venerdì 27 luglio 2007

Clowns senza frontiere

Un po’ di tranquillità a Freetown, i cattivi sono partiti per una settimana e mi godo il momento di serenità.
Ieri pomeriggio sono andata a vedere lo spettacolo dei “clowns sin fronteras” in uno dei nostri centri per bambini di strada e ex-soldato. Che bello il lavoro di far ridere i bambini... sono stati bravi e c’erano almeno 500 spettatori a seguire lo spettacolo.
Ridere é bellissimo ed il riedere deve essere in qualche modo universale... ma ridiamo tutti per le stesse cose? Non ho potuto fare altro di chiedermelo osservando questi bambini, ma anche adulti che non ridevano di tutti gli sketch. Hanno funzionato i trucchetti di magia e sono morti dal ridere quando alcuni bimbi sono stati coinvolti, ma molti gesti o suoni che farebbero ridere tutti i bambini italiani, dicono ben poco a un bambino sierra leonese. I rifermenti culturali e i processi di astrazione sono completamente differenti; credo che qui alcuni giochi e scherzi siano impossibili da comprendere o meglio da trovare divertenti. I bambini restavano a guardare un po’ interdetti, curiosi, ma silenziosi...
E’ un po’ lo stesso problema di sempre... importiamo il nostro modo di essere, il nostro modo di vedere il mondo, ma inevitabilmente non riescono a farlo “loro”. E io lavoro in progetto in cui ci si ostina a inculcare e fare comprendere Freud ai sierra leonesi... pazzesco!
Comunque tanto di cappello per queste meravigliose persone che portano il sorriso in giro per il mondo!






Quelli che per mestiere fanno ridere... nel mondo :-)




e poi leggete il dialogo dell'incontro tra Miloud e "i bambini delle fogne di bucarest"


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Uno che fa ridere.

Fa ridere chi?

Tutti, grandi e piccoli.

Piccoli quanto?

Piccoli bambini, come voi.

Noi non siamo bambini.

E allora cosa siete?

Siamo boskettari.

Cosa vuol dire?

Che veniamo dai boschi.

Quali boschi?

Le stavo facendo io le domande.

Ok, ok, continua.

I clown non dovrebbero essere al circo?

Anche, anche al circo.

E allora perché non ci sei?

Perché io sto per strada.

Ti hanno licenziato?

No.

E allora cosa ci fai per strada?

Ci lavoro.

Non è vero , per strada non si lavora. Si ruba.

Solo le puttane e i tassisti lavorano per strada.

Sei una puttana ?

No.

Un tassista?

No.

Ma chi ti paga, a te?

A volte non mi pagano.

