sabato 3 luglio 2010
Disco Time
lunedì 14 giugno 2010
Ho salutato Sean Penn!
Quindi sabato sera scorso, come al solito, sono andata a bere una Prestige ghiacciata. Purtroppo come quasi sempre niente patatine, eh va bé!
In compenso, dopo una mezz'oretta, chi vedo salire le scale per venire a cena? Be niente popo' di meno che Sean Penn!!! Eh si!
In realtà che é ad Haiti é risaputo e molti dei miei colleghi lo hanno incontrato piu’ volte. Ma non pensavo che lo avrei visto a l’Oloffson perché ci era stato il giorno prima e diciamo che non é proprio il posto migliore del mondo per mangiare, anche se l’aspetto e l’ambience hanno un certo charme.
Al momento di pagare il conto lui é venuto a comprare le sigarette al bancone del bar e ci siamo salutati :)
Adesso che ho fatto la crisi dell’adolescente che vede un personaggio famoso, vi racconto cosa sta facendo Sean Penn ad Haiti...
E’ arrivato il 21 gennaio, pochi giorni dopo il terremoto portando viveri e medicinali come aveva già fatto per l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005.
Sembrerebbe che abbia salvato una donna e il suo bambino che erano rimasti intrappolati sotto le macerie e la leggenda narra anche che sia stato visto trasportare i bagagli di una donna e i suoi 4 figli nel bel mezzo del campo di sfollati di Pétion-Ville Club, mentre si spostavano nel nuovo campo “Camp Corail”.
Insomma dal suo arrivo si é dato da fare, attravero la sua associazione: Jenkins-Penn Haitian Relief Organization.
Mister Sean, come é chiamato dai bimbi del campo, ha installato un ospedale, una scuola e un centro per le donne vittime di violenze sessuali.
Senza tralasciare il suo coinvolgimento in prima persona durante le distribuzioni alimentari.
Con l’operazione « Beat the rain » si sta impegnando a dare un riparo temporaneo e sicuro agli sfollati che vivono in condizioni precarissime minacciate dall’arrivo della stagione ciclonica.
Sicuramente l’impegno di un personaggio famoso si presta a commenti, critiche, curiosità, perplessità, etc. Ma in questo caso, a parte qualche foto ridicola alla “Rambo, faccio tutto io” l’impegno é davvero da ammirare.
martedì 4 maggio 2010
Scossa 4.4
Eravamo tutti in ufficio, ognuno preso nelle attività quotiane. Io ero al pc e all’improvviso sotto i piedi ho sentito come se stesse passando un’onda gigantesca, contemporaneamente un boato tipo tuono.
Vedo i miei colleghi scheggiare fuori e ovviamente li ho seguiti... tutté le ca 100 persone presenti in quel momento si sono gettate fuori.
Visibilmente scioccati gli haitiani, visi molto tesi tra gli esptriati che vivono qui da subito dopo il terremoto del 12 gennaio e da allora di scosse ne hanno già sentite. Noi i nuovi, molto in panico.
E’ stato tremendo... non si sono riscontrati danni materiali, ma la popolazione che cerca a fatica di riprendere un ritmo normale, vive con lo stress perenne che quanto avvenuto si riproduca. E queste scosse ovviamente non fanno altro che ritraumatizzare e rallentare il processo di riscostruzione, soprattutto psichico.
Ci sono persone che dopo gennaio non hanno mai piu voluto tornare in ambienti chiusi, 4 amministratori locali da allora lavorano sui dei tavoli in cortile. Alcuni espatriati non hanno mai piu voluto lasciare la tenda, anche quando si sono liberate delle stanze nelle nuove case.
Ieri tutti siamo rimasti a lavorare fuori.
Non avrei mai immaginato di reagire con tanto panico e paura... verso sera tutto é tornato tranquillo e “normale”. Poi la notte qualche inquietudine é tornata a farmi visita, anche per altri é stato cosi, mi rincuoro.
Alla radio ho sentito che le famiglie già poco convinte di mandare i loro figli in scuole di cemento, dopo ieri hanno definitivamente deciso di tenere i bimbi lontano dalle scuole a meno che non siano tende.
