lunedì 14 giugno 2010

Ho salutato Sean Penn!

Lavoro lavoro e ancora lavoro.
Ma a parte le feste stile beverly hills a bordo piscina (quella della casa principesca in cui vivo dopo una dura prova di vita in tenda) si riesce ancora a prendere un po’ d’aria e uscire, se non altro per bere una birra e mangiare un cheeseburger senza patatine :(
E siccome per andare in centro città esiste un coprifuoco e delle regole di sicurezza restrittive, non rimane altro che l’unico bar-ristorante-hotel del quartiere: il famoso Hotel Oloffson.
Quindi sabato sera scorso, come al solito, sono andata a bere una Prestige ghiacciata. Purtroppo come quasi sempre niente patatine, eh va bé!
In compenso, dopo una mezz'oretta, chi vedo salire le scale per venire a cena? Be niente popo' di meno che Sean Penn!!! Eh si!
In realtà che é ad Haiti é risaputo e molti dei miei colleghi lo hanno incontrato piu’ volte. Ma non pensavo che lo avrei visto a l’Oloffson perché ci era stato il giorno prima e diciamo che non é proprio il posto migliore del mondo per mangiare, anche se l’aspetto e l’ambience hanno un certo charme.
Al momento di pagare il conto lui é venuto a comprare le sigarette al bancone del bar e ci siamo salutati :)
Adesso che ho fatto la crisi dell’adolescente che vede un personaggio famoso, vi racconto cosa sta facendo Sean Penn ad Haiti...
E’ arrivato il 21 gennaio, pochi giorni dopo il terremoto portando viveri e medicinali come aveva già fatto per l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005.
Sembrerebbe che abbia salvato una donna e il suo bambino che erano rimasti intrappolati sotto le macerie e la leggenda narra anche che sia stato visto trasportare i bagagli di una donna e i suoi 4 figli nel bel mezzo del campo di sfollati di Pétion-Ville Club, mentre si spostavano nel nuovo campo “Camp Corail”.
Insomma dal suo arrivo si é dato da fare, attravero la sua associazione: Jenkins-Penn Haitian Relief Organization.
Mister Sean, come é chiamato dai bimbi del campo, ha installato un ospedale, una scuola e un centro per le donne vittime di violenze sessuali.
Senza tralasciare il suo coinvolgimento in prima persona durante le distribuzioni alimentari.
Con l’operazione « Beat the rain » si sta impegnando a dare un riparo temporaneo e sicuro agli sfollati che vivono in condizioni precarissime minacciate dall’arrivo della stagione ciclonica.
Sicuramente l’impegno di un personaggio famoso si presta a commenti, critiche, curiosità, perplessità, etc. Ma in questo caso, a parte qualche foto ridicola alla “Rambo, faccio tutto io” l’impegno é davvero da ammirare.

martedì 4 maggio 2010

Scossa 4.4

Ieri a quest’ora la terra ha tremato.
Eravamo tutti in ufficio, ognuno preso nelle attività quotiane. Io ero al pc e all’improvviso sotto i piedi ho sentito come se stesse passando un’onda gigantesca, contemporaneamente un boato tipo tuono.
Vedo i miei colleghi scheggiare fuori e ovviamente li ho seguiti... tutté le ca 100 persone presenti in quel momento si sono gettate fuori.
Visibilmente scioccati gli haitiani, visi molto tesi tra gli esptriati che vivono qui da subito dopo il terremoto del 12 gennaio e da allora di scosse ne hanno già sentite. Noi i nuovi, molto in panico.
E’ stato tremendo... non si sono riscontrati danni materiali, ma la popolazione che cerca a fatica di riprendere un ritmo normale, vive con lo stress perenne che quanto avvenuto si riproduca. E queste scosse ovviamente non fanno altro che ritraumatizzare e rallentare il processo di riscostruzione, soprattutto psichico.
Ci sono persone che dopo gennaio non hanno mai piu voluto tornare in ambienti chiusi, 4 amministratori locali da allora lavorano sui dei tavoli in cortile. Alcuni espatriati non hanno mai piu voluto lasciare la tenda, anche quando si sono liberate delle stanze nelle nuove case.
Ieri tutti siamo rimasti a lavorare fuori.
Non avrei mai immaginato di reagire con tanto panico e paura... verso sera tutto é tornato tranquillo e “normale”. Poi la notte qualche inquietudine é tornata a farmi visita, anche per altri é stato cosi, mi rincuoro.
Alla radio ho sentito che le famiglie già poco convinte di mandare i loro figli in scuole di cemento, dopo ieri hanno definitivamente deciso di tenere i bimbi lontano dalle scuole a meno che non siano tende.
Dopo ieri é più facile immaginare e capire.
nelle foto: ieri pomeriggio, lavoro in cortile

