domenica 1 marzo 2015

No touch policy

Mi rendo conto di come é difficile non toccare niente e nessuno. Non appoggiarsi a niente, non sedersi, non portare le mani al viso, non stringere la mano a chi inocntri per la prima volta, non abbraccaire chi rivedi dopo tanti anni…
Tutti i cartelloni o i poster riportano il divieto di toccarsi. 
Le persone ci provano, ma non é facile, culturalmente sono abituati a comuniare con il  corpo a toccarsi, salutarsi con piccoli cesti e rituali he vanno al di là di una semplice stretta di mano.
Da quando i casi sono molto diminuiti sembra che le persone abbiano ripreso ad avere dei contatti, anche se il paese non é ancora stato dichiarato « Ebola free ».
Per la prima volta in piu di dieci anni di esperienza, nessuno mi ha offerto una sedia durante la mia visita nelle zone in quarantena. Nessun bambino si é avvicinato tentando di stringermi le mani o toccarmi un braccio, i saluti sono distaccati, apatici, senza sorrisi. Tutto cio’ mette molta tristezza, le persone hanno ancora paura, e lo shock di tutto quello che é successo in questi ultimi mesi é tangibile.
Per le mie equipes é talmente difficile avere una relazione di aiuto quando devono mantenere i 2 metri di distanza o quando devono fare counseilling ad una persona seduta. Il contatto umano é quasi impossibile da stabilire con queste misure di sicurezza, che in alcuni casi accentuano la discriminazione verso le vittime di Ebola.

I giorni passano senza nuovi casi confermati, si deve arrivare a 42 giorni per poter dire che l’incubo é finito…

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