E allora chi te lo fa fare?>>



lunedì 23 luglio 2007

La banalità del male

Riferimento altisonante, ma non sarà una recensione del libro di Hannah Arendt (La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme).
Voglio raccontare come l’odio e il disprezzo vengano spesso dall’ignoranza (nel senso di non conoscenza). E come l’intolleranza verso il diverso, la forte necessità di appartenere ad un gruppo, di essere riconosciuti e l’incapacità di vivere soli con se stessi… portino alla paura.
E come un passa parola basato su informazioni tendenziose uscito da bocche gelose, invidiose e da occhi che vogliono vedere il male ovunque e orecchie completamente tappate impediscano di comprendere la verità.
Il tizio che ha sfondato la porta ha riconosciuto di averlo fatto volutamente. Ha riconosciuto che era un attacco personale, contro di me.
Io questo losco tipo non lo conosco nemmeno! gli ho detto “ciao” per la seconda volta in vita mia la sera stessa in cui ha sfondato la porta. Ebbene mi odia a tal punto da fare una cosa del genere senza neppure sapere chi sono! Ha deciso di ascoltare la versione dei suoi amici su chi sono io. Purtroppo nemmeno i suoi amici sono delle persone raccomandabili. E nemmeno a queste persone ho mai parlato.
Il punto è proprio questo: il loro odio ( di questo si tratta, dichiarato!) deriva dal fatto che io la sera quando finisco di lavorare mi chiudo in camera mia e non sto mai con loro. Nel momento in cui mi hanno accusato di essere asociale (é veramente stato fatto come in un tribunale in cui rappresentavo il colpevole, accusata dai miei aguzzini e senza neppure un difensore!) ho semplicemente spiegato che sono libera di vivere la mia vita come meglio credo e che posso tornare a casa, farmi una doccia tranquilla, guardarmi un film o leggermi un libro in santa pace. Lavoro già tutto il giorno con loro non sono obbligata a vederli anche la sera.
Il tipo in questione sostiene che non ho il diritto di non fare parte del gruppo e che devo impegnarmi e sforzarmi di conoscerli… scusate, ma a me cosa può interessare di conoscere gente capace di atti simili? A me sembra ragionevole reclamare il diritto ad una vita privata, non siamo in colonia, non è un campeggio estivo! Siamo dei professionisti, siamo qui per lavorare e dopo il lavoro liberi di fare quello che vogliamo e di frequentare altra gente che non siano i colleghi di lavoro. Non è mica una setta, diamine!
Banalmente… gli fa male che non mi interessi conoscerlo e passare del tempo con lui e il suo gruppo. Per questo mi ha sfondato la porta e sostiene che tutto quello che non va in questa missione in Sierra Leone dipende da me e dal fatto che chiudo la mia porta a chiave per evitarli.
Non ho più parole e nemmeno pensieri… aspetto che vengano presi provvedimenti contro di lui: ho fatto un rapporto sui fatti, ma… temo che resterà impunito e io indifesa!


lunedì 16 luglio 2007

Umanitario.... a chi?

Ci ho pensato e ripensato… non sapevo se pubblicare questo post e poi mi sono detta che é giusto dare un’idea reale di quello che succede qui, di chi sono davvero le ONG, di cosa fanno e in questo caso di chi ci lavora.
Quando racconto chi sono e come si comportano i miei colleghi ricevo spesso commenti esterrefatti e stupiti del genere:"come é possibile, io pensavo che le persone fanno un lavoro cosi fossero completamente diverse". Ebbene gli operatori umanitari spesso e fin troppo spesso dimostrano di essere “meno” umanitari di quello che dovrebbero.
Ho smesso di essere Biancaneve, so bene come stanno le cose, so che é difficile trovare personale per venire a lavorare in condizioni difficili e so che non tutti quelli che fanno questa scelta hanno gli stessi valori, ma ci sono comunque dei limiti.
La foto qui sotto parla chiaro... sarebbe molto lungo entrare nei dettagli... la foto parla di un atto di gratuita violenza e cattiveria, di un espatriato (quindi europeo, per l”esattezza francese) che vive nella mia stessa casa (per fortuna solo una settimana al mese) che ha scassinato la porta della mia futura camera (avrei dovuto entrarci e fare il trasloco nel week end).

Perché? Bé a detta di chi ne sa più di me, amici suoi, era cosi ubriaco da non sapere cosa faceva, doveva andare a dormire e trovando la camera chiusa ha buttato giù la porta... peccato che camera sua lui non la chiude mai a chiave, sapeva bene che non era la sua stanza e in più se era cosi ubriaco da non sapere cosa faceva e aveva cosi voglia di dormire, perché una volta entrato non ha dormito li, ma in camera sua...?
Lo so bene che era un attacco personale, lo so bene che non é un incidente casuale, ma anche se fosse stato semplicemente ubriaco, é tollerabile un simile comportamento? Oggi i sierra leonesi vedono cosa é stato fatto e con che faccia siamo a qui a dire cosa devono fare, come possiamo fare credere di avere qualcosa da insegnare, perché dovrebbero volere l’aiuto di persone cosi? Questa gente fa di molto peggio, ci convivo da due anni (in Liberia le cose non erano molto diverse) e ancora mi scioccano, mi fanno venire i brividi.