domenica 2 maggio 2010

Biscotti di argilla per (soprav)vivere

Venerdi pomeriggio ho cominciato a fare la discussione di casi con l’equipe di psicologi.
Devo dire che é estremamente interessante soprattutto per comprendere meglio gli aspetti culturali caratteristici del popolo haitiano.
Questa settimana la discussione si é centrata sul disturbo di “pica”, in italiano picacismo, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione di sostanze non commestibili come la terra, la sabbia, la carta etc.
Lo psicologo che ha portato l’attenzione su questo disturbo dice di avere molti casi nella zona in cui lavora, riguardante soprattutto donne incinta.
In realtà é molto curioso vedere che uno psicologo identifichi questo problema come un disturbo psicologico, perché ad Haiti é culturamente diffuso e accettato che sopratutto le donne incinta mangino quelle che si chiamano le “galettes de boue”, dei biscotti di argilla. Per anni i biscotti di argilla sono stati alla base della dieta delle donne incinta con carenze di calcio. Purtroppo pero’ con la crisi mondiale e l’aumento del prezzo del riso, questa pratica alimentare a rischio ha cominciato a espandersi a tutta la popolazione, inizialmente nelle zone rurali o nelle bidonville di Port au Prince ed ora diffusa ovunque.
I biscotti di ariglla sono molto meno cari e accessibili a tutti. Per renderli piu gustosi vengono conditi con sale o altre spezie, sembra che il gusto non sia poi cosi male, ma che lasci nella bocca una sensazione terrosa per molte ore.
E’ comunque molto difficile accettare che ci siano persone talmente povere da riempirsi la pancia d’argilla per non sentire la fame.

venerdì 23 aprile 2010

Psicologa stressata :)

Che fatica questa settimana! interminabile… lontani i giorni in cui il venerdi sera significava l’inizio del week end. Le ore di lavoro sono diventate 14 al giorno e non bastano mai. Fa caldissimo e di sicuro questo non aiuta.
Oggi l’autista che mi portava a uno dei tanti cluster di coordinamento mi ha chesto se anche gli psicologi a volte sono stressati. E’ rimasto molto sorpreso quando gli ho detto di si. Eh si, non siamo immuni soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Per esempio oggi mi é stato chiesto di fare un debriefing ad un collega che é stato aggredito durante una distribuzione alimentare e un’ora dopo ho fatto un bel giretto in un quartiere completamente distrutto, direi in briciole: Carrefour Feuille.
Molto forte l’impatto, montagne di sassi, tende di sfollati ovunque che vivono vicino a quello che resta della loro ex vita, a fianco di quesi sassi che ancora ricoprono i loro cari.
Gli abitanti del quartiere spaccano a mano le case in bilico, sventrate, piene di crepe. Caricano tutto sulle cariole e portano via i detriti... sembra non finire mai.
Ho trattenuto le lacrime diverse volte durante la visita.
Ho anche sorriso nel vedere semplici scene di vita quotidiana, nelle foto vedrete dei bimbi bellissimi, che spero aiuteremo a breve a recuperare un po di serenità. Sono proprio loro i più vulnerabili di questa zona, almeno secondo il pastore e il presidente del comitato del quartiere. Molti sono rimasti orfani, altri hanno visto tutti i loro amici morire.
Mi rendo conto che questo post in realtà non racconta niente... é solo uno sfogo, diciamo che é come se mi fossi fatta una specie di autodebriefing :)

