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venerdì 18 febbraio 2011

Un triste Parigi Dakar

Non parlo della corsa ovviamente, ma del viaggio in aereo per venire ad un workshop, 4 giorni fa.
Questa volta non ho decollato con un bicchiere di champagne alla mano, ma con un grido straziante che ha accompagnato i passeggeri per piu di un’ ora.
Una dolorosa domanda di aiuto: "aiutatemiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, non voglio partire! Non voglio andare a Dakar, non é casa mia…. non ho niente laggiù, mi uccideranno. Portatemi ovunque, ma non la… non sento più le mani…toglietemi le manette, fa maleeeeeee, aiutatemiiii…"

Appena imbarcati, capiamo tutti che sarà un decollo difficile : in fondo all’aereo, seduto al posto 47E (io sono al 45H), un ragazzo si dimena, la polizia cerca di tenerlo fermo.

Grida, dice di non voler partire, di non essere senegalese. Chiede aiuto, cerca di fare in modo che i passeggeri prendano parte agli eventi per cambiare il suo destino.
Riesce ad attirare l’attenzione. I curiosi si avvicinano, quelli che vogliono aiutare a tutti i costi, danno consigli e offrono possibili soluzioni.

Ma chiaramente si tratta del rimpatrio di un immigrato clandestino. La sua sorte é già decisa e immutabile.
Le grida si fanno più forti, i passeggeri hanno paura e cominciano a chiedere di scendere.
E’ panico totale e l’aereo non decolla.
Il responsabile della sicurezza e il pilota vengono fino in fondo all’aereo, nervosi e seccati per dirci che la situazione é sotto controllo, che sono abituati a questo genere di cose, che non dobbiamo prendere le parti di nessuno, che siamo in un quadro perfettamente legale e il “tipo” smetterà di gridare una volta che l’aereo sarà decollato perché non avrà più nessuno da influenzare e niente da ottenere.
I passeggeri sono molto arrabbiati, hanno pagato un viaggio normale, vogliono un viaggio normale. Alcuni ridono, altri commentano nervosi.
Nessuna pietà per questa persona che sta vivendo la fine di speranze e sogni, e non smette di dire “non sapete cosa ho dovuto fare per arrivare fino a qui…!”
Eh già… quante di queste storie ho letto e ascoltato… mi vengono le lacrime agli occhi e una stretta al cuore: il viaggio che ha dovuto fare ( il deserto, la Libia, il mare…), quello che lui e la sua famiglia hanno dovuto pagare, i debiti, i compromessi… le speranze e le responsabilità di cui é stato investito dalla sua famiglia, l’arrivo in Europa, la fatica di una vita clandestina e senza mezzi.
E ora lo sconforto, la sconfitta la vergogna del ritorno… non ci vuole tornare a casa sua, la rinnega, ovunque ma non Dakar, non puo’ tornare da chi ha inultimente messo i soldi, la vita, le illusioni, nelle sue mani.

L’aereo decolla e come previsto, smette di gridare e supplicare. Sono tutti felici e contenti di riprendere il viaggio verso le meritate vacanze.

E io mi sento male… quante volte mi lamento per la mia “difficile” vita di straniera a Parigi, senza tutti i miei comfort e con poche certezze per il futuro.
Ovviamente questo viaggio mi insegna che devo relativizzare e minimizzare le mie “sofferenze”, per rispetto a chi soffre davvero, a chi é davvero straniero e senza diritti... ovunque.

sabato 29 gennaio 2011

In visita nelle regioni Kanem e Bar el Gazal

Una settimana passata tra Mao e Moussoro…
Se dovessi riassumere con parole chiave, direi : sabbia, sole, cammelli, grandi distanze.
Eh si, per fare la supervisione delle attività tra un villaggio e l’altro si devono fare 2 ore di macchina nel deserto, dove si incrociano cammelli, asini, vacche e capre, poche persone, qualche casa isolata. Per me é stata un’avvenura diversa dal solito e mi sono divertita tantissimo, per le persone che vivono qui e che quando hanno un bambino malato si devono fare ore e ore sotto il sole a piedi é sicuramente meno divertente. E in effetti sembra assurdo che qualcuno possa vivere su queste terre cosi aride, senza accesso ad alcun servizio. Anche i progetti di aiuto umanitario sono difficili e costosi, spesso concentrati nei grandi centri abitati.
Le persone sono splendide, gentili, aperte, anche se la loro terra sembra essere cosi’ ingrata e ostile.
E per chi ne dubitava ecco la prova che ho visto i cammelli J