giovedì 12 luglio 2007

Nostalgia canaglia


Uffi piove e sono già cominciate le prime beghe al lavoro. Insomma cerco di evitare di deprimermi e i miei pensieri tornano a casa, ai recenti giorni passati in Brianza.
Un anonimo chiede cosa ho fatto in questi giorni… beh a dire la verità non molto, i giorni erano pochi e sono volati come sempre tra mille piccole cose da fare. Gli obiettivi erano due riposare e cominciare a sistemare la mia casetta a Milano, quella che prima o poi diventerà il mio rifugio durante e/o dopo il mio continuo peregrinare per il mondo.
Alla fine non mi sono riposata, per niente! Ma credevo di arrivare qui stremata invece per ora mi sento in forma.
E la casa beh, ero talmente esaurita che ho provato ad avanzare nei preparativi, ma…
Giusto un esempio: sono partita per andare a dipingere la cameretta, avevo passato un ora (o più) con la mia pazientissima mammina a scegliere il colore (non volevo… ma mia sorella e l’uomino del colorificio hanno suggerito “rosa”)…sulla strada mi sono resa conto che stavo andando a Milano senza pittura e soprattutto senza chiavi di casa. Torno indietro con il pazientissimo Ivan a recuperare bidone di pittura rosa e chiavi, arriviamo a Milano e….. non ci sono rulli e pennelli!! Eppure ero sicurissima di averli lasciati li un anno fa quando avevo dipinto le altre stanze. Mi sono resa conto che ero esaurita e che non ce l’avrei mai fatta a fare tutto, i miei progetti erano un po’ ambiziosi.
E cosi anche per i mobili invece che obbligare gli uomini di famiglia a cercare una soluzione per infilarli tutti in macchina e poi farsi 5 piani di scale per portarli in casa (e ovviamente montarli), ho deciso di lasciare fare tutto a Ikea. Elena e la mamma si sono offerte di andare ad aprire la porta mentre non ci sono. Cosi quanto torno per le prossime vacanze (ottobre) sarò quasi a buon punto. Certo la camera resta da dipingere J
Nel frattempo ho finito di arredare lo spazio più utile e necessario, l’ingresso! Forse dovevo cominciare a mettere un letto e un frigo, ma l’ho detto non ci sto più con la testa.
Metto alcune foto di questa avventura e ringrazio tutte le persone super pazienti che mi hanno sopportata!



mercoledì 11 luglio 2007

Di ritorno in Sierra Leone

Ed eccomi qui, di nuovo nel mio ufficio di Freetown, stranamente deserto (il capo non c'é e questo spiega tutto!).


Arrivare é stata un'odissea anche se meno lunga, disastrosa e pericolosa di quello che pensavo.
L'elicottero ovviamente é fuori uso e anche nel caso in cui lo riparassero, mi rifiuto di prenderlo. Il traghetto si é fermato una notte in mezzo al mare e adesso non si può più usare. Potevo scegliere tra l'hovercraft e la macchina. Ho optato per la seconda, ma se tutti i mezzi che attraversano lo "stretto" che separano l'aeroporto di Lungi da Freetown ci mettono poco tempo (dagli 8 minuti dell'elicottero ai 40 del traghetto), il viaggio in macchina é un po più complicato: ovviamente é proibito per misure di sicurezza guidare di notte e quindi siccome sono arrivata alle 21.00 ho dormito all'hotel vicino all'aeroporto e la mattina dopo 5 ore di strada. Restava il dubbio delle condizioni della strada visto che siamo in piena stagione delle piogge e certo qui l'asfalto non é la regola.
Ma é andata bene... e per ora é tutto dalla "vostra inviata a Freetown" ;-)

sabato 7 luglio 2007

la Dani si sposa!