domenica 18 aprile 2010

Svagarsi ad Haiti

Oggi, domenica, scrivo qualcosa di un po’ piu “leggero”... per mostrare un lato spensierato e bello di Haiti. E poi perché, nonostante il tanto lavoro, le occasioni di svago non mancano.
Spesso qui a casa vengono organizzate delle feste, in occasione di compleanni o altre ricorrenze e con il fatto che siamo 40, sembrano dei super party!
E poi ci sono ovviamente le feste organizzate dalle altre ONG.
Altrimenti si puo’ cenare fuori, i ristoranti sono molti in città, anche se il cibo non é eccellente e sono molto cari.
Nel week end si puo’ andare al mare. Io sono andata la domenica di Pasqua a Grand Govave la spiaggia più vicina uscendo dalla città, a piu di un ora e mezza di macchina.
Abituata alle spiagge meravigliose della Sierra Leone, mi aspettavo molto di piu, ma in ogni caso ho potuto mangiare delle bellissime ed enormi aragoste appena pescate.
Peccato che siano state cucinate di fianco ad un cumulo di immondizia :) e che non ci fossero delle patatine fritte come accompagnamento!
Comunque é stato un bel momento anche per vedere come gli haitiani si fanno forza per andare avanti e cercare di divertirsi, nonostante tutte le difficoltà che stanno attraversando.














venerdì 16 aprile 2010

Gonaives e i cicloni

In questi giorni sono concentrata a scrivere un progetto che, se approvato, verrà implementato nella regione dell’Artibonite, in particolare nella capitale Gonaives, che ho già menzionato nei post precendenti.
Credo valga la pena di raccontare la sofferenza di questa città sfortunata.
Dopo il terremoto molte persone sono tornate in provincia, alcune hanno semplicemente inviato i bamnini perché potessero continuare a frequentare la scuola, altri sono partiti con tutta la famglia o con quello che ne rimaneva per cercare ospitalità presso parenti.
Gonaives ospita molti sfollati e per gli abitanti della città le condizioni di vita si sono complicate. I segni del trauma recente sono evidenti e aggravano la vita di una popolazione che di catastrofi ne ha viste fin troppe.
Nel settembre del 2004 l’uragano Jeanne ha distrutto la città e causato la morte di 3000 persone. Quattro anni più tardi, nel settembre del 2008, le tempeste tropicali Hanna e Ike hanno di nuovo violentemente colpito la città. I morti sono stati 600. Come aiutare le persone che inevitabilmente si sentono impotenti davanti ad un tale destino avverso? Come ridonare la speranza a persone che hanno più di una volta perso tutto quello che avevano? Onestamente é disarmante ed é facile capire perché gli haitiani si sentano “maledetti”.

Gonaives oggi



Gonaives ai tempi di Hanna



martedì 13 aprile 2010

Sotto le macerie

Dopo una vista dall’alto, qualche immagine di quello che resta di Port au Prince… all’inizio devo essere sincera, non ero molto impressionata dai cumuli di macerie che ci sono ovunque. Avevo quasi la sensazione di essere in una grande capitale africana, tipo Monrovia, dove in centro città si possono trovare delle montagne di immondizia. Quando passavo per le strade con la macchina, avvertivo semplicemente un senso di disordine.
Poi con il tempo, passandoci ogni giorno e immaginando cosa deve essere stato vivere quei 45 secondi in cui tutto é crollato, il disordine si é trasformato in grande senso di impotenza e frustazione. Ricostruire sarà lunghissimo, forse 10 anni e l’impressione che si ha é quella di non saper da dove cominciare.
Guardo quelle montagne di sassi bianchi e penso a quanti sono ancora li sotto. A quante persone non hanno ancora potuto recuperare i corpi dei loro cari.
Uno dei progetti dell’organizzazione per cui lavoro, prevede di pagare delle persone per sgomberare le strade e le case dalle macerie... ogni giorno i miei colleghi trovano resti umani, é davvero qulacosa di inimmaginabile!
Nel frattempo lo Stadio Sylvio Cator é stato sgomberato e le 7.000 persone che si erano installate sul campo in erba sintetica sono state costrette ad andarsene senza offrire loro un’alternativa... sono completamente senza riparo e da una settimana piove ogni notte...