Tanti, tantissimi. Il giorno che sono partita c’era il mercato nella piazza di Moussoro, piena di animali, ma soprattutto cammelli ! Come mi piacciono !
Beh, dai, mi rimetto al lavoro, dopo questa visita intensa é finito il tempo di fare il turista, bisogna mettere tutto su carta e trasformare le idee e le grandi riunioni fatte con il personale e le persone dei villaggi, in un vero e proprio progetto. Entro stasera...

giovedì 20 gennaio 2011

In volo verso il Tchad

Nuova avventura anche se cortissima, ma lasciare Parigi per 10 giorni mi farà bene.
Per quanto sia stupenda, ultimamente lavoro talmente tanto che non mi rendo nemmeno conto di dove sono. Sì, una pausa ci vuole, per rimettere le cose a posto.

Si parte...
Figo! Air France deve aver ricevuto le mie lettere di protesta per il volo annullato a Natale, la valigia consegnata dopo 13 giorni e il personale maleducato, infatti mi fanno viaggiare in prima. Wow, un decollo con un bicchiere di champagne! E quando mi ricapita piu’?
Non ho ceduto alla tentazione del bis ordinando invece un bicchiere d'acqua, per mia fortuna, visto che è finito direttamente sui miei pantaloni! Che figura di merda, tutti sono accorsi in mio aiuto, ma come mi dice gentilmente lo Steward, non hanno pantoloni di ricambio e il vicino mi rassicura "non si preoccupi, abbiamo tutti visto cosa é successo!" ridendo e guardandomi la chiazzona di acqua proprio li. Effettivamente sembra proprio che mi sia fatta pipi addosso :-)
Atterro a N’djamena… fa freschino, i profumi sono diversi dal solito, é un’Africa che non conosco e sono eccitatissima all’idea di vedere il Sahel… se non fosse l’ansia di vedere tutti questi uomini armati un po' ovunque. Va beh dai, cerco di rilassarmi e fare un bel sonno, domani si comincia a lavorare alle 7h30.

martedì 30 novembre 2010

Haiti, la ferita dell'anima

Cosa é successo dopo il passaggio di Tomas ?
L’isola l’ha scampata bella, anche se non in tutte le zone… ma, subito dopo, l’epidemia di colera ha disseminato morte e angoscia.
La popolazione, sopratutto in Artibonite, é stata duramente colpita : in un mese più di 1600 persone sono morte, credo sia qualcosa di assolutamente sconvolgente. Il panico, il dolore, la paura, hanno reso fragile chi era già troppo fragile per reagire. Le credenze popolari e la ricerca di un senso a tutto cio’ che sembra solo una maledizione, lasciano le persone inermi, prive di forza e risorse psichiche, per affrontare una nuova prova, il lutto dei proprio cari, buttati in fosse comuni. Incapaci di ascoltare i messaggi di promozione all’igiene e di prevenzione, oltre che ovviamente di mettere in atto dei semplici gesti per scongiurare il contagio e la continua propagazione.
Tutto cio’, visto da lontano, é l’ennesima tragedia del mondo e le cifre non dicono niente, restano vuote.
A me, fanno male, e per fortuna da qui, ancora per poco, posso provare a rispondere con le mie competenze e proporre dei programmi di salute mentale in complemento a tutto quello che già si fa.
Forse come é scritto nell’ultimo numero di Lantinoamerica, di Haiti non gliene frega niente a nessuno… ma sabato scorso alla Pagode, bellissimo cinema di Parigi, molte persone sono venute a vedere un lungometraggio spettacolare : « Haiti la blessure de l’âme ».
L’avevo già visto a Haiti, con la mia equipe di psicologi, e onestamente non me la sentivo molto di rivederlo, é molto « forte » e scioccante, ma dovevo rispondere alle domande del pubblico, anche se in reltà ero afona (colpa del freddo di Oxford)…
Eh già, le ferite dell’anima di Haiti sono profonde e sembrano non finire mai !
Domenica scorsa le elezioni presidenziali si sono svolte nel caos e all’insegna della frode e adesso vedremo come si manifesterà lo scontento generale.