Eh già la mitica Dani si è sposata oggi. Era proprio bella e raggiante...
E' stata l'occasione per rivedere persone alle quali voglio davvero bene, con le quali ho condiviso dei momenti magici, un tuffo nel passato!
... e quanti cambiamenti, nei miei tre anni in Africa mi sono persi matrimoni e nascite di bimbi e d'un tratto mi è sembrato che la vita di tutti gli altri avanza mentre la mia è sempre ferma allo stesso punto, anche se so che a modo mio sto percorrendo la mia strada... (ah si? ma quale? :-)
Comunque bando alle crisi di mezza età, ecco qui le foto di questa indimenticabile giornata:




Per vedere tutte le foto clicca qui

in tanti a sposarsi il 07-07-07 :-)

domenica 1 luglio 2007

Biagio e la magia di San Siro

E finalmente il tanto atteso concerto di Biagio! Seppur sedata dagli antistaminici (che prendo per una presunta allergia) e stanca morta per non aver dormito tutta la notte precedente spaventata dalla possibilità di "invasione ladri", non sono rimasta in disparte a guardare. Ho cantato, urlato, riso, saltato, ballato e pianto (giusto un pochino di commozione nelle canzoni un po' più da "femminuccia").
Sono state 2 ore e mezzo stupende, dove tutto era bello e facile... solo musica e condivisione :-)

lunedì 18 giugno 2007

Toulouse... 10 anni dopo


Nel giugno 1997 partivo da Toulouse, dopo averci passato 9 mesi fantastici i più spensierati della mia vita adulta. Ho riempito il baule della vecchia Volvo verde di papà con tutte le mie cianfrusaglie ( scopa e catino rosa, milioni di fotografie, posters, ninnoli e un sacco di ricordi!)e sono tornata a casa. Triste di lasciare il mio piccolo magico mondo e allo stesso tempo felice di avere incontrato delle persone meravigliose con le quali condividere quest’esperienza, prima tra tutte Carmen :-)
Ed eccomi qui, 10 anni dopo (rabbrividisco se penso a quanto tempo è passato!) ancora a Toulouse: Sono stata a trovare Carmen per il week end ed è stato davvero bello. Abbiamo fatto così tanta strada da allora, ognuna a modo suo, ma è meraviglioso sapere che ci sono legami che non cambiano con il tempo e con la lontananza fisica.
Metto alcune foto fatte con Carmen e Lara (il suo capolavoro di bambina) per vie della Ville Rose.
Le foto sono state fatte per lo più con degli autoscatti, mettendo la macchina fotografica nei posti più impensati sotto gli occhi divertiti e a volte perplessi dei passanti, ci siamo troppo divertite! (forse di più io, Cammy si vergognava un po’ :-) e come biasimarla?)






domenica 10 giugno 2007

Domenica a Lione

Dopo una settimana di noiosissima formazione (ma anche di un successo professionale a dir poco intesso ed esaltante!) ecco arrivare il week end.

Sabato speso in piscina ( ci sarebbe molto da dire sull'impianto che ho visto e sui suoi frequentatori, ma sorvoliamo) e a fare il giro dei negozi del centro.

Domenica mattina in camper a riposare e aspettare Ivan che fa il suo giretto (ops, durissimo allenamento) in bici e pomeriggio al "Parc de la Tête d'Or". Bellissimo, mi sono divertita come una bambina, ho mangiato lo zucchero filato o come si dice qui "Barbe à papa" :-) e poi ho visto tutti gli animaloni selvaggi, che ci guardavano annoiati dai loro recinti. A dire il vero l'elefante (ovviamente il mio preferito!!) faceva un ballettino sul posto muovendo avanti e indietro le sue gambotte... troppo carino. Peccato ha piovigginato, ma almeno la pioggia ci ha risparmiato dal caldo insopportabile.




lunedì 4 giugno 2007

Chi ha paura dell'elicottero?