venerdì 9 aprile 2010

Port au Prince dall'elicottero

Pensavo e speravo di tenere il blog un po’ piu aggiornato, ma fino ad oggi non ho avuto un attimo di pausa, a parte forse domenica scorsa, che era Pasqua (mettero’ le foto della gita al mare prossimamente)
Di cose da raccontare ce ne sarebbero davvero tante… Forse protrei cominciare da una presentazione panoramica.
Ieri sono tornata da una visita a Gonaives (tema della prossima puntata) in elicottero. Ovvimente é stato piu veloce che le 4 ore di macchina dell’andata, ma che paura !!! In realtà il viaggio é andato benissimo ed ero piuttosto serena, ma prima di partire ero davvero in apprensione, chi segue il blog da tempo sa che nel 2007 in Sierra Leone l’elicottero che avevo preso due giorni prima, ha preso fuoco in volo e tutti i passeggeri a bordo sono morti.
Ma sorvoliamo la questione, sarà meglio non pensarci troppo visto che mi toccherà fare questo viaggio abbastanza regolarmente.
Tutto cio’ per dire che ho pututo fare delle foto dall’alto all’arrivo a Port au Prince. Mi aspettavo di vedere i danni del terremoto meglio di come si vedono percorrendo le strade della città, o almeno di avere una visione d’insieme migliore, invece quello che salta all’occhio dall’alto, sono le distese di tende di fortuna dei campi di sfollati. Sono tantissimi, alcuni enormi, altri piu piccoli… fa un certo effetto.
10 minuti fa la notizia ufficiale del primo sgombero di un campo… i campi verrano spostati altrove, in luoghi meno centrali e forse piu attrezzati… un po’ perché quelli esistenti sono in zone pericolose e con l’arrivo della stagione delle piogge e dei cicloni rischiano di esser spazzati via, un po’ per ragioni un po’ piu’ futili, tipo il campo allo stadio sarà smantellato al piu presto per permettere le partite di calcio.
Comprensibile che si voglia tornare ad una certa normalità, ma i nuovi campi attrezzati non sono per tutti, non c’é abbastanza posto. Le persone sono incoraggiate a tornare ai luoghi di origine… ma non tutti hanno membri della famiglia disposti ad accoglierli. La società haitiana é molto individualista e poco incline alla solidarietà. Sicuramente é una forma di resistenza alle innumerevoli calamità e situazioni di instabilità politica che vivono da sempre. Senza tralasciare che le persone che sono a Port au Prince sono venute dalle zone rurali in cerca di fortuna, proprio perché nelle loro terre di origine le condizioni di vita erano durissime.
Difficile immaginare cosa succederà nei prossimi giorni…
Nelle foto, i campi sono quelle masse di puntini bianchi e blu.

venerdì 26 marzo 2010

Haiti: le Baby Tents

E' sempre un po' difficile raccontare il mio lavoro, non sempre riesco a rendere l'idea di cosa faccio concretamente. Quindi quando ho trovato questo video su uno dei progetti che seguo ho deciso di condivederlo.
Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di dare un supporto psicologico e / o nutrizionale alle donne incinta, alle donne che allattano, ai bambini di età inferiore ai 5 anni e alle persone affette da trauma in seguito al terremoto del 12 gennaio. Per ora a Port au Prince le Baby Tents sono 14 e diventeranno a breve 18. A Gonaive, nel centro del Paese, le tende sono 4 e diventeranno 8. In ognuna lavorano un'infermiere, un educatore e uno psicologo.
Potrei dilungarmi molto, sugli aspetti teorici del progetto, ma vi lascio alle immagini.
Adesso vado a dormire nella mia tendina in giardino e domani sicuramente faro' visita ad una baby tent.

Gli altri progetti sono un po' piu' "complicati" da raccontare, ma ci provero' prossimamente...