giovedì 4 novembre 2010

Haiti... aspettando Tomas

Forse é vero… Haiti é un paese maledetto.
Difficile da credere, difficile da immaginare, ancora piu difficile vivere questo momento di attesa da lontano.
Attesa di cosa? Bé... del ciclone Tomas che, se non cambia improvvisamente direzione e forza, domani potrebbe devastare l’isola.
Se penso ai danni della picocla tempesta di poco piu di un mese fa, mi vengono i brividi a immaginare cosa potrà essere domani per tutti gli sfollati che vivono in ripari di fortuna con teloni di plastica ormai consunti, puntellati su esili bastoni di legno.
Dopo il terremoto e l’epidemia di colera (che ancora non cessa di colpire l’Artibonite) ci mancava solo un ciclone.
Ieri Tomas si era ridotto al punto di essere solo un piccola “depressione tropicale” e abbiamo tutti sperato che restasse cosi e addirittura che si dissolvesse come per magia. E no, niente magia. Adesso non resta che prepararsi e apettare.
Il mio pensiero e il mio cuore sono con i miei colleghi e con gli hatiani che stanno per affrontare l’ennesima drammatica prova.

domenica 17 ottobre 2010

Il banchetto della fame

Un inizio duro a Parigi… ma ne parliamo un’altra volta.

Oggi voglio raccontare una cosa per la quale sono molto orgogliosa di essere qui e del lavoro che faccio. Ieri, 16 ottobre, era la giornata internazionale dell’alimentazione e Action Contre la Faim in collaborazione con l’Unione Europea, ha organizzato una campagna di sensibilizzazione sulla malnutrizione a Parigi, proprio sotto la Tour Effeil.

10.000 piatti sono stati messi a Champ de Mars per simboleggiare i 10.000 bambini che ogni giorno, nel mondo, muoiono per la malnutrizione, ovvero 3 milioni e mezzo di bambini l’anno! La malnutrizione acuta severa é una malattia molto grave, ma si puo’ curare... ed é quello che Action Contre la Faim fa ogni giorno.

Inutile dire come é stato suggestivo, vi lascio le immagini e un link per approfondimenti sull’evento : http://lebanquetdelafaim.org/



Le Banquet vu du ciel
envoyé par actioncontrelafaim. - L'info video en direct.

giovedì 7 ottobre 2010

Ciao Haiti

Lascio questo paese.
Finisco un’esperienza unica che rimane profondamente incisa nel mio cuore. E’ stata dura, il lavoro troppo, i momenti di scoraggiamento non sono mancati; ma nemmeno per un secondo ho rimpianto la scelta. Partire per Haiti è stata una scelta difficile. Oggi mi sembra l’unica cosa che avesse senso fare per me, per la mia vita… perché Haiti è stata una vera sfida a livello personale e professionale: ho dovuto rimettere in discussione quella che sono. Sono felice del risultato.
E ora sono pronta per una nuova avventura, il cammino continua …
Ma prima di lasciare Haiti, fisicamente e con il cuore, un ultimo pensiero per questo popolo cosi sfortunato: venerdì 24 settembre su Port-au-Prince si è abbattuta un'altra disgrazia, lo strascico della tempesta tropicale Matthew.
La mattina del sabato siamo andati a fare una valutazione della situazione per capire cosa era successo nei vari campi di sfollati. Erano circa due mesi che non ci andavo… mi si è stretto il cuore nel vedere come i teloni di plastica e le tende sono state spazzate via. Le persone che vivevano in 7, in uno spazio di 3 mq, adesso non hanno più nemeno quella piccola area per ripararsi.
Senza forza, rassegnati e sfiduciati, gli haitiani stavano cercando di ricostruire ripari di fortuna…
Parto, ma il mio cuore resta lì con loro e non smette di sperare che possano avere un futuro migliore di questo orribile presente.