, io ne ho sempre avuta tanta, ma poi è un po' come tutte le cose, quando diventano routine non ci fai più caso. A Freetown per poter andare e venire dall'aeroporto è quasi una scelta obbligata prendere l'elicottero e anche se un certa apprensionre resta sempre, fino ad ora ho preferito questa opzione piuttosto che prendere il "ferry"(ci vuole una vita, ed è un casino!).
Ebbene giovedì ho preso l'eliecottero ed ero serena al punto da fare anche delle foto:



e oggi, 4 giorni dopo, questa è la notizia che mi arriva, mentre sono tranquillamente a Lione:












forse il 9 luglio prenderò il ferry...





martedì 29 maggio 2007

la Betta torna ma...

E' davvero troppo tempo che non scrivo, sono stata e lo sono tuttora impegnatissima sul lavoro... è sempre così gli ultimi giorni prima della partenza, lasciare i compiti da fare e organizzare tutte le attività in modo che possano più o meno funzionare durante la mia lunga assenza, ben un mese e mezzo di lontananza :-)
A proposito, mi sono resa conto che il mio countdown è un po' ingannevole e così chiarisco: torno a casa venerdì mattina e domenica parto per Lione dove mi fermerò per più di tre settimane ( lavoro, non vacanza!) e poi il 27 giugno sarò finalmente a casina e ripartirò per la Sierra Leone il 9 luglio...
Quindi di riposare ancora non se parla, ma almeno potrò mangiare e andare al cinema e mille altre cose che qui, ahimè si possono solo sognare!
Ma in Europa non avrò tutte le mattine questa meravigliosa vista sul mare:


giovedì 17 maggio 2007

O Zahir

Avevo cominciato "lo Zahir" di Coelho in RDCongo, per esercitarmi, lo stavo leggendo in portoghese, ma sono partita prima di poterlo finire e ho dovuto restituirlo a chi me lo aveva prestato. Lo scorso Natale me lo sono fatto regalare dalla mia sorellina Elena e l'ho letto.
Non scriverò cosa penso del libro.
Non mi aggiungerò ai centinaia di lettori che ne hanno detto tutto e il suo contrario.
Vorrei solo riportare una frase che ... visto le mie scelte di vita... mi porta necessariamente riflettere:
"La storia non muterà mai a causa della politica, o delle conquiste, o delle teorie, o delle guerre - queste sono solo ripetizioni, eventi a cui assistiamo sin dall'inizio dei tempi. La storia cambierà quando sapremo utilizzare l'energia dell'amore allo stesso modo in cui impieghiamo quella del vento, del mare, dell'atomo."
Ingenuo? forse...

martedì 15 maggio 2007

"Sacro e profano"

Non mi voglio dilungare in commenti, voglio solo farvi sorridere e condividere i miei momenti di stupore per quello che si puo' trovare nelle strade di Freetown.
Nella foto, un venditore di poster... non molto "appropriato" il suo accostamento, se non altro i bambini che si sono fermarti a guardare sono un po' perplessi e lo sono anche io...




mercoledì 9 maggio 2007

Journée Papillon

Cosa é e perché nasce la Journée Papillon ?
Non per fare la chic, ma tradotto con “giornata farfalla” ha molta meno magia e charme.
Quando lavoravo in Liberia, Corinne (delle Risorse Umane) e Nico (Amministrazione) in preda alla loro frustrazione di vivere sempre confinati in ufficio senza mai poter vedere il cielo blu africano, hanno deciso di metter colore e leggerezza ad un giorno della settimana, il mercoledì...
E cosi nasce la journée papillon in cui ci si deve vestire di rosso, arancio o rosa... ben presto il rosa é diventato il vero simbolo di questo giorno e vestirsi di rosa il mercoledì... un vero stile di vita!
Da allora ho cercato di contagiare il maggior numero di persone possibili e anche qui in Sierra Leone, alcuni dei miei colleghi si trasformano in bellissime farfalle rosa, per un giorno soltanto, il più duro della settimana, tutte le settimane.
E quindi... se leggete questo post, perché no? Che sia un reggiseno nascosto a tutti o una camicia in bella vista o una minuscola molletta nei capelli, il mercoledì... diventate farfalle!