domenica 21 marzo 2010

HAITI... si comincia

Eccomi qui, dopo 5 giorni dall’arrivo ad haiti
Rassicuro tutti dicendo che sto bene e che le condizioni di vita sono meno complicate e dure del previsto.
Dormo nella mi tendina in giardino, ma non é poi cosi male. La valigia é in casa al riparo da eventuali piogge, che hanno cominciato ad essere sempre più frequenti la notte.
La casa é spettacolare e quando, prima del terremoto, ci vivevano solo in 4 doveva essere una specie di reggia.
Adesso che siamo in 45 e solo 12 hanno recentemente potuto entrare nelle uniche stanze disponibili, sembra più un accampamento.
Ovviamente niente se si pensa ai campi degli sfollati che sono sorti davvero ovunque.
Domani primo giro in città e nei campi in cui lavoriamo.
Per ora, non ho visto molto della situazione, arrivando dall’aeroporto fino qui a casa in realtà non si ha l’idea di quanto é successo. Sembra di arrivare in una qualsiasi città africana.
Poi la mattina dopo sono subito partita per Gonaive, nella regione dell’Artibonite, a nord di Part au Prince. Viaggio tranquillo di 4 ore.
Ho visitato i progetti e lavorato lavorato lavorato. Quindi tra le ore di lavoro, di viaggio e il fuso orario, sono distrutta. Oggi é domenica, sto approfittando di una piccola pausa, ma tra pochi minuti le riunioni ricominciano.
Purtroppo per il momento sono sfornita di macchina fotografica, quindi i miei post saranno piuttosto narrativi.
Per i pochi psicologi che seguono il blog, prossimamente racconterò in dettaglio i progetti che dovrò coordinare, é talmente enorme la mole di lavoro!!!

martedì 16 febbraio 2010

Una scossa alla vita...partenza per HAITI

Da sempre, anche prima che diventasse lo slogan della Pampero per pubblicizzare il rhum, la poesia di Pablo Neruda "Lentamente muore", mi obbliga a mettermi in discussione.
Spesso leggo e rileggo le parole di questa poesia, per motivarmi, per trovare il coraggio, per darmi degli alibi...
Ebbene, è tutto rinchiuso in queste righe:
"Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati."
Devo dire che in questa situazione, i consigli sono stati "poco sensati" e più orientati a spingermi a capovolgere il tavolo. E io l'ho capovolto.

Ancora una volta ho dato le dimissioni. Ancora una volta lascio un lavoro "sicuro", se non altro comodo, per inseguire una passione, un'ideale... tra un mese parto per Haiti.
Il progetto ancora in fase di definizione si prospetta molto bello ed interessante. Sono ancora un pò tesa e preoccupata per le difficili condizioni di vita che mi attendono, un po' disorientata dalla brutta reazione di alcune persone di fronte alla decisione.... per poter pienamente godere di questo momento di gioia. Ma dentro di me sento di essere stra-entusiasta!
Un'altra bella sfida, questa volta mi chiedo se ne sono veramente all'altezza... lo scopriremo :-)
Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicini e mi hanno resa consapevole di quello che volevo davvero....

sabato 6 febbraio 2010

Amsterdam: la vita in vetrina

Settimana lunga e incasinatissima! Non avevo ancora avuto il tempo di raccontare il bellissimo week end passato ad Amsterdam. Non c'ero mai stata e l'ho trovata molto carina, le bici ovunque, le casette sull'acqua tutte storte, la birra ;-)... io non mi lascio andare a vizi e quindi non ho potuto apprezzare i coffee shop, ma un giro per il quartiere a luci rosse l'ho fatto.
Divertentissimo vedere le "signorine" svestite in vetrina, anche se onestamente non le ho trovate così accattivanti, ma direi piuttosto ridicole. Invece le vetrine più belle sono state decisamente le finestre delle case: la cosa che mi ha colpito è che ad Amsterdam le finestre sono molto grandi e nella stragrande maggioranza dei casi non hanno le tende e quindi le persone vivono come in vetrina.
Se durante il giorno è difficile vedere cosa succede al di la delle finestre, quando scende il buio e si accendono le luci... la città si trasforma in una grande vetrina che mette in mostra la vita quotidiana delle persone.
Sono morta dal ridere a vedere come con estrema nonchalance le persone guardano la tele, mangiano, lavorano al computer... consapevoli del fatto che chiunque li può vedere. Per una curiosona come me, è stato un passatempo stupendo. Per fortuna almeno nei bagni i vetri sono oscurati ;-)