Dopo ieri é più facile immaginare e capire.
domenica 2 maggio 2010
Biscotti di argilla per (soprav)vivere
Devo dire che é estremamente interessante soprattutto per comprendere meglio gli aspetti culturali caratteristici del popolo haitiano.
Questa settimana la discussione si é centrata sul disturbo di “pica”, in italiano picacismo, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione di sostanze non commestibili come la terra, la sabbia, la carta etc.
Lo psicologo che ha portato l’attenzione su questo disturbo dice di avere molti casi nella zona in cui lavora, riguardante soprattutto donne incinta.
In realtà é molto curioso vedere che uno psicologo identifichi questo problema come un disturbo psicologico, perché ad Haiti é culturamente diffuso e accettato che sopratutto le donne incinta mangino quelle che si chiamano le “galettes de boue”, dei biscotti di argilla.
Per anni i biscotti di argilla sono stati alla base della dieta delle donne incinta con carenze di calcio. Purtroppo pero’ con la crisi mondiale e l’aumento del prezzo del riso, questa pratica alimentare a rischio ha cominciato a espandersi a tutta la popolazione, inizialmente nelle zone rurali o nelle bidonville di Port au Prince ed ora diffusa ovunque.I biscotti di ariglla sono molto meno cari e accessibili a tutti. Per renderli piu gustosi vengono conditi con sale o altre spezie, sembra che il gusto non sia poi cosi male, ma che lasci nella bocca una sensazione terrosa per molte ore.
E’ comunque molto difficile accettare che ci siano persone talmente povere da riempirsi la pancia d’argilla per non sentire la fame.

venerdì 23 aprile 2010
Psicologa stressata :)
Oggi l’autista che mi portava a uno dei tanti cluster di coordinamento mi ha chesto se anche gli psicologi a volte sono stressati. E’ rimasto molto sorpreso quando gli ho detto di si. Eh si, non siamo immuni soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Per esempio oggi mi é stato chiesto di fare un debriefing ad un collega che é stato aggredito durante una distribuzione alimentare e un’ora dopo ho fatto un bel giretto in un quartiere completamente distrutto, direi in briciole: Carrefour Feuille.
Molto forte l’impatto, montagne di sassi, tende di sfollati ovunque che vivono vicino a quello che resta della loro ex vita, a fianco di quesi sassi che ancora ricoprono i loro cari.
Ho trattenuto le lacrime diverse volte durante la visita.
Ho anche sorriso nel vedere semplici scene di vita quotidiana, nelle foto vedrete dei bimbi bellissimi, che spero aiuteremo a breve a recuperare un po di serenità. Sono proprio loro i più vulnerabili di questa zona, almeno secondo il pastore e il presidente del comitato del quartiere. Molti sono rimasti orfani, altri hanno visto tutti i loro amici morire.
Mi rendo conto che questo post in realtà non racconta niente... é solo uno sfogo, diciamo che é come se mi fossi fatta una specie di autodebriefing :)
domenica 18 aprile 2010
Svagarsi ad Haiti
Spesso qui a casa vengono organizzate delle feste, in occasione di compleanni o altre ricorrenze e con il fatto che siamo 40, sembrano dei super party!
E poi ci sono ovviamente le feste organizzate dalle altre ONG.
Nel week end si puo’ andare al mare. Io sono andata la domenica di Pasqua a Grand Govave la spiaggia più vicina uscendo dalla città, a piu di un ora e mezza di macchina.
Abituata alle spiagge meravigliose della Sierra Leone, mi aspettavo molto di piu, ma in ogni caso ho potuto mangiare delle bellissime ed enormi aragoste appena pescate.
Peccato che siano state cucinate di fianco ad un cumulo di immondizia :) e che non ci fossero delle patatine fritte come accompagnamento!