Nelle foto un omaggio alle farfalle “fondatrici” :-) Corinne, Nico, Sonia, Betta

lunedì 7 maggio 2007

La stagione delle piogge

...e la stagione delle piogge si annuncia: sono cominciati gli scroscioni notturni, quelli da film horror che fanno accapponare le pelle… un flash di luce improvviso, un “rombo di tuono” che squarcia il silenzio e il vento che fa volare le tende, sbattere le porte e sussultare il cuore.
Adoro le piogge africane, mi affascinano più del sole torrido umido e appiccicoso. Sono curiosa di vedere come sarà qui in Sierra Leone, se simile al Congo, dove le piogge sono dei temporali dalla potenza triplicata, ma che si esauriscono in poche ore e ti lasciano il respiro con giorni di pallido sole o se invece assomiglia di più alla vicina Liberia... pioggia continua, meno violenta, ma senza sosta, tutto il giorno, tutti i giorni... per 6 lunghi mesi.

Ho aggiunto le previsioni meteo al blog, cosi potete condividere con me il clima africano (per precisare: Lungi é l’aeroporto di Freetown...).

giovedì 3 maggio 2007

Mobile 14

E rieccomi. Oggi parlerò di macchine, intendo auto.
Nell'organizzazione dove lavoro (non la cito per non essere citata... ahahah) abbiamo un parco macchine (6) degne solo di essere rottamate. Ognuna ha il suo, o meglio i suoi "problemini", ma questa: "Mobile 14" vince su tutte!
A parte le portiere che non si aprono e non si chiudono (come é possibile?), i finestrini che non scendono e le cinture talmente sporche che ci si deve sempre vestire di nero per non avere delle indelebili macchie sulla maglietta…. ha un clacson veramente "pratico": per azionarlo si deve far fare contatto a due fili, come mostra le l'mmagine.
Lavoro di precisione che costringe il conducente a distogliere lo sgardo dalla strada.
Forse può sembrare poco sconvolgente, ma in Africa si guida perennemente clacsonando, per superare a destra, per andare contro mano, per schivare cani, capre e passanti o per urlare ai taxi che si fermano in mezzo alla strada per far sedere i passeggeri e che le frecce per girare o sostare non sanno nemmeno cosa siano.
Nella foto un’idea del traffico a Freetown anche se forse un video avrebbe reso meglio, ma si possono comunque vedere in basso a destra un macchina contromano, i passanti e venditori in mezzo alla strada e immaginate le macchine che passano a destra e sinistra senza frecce con vera nonchalance.
Sempre a lamentarmi io! Ma è giusto per dire quanto sia assurdo pensare che la priorità per le nostre macchine siano l’aria condizionata o i lettori CD (secondo il parere della logistica, responsabile della gestione macchine)… forse un clacson e gli specchietti retrovisori sarebbero più utili, o sbaglio?

P.S. La prima causa di decesso degli espatriati sono gli incidenti stradali.

lunedì 30 aprile 2007

“ costa solo 5 €”