domenica 24 gennaio 2010

Una serata con Johnny Mad Dog

Per entrare un po' nel "mood" bambini soldato, visto che nei prossimi gioni dovrò affrontare l'argomento per lavoro, ieri sera mi sono guardata il film "Johnny mad dog", tratto dall'omonimo libro di Emmanuel Dongala.
E' un bellissimo film, di un regista francese, girato a Monrovia, in Liberia, con dei veri bambini ex-soldato che hanno portato in video situazioni reali della loro vita passata durante la guerra.
Attraverso la rappresentazione di quanto subito e vissuto, mentre erano assoldati dai ribelli, hanno potuto rielaborare in parte il loro trauma e trovare un modo per riuscire ad integrarsi nuovamente nella comunità da cui erano stati strappati quando erano ancora molto giovani.
La realtà dei bambini soldato è ancora molto attuale e diffusa, si calcola che ce ne siano 250.000 nel mondo.
Nei 3 dei Paesi in cui ho lavorato, Liberia, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo ho ascoltato molte delle storie di questi bambini che cercano di tornare ad una vita "normale" dopo avere visto e compiuto atrocità inenarrabili. Il discorso è lungo e complesso e per chi lo volesse approfondire sul sito della Coalizione Stop all'Uso di Bambini Soldato ci sono molti approfondimenti interessanti.
Quello che mi ha stupito del film di ieri sera, è rendermi conto che Monrovia è rimasta ancora identica, con tutti i palazzi distrutti, le strade in pessime condizioni, una realtà davvero fatiscente. Nonostante la desolazione che mostrano le immagini del film, è stato commuovente rivedere i luoghi dove ho vissuto per molti mesi.
Presentato al festival di Cannes del 2008, in Italia non è uscito e, al momento non è prevista alcuna distribuzione. Peccato...
ecco il trailer

venerdì 15 gennaio 2010

Aiutiamo Haiti... (non) a tutti i costi...


Sono molto arrabbiata e sconfortata, cosi tanto che non riesco a mettere in ordine i pensieri per poter spiegare di cosa sto parlando.
Ci provo...
Sono passati pochissimi giorni dalla tragedia di Haiti e molti professionisti delle emergenze si sono attivati e organizzati per prestare i primi soccorsi e definire piani di intervento per la ricostruzione.
Eppure insieme a tutti loro si stanno muovendo anche quelli che, questo lavoro, non lo sanno fare, che sperano di ottenere qualcosa, se non subito, magari in futuro! Raccogliere soldi, inventare progetti, improvvisarsi tecnici esperti per averne un tornaconto di immagine, aprirsi nuove possibilità, aggiungere un paese di intervento alla lista, per autocelebrarsi come i più bravi o forse, più banalmente, per non essere da meno. Ne ho abbastanza di vedere questo approccio agli aiuti umanitari e alla cooperazione internazionale: non bastano buona volontà e voglia di fare "qualcosa". Bisogna essere preparatissimi per essere veramente di aiuto!
Haiti è molto piccola, in questo momento è affollata di cadaveri, tutto è distrutto! Non capisco perché non si lasci il posto ai veri professionisti, A chi era già la prima e che quindi sa come muoversi, conosce il paese, le persone, le istituzioni.
Trovo questo "gettarsi sulla torta" una grande mancanza di umiltà, incapacità di riconoscere che non si può sempre fare tutto e male, che non si può essere sempre ovunque solo per cogliere delle occasioni. La trovo una grande mancanza di rispetto per la vita umana.
Questo non vuol dire che noi, seduti davanti ai televisori, possiamo essere solo degli spettatori. Non siamo impotenti: possiamo contribuire con le nostre donazioni.
Non vi dirò a chi dare i vostri soldi, chi è bravo e chi no, chi sa fare il proprio lavoro e chi invece si mangerà i vostri soldi, perché è solo una mia opinione. Se conoscete associazioni affidabili e siete certi di come verranno usati i vostri soldi, non esitate! Se invece siete disorientati e sfiduciati davanti a tutte le assillanti rischieste del momento, vi segnalo a chi mi sono affidata io. Oltre ad una organizzazione non governativa francese per cui ho lavorato, li ho dati anche a MSF (Medici Senza Frontiere). Perché?
- perché erano già ad Haiti prima del terremoto, con le loro strutture sanitarie
- perché hanno personale molto qualificato
- perché sono specialisti delle emergenze e hanno i mezzi logistici per organizzarsi al meglio
- perché useranno davvero le donazioni ricevute per aiutare Haiti. Io alla loro trasparenza credo.
ecco il link


...e in ogni caso, mi raccomando, non restate a guardare!