Comunque é stato un bel momento anche per vedere come gli haitiani si fanno forza per andare avanti e cercare di divertirsi, nonostante tutte le difficoltà che stanno attraversando.
venerdì 16 aprile 2010
Gonaives e i cicloni
Gonaives oggi
Gonaives ai tempi di Hanna

martedì 13 aprile 2010
Sotto le macerie
Poi con il tempo, passandoci ogni giorno e immaginando cosa deve essere stato vivere quei 45 secondi in cui tutto é crollato, il disordine si é trasformato in grande senso di impotenza e frustazione. Ricostruire sarà lunghissimo, forse 10 anni e l’impressione che si ha é quella di non saper da dove cominciare.
Guardo quelle montagne di sassi bianchi e penso a quanti sono ancora li sotto. A quante persone non hanno ancora potuto recuperare i corpi dei loro cari.
Uno dei progetti dell’organizzazione per cui lavoro, prevede di pagare delle persone per sgomberare le strade e le case dalle macerie... ogni giorno i miei colleghi trovano resti umani, é davvero qulacosa di inimmaginabile!
Nel frattempo lo Stadio Sylvio Cator é stato sgomberato e le 7.000 persone che si erano installate sul campo in erba sintetica sono state costrette ad andarsene senza offrire loro un’alternativa... sono completamente senza riparo e da una settimana piove ogni notte...
venerdì 9 aprile 2010
Port au Prince dall'elicottero
venerdì 26 marzo 2010
Haiti: le Baby Tents
Gli altri progetti sono un po' piu' "complicati" da raccontare, ma ci provero' prossimamente...
domenica 21 marzo 2010
HAITI... si comincia
Rassicuro tutti dicendo che sto bene e che le condizioni di vita sono meno complicate e dure del previsto.
Dormo nella mi tendina in giardino, ma non é poi cosi male. La valigia é in casa al riparo da eventuali piogge, che hanno cominciato ad essere sempre più frequenti la notte.
La casa é spettacolare e quando, prima del terremoto, ci vivevano solo in 4 doveva essere una specie di reggia.
Adesso che siamo in 45 e solo 12 hanno recentemente potuto entrare nelle uniche stanze disponibili, sembra più un accampamento.
Ovviamente niente se si pensa ai campi degli sfollati che sono sorti davvero ovunque.
Domani primo giro in città e nei campi in cui lavoriamo.
Per ora, non ho visto molto della situazione, arrivando dall’aeroporto fino qui a casa in realtà non si ha l’idea di quanto é successo. Sembra di arrivare in una qualsiasi città africana.
Poi la mattina dopo sono subito partita per Gonaive, nella regione dell’Artibonite, a nord di Part au Prince. Viaggio tranquillo di 4 ore.
Ho visitato i progetti e lavorato lavorato lavorato. Quindi tra le ore di lavoro, di viaggio e il fuso orario, sono distrutta. Oggi é domenica, sto approfittando di una piccola pausa, ma tra pochi minuti le riunioni ricominciano.
Purtroppo per il momento sono sfornita di macchina fotografica, quindi i miei post saranno piuttosto narrativi.
Per i pochi psicologi che seguono il blog, prossimamente racconterò in dettaglio i progetti che dovrò coordinare, é talmente enorme la mole di lavoro!!!
martedì 16 febbraio 2010
Una scossa alla vita...partenza per HAITI
"Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati."

sabato 6 febbraio 2010
Amsterdam: la vita in vetrina
domenica 24 gennaio 2010
Una serata con Johnny Mad Dog
venerdì 15 gennaio 2010
Aiutiamo Haiti... (non) a tutti i costi...

mercoledì 6 gennaio 2010
2 Regine
domenica 3 gennaio 2010
L'influenza di Saturno
E per festeggiare ho voluto risentirmi giovane e mi sono fatta portare in un locale milanese ad aspettare la mezzanotte e ballare fino all’alba… ma siccome giovane non lo sono più, verso l’1.15 ho lasciato la pista da ballo alle ragazzette (s)vestite di paillettes che forse erano più adatte all’ambiance.
Il nuovo anno è anche l’unico pretesto che mi fa leggere o ascoltare le previsioni astrologiche. Questa volta ho deciso che mi piace credere all’oroscopo di Internazionale ( l’anno scorso era Marie Claire): l’influenza di Saturno mi spingerà ad essere quello che sono destinata ad essere, mi aiuterà a tenermi alla larga dagli obiettivi che non sono in sintonia con la mia anima. Quanto sarebbe bello tra un anno poter dire che è andata davvero così… vediamo che succede :-)
lunedì 21 dicembre 2009
La magia del Natale!