Ho finito il libro “I love shoopping a New York”!
Bella lettura impegnata eh? Non voglio giustificarmi per la scelta, insomma non si può essere sempre troppo seri no? Anche se devo confessare che in certi momenti mi sono sentita in imbarazzo … l’ho cominciato all’aeroporto di Orio al Serio il giorno del mio ritorno qui in Sierra Leone. Avevo una nuova borsa argentata, un maglioncino rosa acceso e le unghie perfettamente intonate (il mio nuovissimo smalto Chanel, n° 209-Marilyn…). Quindi anche se nel mio animo mi sento sempre alquanto sobria in quel preciso momento ho ritenuto opportuno leggere il libro piegandolo su se stesso in modo che non si vedesse la copertina.
E poi arrivata qui, in questo mondo dove tutti fanno a gara per essere i più impegnati umanitariamente (solo con le parole ovviamente, poi nei fatti… va beh lasciamo perdere, questa è un ‘altra storia) non mi sono mai sentita libera di tirare fuori il mio libro dalla borsa argentata e di leggerlo sotto gli occhi scrutatori e alquanto “giudicanti” dei miei colleghi e non.
Già lo smalto rosa aveva suscitato perplessità, commenti fruscianti, bisbigli sottovoce e occhiate di disapprovazione…
Comunque torniamo al contenuto del libro, la storia è alquanto semplice, ma è impressionante come è facile riconoscersi in Becky, la protagonista. Certo non posso dire di essere malata di shopping a tal punto, non me lo potrei davvero permettere e in più ho delle remore morali (forse sono più che altro dei blocchi psicologici).
Anche se in modo diverso da lei, mi ritrovo nell’armadio cose inutili, che non porterò mai e anche oggetti che al momento dell’acquisto sembravano tanto belli e necessari e oggi beh… starebbero bene nella spazzatura ma manca il coraggio di buttarli.
Se per Becky vale il motto “comprare solo quello che è necessario” e quello che non lo è oggi può essere un investimento per il futuro ;-) per me vale più il “ costa solo 5 €”.
Pericolosissima trappola, perché in pochissimo tempo tutti questi 5 € ne fanno 50 e il passo per farne 500 non è poi cosi tanto lontano. E la sensazione di guardare alla fine del mese le spese e non sapere come è possibile avere speso cosi tanto se tutto quello che ho comprato costava “ solo” 5 €… è all’ordine del giorno, o fortunatamente, del mese.
E poi la chicca… torno in Europa 3-4 volte l’anno per in media 12 giorni (Dicembre scorso un mese!!!) ed è fin tropo facile giustificare la mia voglia di “inutile” con frasi autoconsolatorie del tipo “ ma si, lo posso comprare, tanto poi in Africa per 3 mesi non compro niente” o “ faccio già una vita di privazioni, almeno per pochi giorni l’anno mi posso coccolare, insomma me lo merito…”.
Quello che mi manca è la spensieratezza di Becky e la sua incoscienza (per fortuna), quindi ogni volta che faccio shopping assillo tutti chiedendo se ho fatto bene sperando che mi rassicurino dicendomi che i miei acquisti sono assolutamente essenziali e necessari, ne avevo proprio bisogno. Anche se in cuor mio tutto ciò non basta e il dubbio che il mio acquisto sia frivolo e senza senso rimane comunque. E per tutto ciò che mi rendo perfettamente conto che è impossibile far rientrare nel “utile e indispensabile” non si deve far altro che rientrare in casa furtivamente e nascondere il più velocemente possibile i sacchetti nell’armadio e nel caso di scoperta beh… non resta che mentire sfacciatamente sul prezzo, era un’occasione imperdibile no?
Per il momento mi godo il mio mese a Freetown senza negozi e centri commerciali (a proposito, stanotte ho sognato di far razzia in un supermercato…)
Betta

martedì 24 aprile 2007

Benvenuti sul mio blog

Come dice la mia super scitta glitterata :
CIAO A TUTTI, amici e non, conoscenti e non, parenti e non…
Come tutti sapete… o forse no, quindi ve lo dico, vivo (o meglio tento di sopravvivere) in Sierra Leone, a Freetown.
Lavoro qui da quasi 4 mesi e tra pochi-pochissimi alti e molti-moltissimi bassi, parlo di stati d’umore e non di statura :-), cerco di lavorare e di fare qualcosa di sensato, « anche se poi un senso non ce l’ha ».
Ops, non vorrei dare l’impressione di cominciare il diario personale di una disillusa depressa e frustrata… non é cosi…
Credo scrivero’ di tutto e niente, di cosa vedo, di cosa mi succede, di quello che mi piace e non, senza la pretesa che possa interessare a qualcuno, semplicemente con la voglia di avere uno spazio di espressione tutto mio, tutto rosa !
Buon divertimento
Betta