sabato 28 agosto 2010

Haiti... Uragani, Tempeste tropicali e Cicloni

Uragani, tempeste tropicali e cicloni, sono diventati la mia nuova passione. Grazie ad una collega del dipartimento Acqua e Risanamento (in italiano fa un po strano...) ma anche perché le minacce per Haiti diventano ogni gionro piu concrete. Mi diverto a guardare l’evoluzione della situazione ogni giorno: per ora l’uragano Danielle e la tempesta tropicale Earl, sembrano risparmiare l’isola... ma subito dietro di loro ecco apparire un probabile ciclone. Il cerchio in rosso verso Capo Verde che si vede nell’immagine ha l’80% di possibilità diventare un ciclone nelle prossime 48 ore, un ciclone che si chiamerà Fiona. E’ ancora presto per sapere quale sarà la traiettoria, anche se sembra proprio mirare in questa zona
La stagione ciclonica si sta intensificando come previsto e mi auguro davvero che Haiti non sarà troppo colpita quest’anno, é troppo vulnerabile et gli sfollati sono ancora centinaia di migliaia, in realtà si avvicinano ai 2.000.000...
Il dipartimento della Protezione Civile prevede che quest’anno ci saranno una quindicina di cicloni nel Pacifico, nella media degli ulimi anni, a differenza del 2009 dove ce ne sono stati “solo” 9.
Lo scenario più probabile sembra essere molto simile al 2008 che per Haiti é stato in assoluto l’anno più duro e devastatore: 4 cicloni successivi che hanno portato a migliaia di morti e danni materiali importantissimi.
Esiste un piano di contingenza, ma non sarà facile essere reattivi e avere a disposizione tutto il materiale necessario: i materiali destinati alla risposta ai cicloni del 2009 che non erano stati usati, sono stati poi impiegati tutti per il terremoto e i magazzini non sono ancora stati riforniti. Senza contare che grande parte di materiali erano e sono nei depositi in Asia... e adesso sono utilizzati per l’emergenza Pakistan.

Stiamo vedere, ci prepariamo, ma soprattutto speriamo...

martedì 4 maggio 2010

Scossa 4.4

Ieri a quest’ora la terra ha tremato.
Eravamo tutti in ufficio, ognuno preso nelle attività quotiane. Io ero al pc e all’improvviso sotto i piedi ho sentito come se stesse passando un’onda gigantesca, contemporaneamente un boato tipo tuono.
Vedo i miei colleghi scheggiare fuori e ovviamente li ho seguiti... tutté le ca 100 persone presenti in quel momento si sono gettate fuori.
Visibilmente scioccati gli haitiani, visi molto tesi tra gli esptriati che vivono qui da subito dopo il terremoto del 12 gennaio e da allora di scosse ne hanno già sentite. Noi i nuovi, molto in panico.
E’ stato tremendo... non si sono riscontrati danni materiali, ma la popolazione che cerca a fatica di riprendere un ritmo normale, vive con lo stress perenne che quanto avvenuto si riproduca. E queste scosse ovviamente non fanno altro che ritraumatizzare e rallentare il processo di riscostruzione, soprattutto psichico.
Ci sono persone che dopo gennaio non hanno mai piu voluto tornare in ambienti chiusi, 4 amministratori locali da allora lavorano sui dei tavoli in cortile. Alcuni espatriati non hanno mai piu voluto lasciare la tenda, anche quando si sono liberate delle stanze nelle nuove case.
Ieri tutti siamo rimasti a lavorare fuori.
Non avrei mai immaginato di reagire con tanto panico e paura... verso sera tutto é tornato tranquillo e “normale”. Poi la notte qualche inquietudine é tornata a farmi visita, anche per altri é stato cosi, mi rincuoro.
Alla radio ho sentito che le famiglie già poco convinte di mandare i loro figli in scuole di cemento, dopo ieri hanno definitivamente deciso di tenere i bimbi lontano dalle scuole a meno che non siano tende.
Dopo ieri é più facile immaginare e capire.
nelle foto: ieri pomeriggio, lavoro in cortile