Avrei voluto raccontare le ultime puntate dei viaggi/lavoro e i post sono li pronti, stavo solo cercando le foto nel mio incasinato hard disk esterno, ma nel frattempo è arrivato Natale.
E se non ho più lo slancio per dedicare un intero blog al Natale, direi che almeno un post per questi stupendi giorni di attesa lo posso anche scrivere.
Quindi decido di copiare sfacciatamente il blog di mia sorella Nora e di pubblicare le foto delle decorazioni di casa mia… un po’ anche perché parlando con la maggior parte delle persone che conosco, mi sono resa conto che quasi nessuno di loro fa le decorazioni natalizie e che nessuno vede il natale come lo vedo io. Forse ho un po’ lo spirito di una bambina di 10 anni ma a me piace scrivere la letterina a Babbo Natale, le corse affannate nei negozi affollati, scaricare le canzoncine e sentirle a tutto volume mentre passo l’aspirapolvere (per la gioia del vicino), aspettare con ansia il momento dell’apertura dei regali quando tutta la famiglia si riunisce davanti all’albero di mamma e papà.
E poi nevica! Venerdi sera sotto la minibufera di neve a Milano, mentre in macchina cercavo di non fare incidenti e non guardare troppo tutte le luci della città, avevo un sorrisone di felicità.
Che sorpresa vedere che non è per tutti così, ingenuamente lo davo un po’ per scontato.
Comunque, indipendentemente da come dove e con chi lo viviate, Buon Natale!sabato 5 dicembre 2009
The betta / betta project
Suspence… in questi giorni di festa vi racconterò, abbiate pazienza,l a noia esistenziale che mi ha allontanato dalla mia paginetta rosa è dura da sconfiggere…
domenica 22 marzo 2009
Uganda – un tuffo nei ricordi
L’Uganda è bellissima e in molti aspetti assomiglia al Congo, il verde delle piante, la terra rossa, l’atmosfera...
La prima sera sono andata a cenare con i taxi locali, i boda boda, delle moto che sfrecciano ovunque a Kampala. E ho ritrovato le emozioni di un tempo, quelle delle notti stellate in Africa su una moto, per le strade sterrate, al buio, con il vento che da sollievo dal caldo soffocante. Mi sono quasi commossa nel rivivere questa sensazione!
Il giorno dopo sono partita per Pader, nel nord ed è stato come un tempo, la mattina presto, con i rumori dell’Africa che si sveglia gli odori, le luci, la terra, l’aria umida…
La strada è la stessa del 2006 quando sono andata a Gulo, per poi biforcarsi nell’ultimo pezzo, le 2 ore più difficili…ma questa volta ho visto le scimmie che avevo sognato di vedere in passato. Attraversano la strada come in altri posti le vacche o le capre. E molte erano sul ciglio della strada. Abbiamo provato a dar loro una banana, ma sembravano spaventate.
E poi dopo 8 ore e mezzo, finalmente a Pader! Doccia, 2 orette di lavoro e cena in uno dei rari ristorantini locali. Per farmi contenta (volevo le patatine fritte, tanto per cambiare) abbiamo scelto il locale più lontano (15 minuti a piedi invece che 10). Abbiamo camminato al buio, alla luce del telefonino che ci ha evitato di finire in qualche buca… quale spettacolo il cielo pieno di stelle che sembravano arrivare fino a terra. Ci fossero stati i grilli e le lucciole mi sarebbe sembrato di essere a Kibombo, nel cuore del Congo.
Con le luci del giorno, il posto perde molto del suo incanto, terra rossa e polverosa, poche case se cosi si possono chiamare, molti appezzamenti bruciati con resti di capanne distrutte è quello che rimane degli ex campi per gli IDPs (gli sfollati interni) quando sono stati costretti con la forza a tornare ai loro villaggi.
Di una cosa mi ricordavo… le bellissime capanne in mattoni con il tetto di paglia, rotonde! Sono stupende!