mercoledì 6 gennaio 2010

2 Regine

E con l'Epifania, finisce questo magico periodo di festa!
Come ogni 6 gennaio che io ricordi, questa mattina al risveglio, il caminetto di casa era pieno di calzine riempite rigorosamente durante le notte dalla Befana.
Immancabili sono arrivati cioccolatini e caramelle, ovviamente anche un pezzettino di carbone della dimensione proporzionata alla cattiveria manifestata durante l'ultimo anno. Il mio carbone era il più piccolo di tutti :-)
La mia bontà è stata anche premiata con la galette des rois preparata da mia sorella Nora. Sul suo blog si trova la ricetta di questo tradizionale dolce francese. L'importante da sapere qui è che nell'impasto viene messa una fava. Chi la trova, sarà incoronato re o regina del giorno! E ovviamente l'ho trovata io! Comincia proprio bene il 2010.
Comunque avevo promesso, che nel caso avessi vinto io, avrei regalato la corona alla mia nipotina Amelia. Guardate come è carinetta mentre si mette la corona da sola :-)

domenica 3 gennaio 2010

L'influenza di Saturno

Ed ecco cominciato il 2010!
A differenza degli altri anni mi sono resa conto che non ho fatto il solito bilancio di fine anno e quindi nemmeno i buoni propositi per l’anno nuovo. Semplicemente mi sembra già tutto molto chiaro in quanto a obiettivi per il futuro e, per il passato..... sto davvero lavorando molto su me stessa.
Quindi non ho percepito la notte di capodanno come un punto d’arrivo e uno di partenza, ma piuttosto come una continuum. La faccio corta, mi sento proprio sulla buona strada :-)
E per festeggiare ho voluto risentirmi giovane e mi sono fatta portare in un locale milanese ad aspettare la mezzanotte e ballare fino all’alba… ma siccome giovane non lo sono più, verso l’1.15 ho lasciato la pista da ballo alle ragazzette (s)vestite di paillettes che forse erano più adatte all’ambiance.


Il nuovo anno è anche l’unico pretesto che mi fa leggere o ascoltare le previsioni astrologiche. Questa volta ho deciso che mi piace credere all’oroscopo di Internazionale ( l’anno scorso era Marie Claire): l’influenza di Saturno mi spingerà ad essere quello che sono destinata ad essere, mi aiuterà a tenermi alla larga dagli obiettivi che non sono in sintonia con la mia anima. Quanto sarebbe bello tra un anno poter dire che è andata davvero così… vediamo che succede :-)

lunedì 21 dicembre 2009

La magia del Natale!

Avrei voluto raccontare le ultime puntate dei viaggi/lavoro e i post sono li pronti, stavo solo cercando le foto nel mio incasinato hard disk esterno, ma nel frattempo è arrivato Natale.

E se non ho più lo slancio per dedicare un intero blog al Natale, direi che almeno un post per questi stupendi giorni di attesa lo posso anche scrivere.

Quindi decido di copiare sfacciatamente il blog di mia sorella Nora e di pubblicare le foto delle decorazioni di casa mia… un po’ anche perché parlando con la maggior parte delle persone che conosco, mi sono resa conto che quasi nessuno di loro fa le decorazioni natalizie e che nessuno vede il natale come lo vedo io. Forse ho un po’ lo spirito di una bambina di 10 anni ma a me piace scrivere la letterina a Babbo Natale, le corse affannate nei negozi affollati, scaricare le canzoncine e sentirle a tutto volume mentre passo l’aspirapolvere (per la gioia del vicino), aspettare con ansia il momento dell’apertura dei regali quando tutta la famiglia si riunisce davanti all’albero di mamma e papà.

E poi nevica! Venerdi sera sotto la minibufera di neve a Milano, mentre in macchina cercavo di non fare incidenti e non guardare troppo tutte le luci della città, avevo un sorrisone di felicità.

Che sorpresa vedere che non è per tutti così, ingenuamente lo davo un po’ per scontato.