domenica 2 maggio 2010

Biscotti di argilla per (soprav)vivere

Venerdi pomeriggio ho cominciato a fare la discussione di casi con l’equipe di psicologi.
Devo dire che é estremamente interessante soprattutto per comprendere meglio gli aspetti culturali caratteristici del popolo haitiano.
Questa settimana la discussione si é centrata sul disturbo di “pica”, in italiano picacismo, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione di sostanze non commestibili come la terra, la sabbia, la carta etc.
Lo psicologo che ha portato l’attenzione su questo disturbo dice di avere molti casi nella zona in cui lavora, riguardante soprattutto donne incinta.
In realtà é molto curioso vedere che uno psicologo identifichi questo problema come un disturbo psicologico, perché ad Haiti é culturamente diffuso e accettato che sopratutto le donne incinta mangino quelle che si chiamano le “galettes de boue”, dei biscotti di argilla. Per anni i biscotti di argilla sono stati alla base della dieta delle donne incinta con carenze di calcio. Purtroppo pero’ con la crisi mondiale e l’aumento del prezzo del riso, questa pratica alimentare a rischio ha cominciato a espandersi a tutta la popolazione, inizialmente nelle zone rurali o nelle bidonville di Port au Prince ed ora diffusa ovunque.
I biscotti di ariglla sono molto meno cari e accessibili a tutti. Per renderli piu gustosi vengono conditi con sale o altre spezie, sembra che il gusto non sia poi cosi male, ma che lasci nella bocca una sensazione terrosa per molte ore.
E’ comunque molto difficile accettare che ci siano persone talmente povere da riempirsi la pancia d’argilla per non sentire la fame.

venerdì 23 aprile 2010

Psicologa stressata :)

Che fatica questa settimana! interminabile… lontani i giorni in cui il venerdi sera significava l’inizio del week end. Le ore di lavoro sono diventate 14 al giorno e non bastano mai. Fa caldissimo e di sicuro questo non aiuta.
Oggi l’autista che mi portava a uno dei tanti cluster di coordinamento mi ha chesto se anche gli psicologi a volte sono stressati. E’ rimasto molto sorpreso quando gli ho detto di si. Eh si, non siamo immuni soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Per esempio oggi mi é stato chiesto di fare un debriefing ad un collega che é stato aggredito durante una distribuzione alimentare e un’ora dopo ho fatto un bel giretto in un quartiere completamente distrutto, direi in briciole: Carrefour Feuille.
Molto forte l’impatto, montagne di sassi, tende di sfollati ovunque che vivono vicino a quello che resta della loro ex vita, a fianco di quesi sassi che ancora ricoprono i loro cari.
Gli abitanti del quartiere spaccano a mano le case in bilico, sventrate, piene di crepe. Caricano tutto sulle cariole e portano via i detriti... sembra non finire mai.
Ho trattenuto le lacrime diverse volte durante la visita.
Ho anche sorriso nel vedere semplici scene di vita quotidiana, nelle foto vedrete dei bimbi bellissimi, che spero aiuteremo a breve a recuperare un po di serenità. Sono proprio loro i più vulnerabili di questa zona, almeno secondo il pastore e il presidente del comitato del quartiere. Molti sono rimasti orfani, altri hanno visto tutti i loro amici morire.
Mi rendo conto che questo post in realtà non racconta niente... é solo uno sfogo, diciamo che é come se mi fossi fatta una specie di autodebriefing :)

venerdì 15 gennaio 2010

Aiutiamo Haiti... (non) a tutti i costi...


