizzo dei diversi sensi… non so:
  • il tatto forse, per esplorare il mondo (tavolo, piatto, accidentalmente il vicino J)
  • l’udito… io al buio non sento, ma credo anche gli altri, perché abbiamo tutti un po’ gridato, non era c’era  un’ ambience molto intima e si sentivano le discussioni di tutti,
  • l’olfatto… non è il mio forte

Tutto ciò mi ha ricordato la scena di un film piuttosto stupido (mi si conceda il riferimento: ne vedo anche di più intelligenti!) in un ristorante simile a New York: La fontana dell’amore:



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