Comunque, indipendentemente da come dove e con chi lo viviate, Buon Natale!

sabato 5 dicembre 2009

The betta / betta project

Ieri sera ho visto il film Julie & Julia.
Niente di speciale, ma sicuramente adatto ad un venerdì sera tranquillo. E’ da un po’ de tempo che medito di tornare a scrivere sul blog e vedere l’entusiasmo della protagonista di ieri, mi ha forse dato la spinta che aspettavo. Ovvio io non mi metto a scrivere di cucina anche se ultimamente mi sto cimentando in sempre più ardue esperienze culinarie (in realtà cose normalissime, ma che per me sono delle vere e proprie imprese) ma sicuramente mi sarebbe impossibile provare le 524 ricette in 365 giorni.
Comunque, visto che il blog di Julie e il libro di Julia Child sulla cucina francese per americani esiste davvero magari provo qualche ricetta! anche se entrambe adorano il BURRO e io purtroppo e per fortuna non lo posso mangiare :-) comunque se volete dare un'occhiata:



Quindi io ricomincerei da dove ho lasciato, cosa è successo dopo il viaggio in Uganda di ben 8 mesi fa?
Suspence… in questi giorni di festa vi racconterò, abbiate pazienza,l a noia esistenziale che mi ha allontanato dalla mia paginetta rosa è dura da sconfiggere…

domenica 22 marzo 2009

Uganda – un tuffo nei ricordi

Sono stata qui due anni mezzo fa, per un workshop e arrivando mi sono sentita subito a casa, sapevo come muovermi, cosa chiedere e a chi. E’ un’Africa che sento familiare, più facile dell’Etiopia dove ho avuto l’impressione di non avere la chiave di lettura per interpretare quello che mi circondava.
L’Uganda è bellissima e in molti aspetti assomiglia al Congo, il verde delle piante, la terra rossa, l’atmosfera...
La prima sera sono andata a cenare con i taxi locali, i boda boda, delle moto che sfrecciano ovunque a Kampala. E ho ritrovato le emozioni di un tempo, quelle delle notti stellate in Africa su una moto, per le strade sterrate, al buio, con il vento che da sollievo dal caldo soffocante. Mi sono quasi commossa nel rivivere questa sensazione!
Il giorno dopo sono partita per Pader, nel nord ed è stato come un tempo, la mattina presto, con i rumori dell’Africa che si sveglia gli odori, le luci, la terra, l’aria umida…
La strada è la stessa del 2006 quando sono andata a Gulo, per poi biforcarsi nell’ultimo pezzo, le 2 ore più difficili…ma questa volta ho visto le scimmie che avevo sognato di vedere in passato. Attraversano la strada come in altri posti le vacche o le capre. E molte erano sul ciglio della strada. Abbiamo provato a dar loro una banana, ma sembravano spaventate.
E poi dopo 8 ore e mezzo, finalmente a Pader! Doccia, 2 orette di lavoro e cena in uno dei rari ristorantini locali. Per farmi contenta (volevo le patatine fritte, tanto per cambiare) abbiamo scelto il locale più lontano (15 minuti a piedi invece che 10). Abbiamo camminato al buio, alla luce del telefonino che ci ha evitato di finire in qualche buca… quale spettacolo il cielo pieno di stelle che sembravano arrivare fino a terra. Ci fossero stati i grilli e le lucciole mi sarebbe sembrato di essere a Kibombo, nel cuore del Congo.
Con le luci del giorno, il posto perde molto del suo incanto, terra rossa e polverosa, poche case se cosi si possono chiamare, molti appezzamenti bruciati con resti di capanne distrutte è quello che rimane degli ex campi per gli IDPs (gli sfollati interni) quando sono stati costretti con la forza a tornare ai loro villaggi.
Di una cosa mi ricordavo… le bellissime capanne in mattoni con il tetto di paglia, rotonde! Sono stupende!

mercoledì 18 marzo 2009

Muoversi ad Addis Abeba


Un po’ come in Senegal scopro un modo nuovo di vivere l’Africa, più libero e disinvolto, senza misure di sicurezza ultra protettive e con la possibilità di circolare liberamente con mezzi pubblici, ovviamente facendo uso di normale buon senso.
Per muoversi in città ci sono i taxi, delle vecchie Lada azzurre e bianche e anche i minibus sempre azzurri e bianchi… di cui non si capisce bene deve sono le fermate. Quindi ogni volta che si vede un gruppo di persone aspettare, più o meno in concomitanza di un lampione, è presumibilmente una fermata.
Il minibus passa, un uomo apre il portone scorrevole e grida la direzione e le persone ci si gettano sopra.
Una volta dentro ci si imbatte nelle solite decorazioni kitsch, sedili rosa plastificati con poggia testa pelosi o verde pisellino con poggia testa zebrati etc.
Davvero divertente :-)