Sono molto arrabbiata e sconfortata, cosi tanto che non riesco a mettere in ordine i pensieri per poter spiegare di cosa sto parlando.
Ci provo...
Sono passati pochissimi giorni dalla tragedia di Haiti e molti professionisti delle emergenze si sono attivati e organizzati per prestare i primi soccorsi e definire piani di intervento per la ricostruzione.
Eppure insieme a tutti loro si stanno muovendo anche quelli che, questo lavoro, non lo sanno fare, che sperano di ottenere qualcosa, se non subito, magari in futuro! Raccogliere soldi, inventare progetti, improvvisarsi tecnici esperti per averne un tornaconto di immagine, aprirsi nuove possibilità, aggiungere un paese di intervento alla lista, per autocelebrarsi come i più bravi o forse, più banalmente, per non essere da meno. Ne ho abbastanza di vedere questo approccio agli aiuti umanitari e alla cooperazione internazionale: non bastano buona volontà e voglia di fare "qualcosa". Bisogna essere preparatissimi per essere veramente di aiuto!
Haiti è molto piccola, in questo momento è affollata di cadaveri, tutto è distrutto! Non capisco perché non si lasci il posto ai veri professionisti, A chi era già la prima e che quindi sa come muoversi, conosce il paese, le persone, le istituzioni.
Trovo questo "gettarsi sulla torta" una grande mancanza di umiltà, incapacità di riconoscere che non si può sempre fare tutto e male, che non si può essere sempre ovunque solo per cogliere delle occasioni. La trovo una grande mancanza di rispetto per la vita umana.
Questo non vuol dire che noi, seduti davanti ai televisori, possiamo essere solo degli spettatori. Non siamo impotenti: possiamo contribuire con le nostre donazioni.
Non vi dirò a chi dare i vostri soldi, chi è bravo e chi no, chi sa fare il proprio lavoro e chi invece si mangerà i vostri soldi, perché è solo una mia opinione. Se conoscete associazioni affidabili e siete certi di come verranno usati i vostri soldi, non esitate! Se invece siete disorientati e sfiduciati davanti a tutte le assillanti rischieste del momento, vi segnalo a chi mi sono affidata io. Oltre ad una organizzazione non governativa francese per cui ho lavorato, li ho dati anche a MSF (Medici Senza Frontiere). Perché?
- perché erano già ad Haiti prima del terremoto, con le loro strutture sanitarie
- perché hanno personale molto qualificato
- perché sono specialisti delle emergenze e hanno i mezzi logistici per organizzarsi al meglio
- perché useranno davvero le donazioni ricevute per aiutare Haiti. Io alla loro trasparenza credo.
ecco il link


...e in ogni caso, mi raccomando, non restate a guardare!

lunedì 6 ottobre 2008

Op! un bel salto per beneficienza

Segnalo una campagna di solidarietà di COOPI. La trovo molto carina e "saltare on line" è divertente... se poi qualcuno potesse saltare davvero in una delle piazze italiane nei prossimi appuntamenti... perchè no :-)
http://www.coopi.org/it/cosafacciamo/appuntamenti.php?id=1116

"L’iniziativa lancia una sfida inedita: raggiungere un milione di salti sui tappeti elastici e raccogliere fondi da destinare alle popolazioni più povere del pianeta.
Porteremo Jump! for life nelle piazze delle più importanti città italiane per offrire a tutti la possibilità di raccogliere la sfida e contribuire al nostro ambizioso progetto.
Se non puoi aspettare che il tour raggiunga la tua città o se non hai la possibilità di venirci a trovare in piazza, non preoccuparti, puoi partecipare subito a “Jump! for Life” anche da questa pagina. Clicca su “Gioca”, segui le istruzioni e… inizia la tua performance online!
Ricorda: ognuno dei tuoi salti sarà conteggiato insieme a quelli di tutti gli altri che vorranno divertirsi insieme a noi e contribuirà al raggiungimento di “1 milione di salti contro la povertà” . Ma non solo, ogni salto on line andrà a creare un fondo fissato in 15.000 euro complessivi che Chiquita donerà, grazie al tuo impegno, per razionalizzare il sistema produttivo e aumentare la produzione agricola nell’area di Mbuji Mayi in Congo."


lunedì 17 dicembre 2007

I miei vestiti in viaggio: da Robbiate a...

Momento di vera e propria latitanza dal blog…il periodo natalizio mi occupa con la corsa ai regali, ma soprattutto con un po’di malinconia quest’anno.
Così per fare ordine nella mia testa ieri ho cominciato a fare ordine in camera mia… un vero e proprio cambio di stagione, in fondo per me lo è davvero (dal caldo africano al freddo brianzolo!)
Ho trovato un sacco di vestiti che non porto più da anni ( per taglia e moda…) e li ho messi in tanti pacchettini, poi li ho portati nei contenitori di raccolta sparsi un po’ ovunque.


E poi cosa succede a questi vestiti?
Fabio Volo a Doc3 ha raccontato “Odissea di una t-shirt”, dall’Europa all’Africa.
Ha raccontato della “Mitumba”…quei pacconi di vestiti nei cellofan che si trovano ovunque in Africa. Mi ricordo di avere pure avviato un’attività commerciale per i gruppi di donne del mio progetto, in cui potevano rivendere questi vestiti usati importati e comprati dall’Europa.
Per chi ha l’occasione è interessante vedere il film documentario “Mitumba” di Raffaele Brunetti.