venerdì 25 marzo 2011

Un anno di Haiti. Fine.



Stasera ci vorrebbe una bottiglia di champagne e quasi quasi vado subito a comprarla: ho appena finito di gestire Haiti a distanza… dopo un anno… Che sansazione strana, da un lato di liberazione, perché lavorare fino alle 21 tutti i giorni non era proprio l'ideale di vita quando sono venuta qui a Parigi! Dall'altro un po' di gelosia per chi prende quello che, fino ad ottobre scorso, era il mio posto. Ma più di tutto tanto orgoglio per tutto quello che é stato fatto e, in ogni caso, un grande affetto che non finirà con stasera. Per concludere dignitosamente questa esperienza sabato scorso ho avuto l’onore di incontrare lo scrittore Dany Laferrière, al Salon du Livre de Paris, che mi ha autografato i suoi magnifici tre libri, tra cui «Tout bouge autour de moi» sulla sua esperienza durante il terremoto dell'anno scorso. A livello professionale chiudo una porta, a livello emotivo, Haiti resta con me… SEMPRE.

:) foto del mio incontro con Laferrière


venerdì 18 febbraio 2011

Un triste Parigi Dakar

Non parlo della corsa ovviamente, ma del viaggio in aereo per venire ad un workshop, 4 giorni fa.
Questa volta non ho decollato con un bicchiere di champagne alla mano, ma con un grido straziante che ha accompagnato i passeggeri per piu di un’ ora.
Una dolorosa domanda di aiuto: "aiutatemiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, non voglio partire! Non voglio andare a Dakar, non é casa mia…. non ho niente laggiù, mi uccideranno. Portatemi ovunque, ma non la… non sento più le mani…toglietemi le manette, fa maleeeeeee, aiutatemiiii…"

Appena imbarcati, capiamo tutti che sarà un decollo difficile : in fondo all’aereo, seduto al posto 47E (io sono al 45H), un ragazzo si dimena, la polizia cerca di tenerlo fermo.

Grida, dice di non voler partire, di non essere senegalese. Chiede aiuto, cerca di fare in modo che i passeggeri prendano parte agli eventi per cambiare il suo destino.
Riesce ad attirare l’attenzione. I curiosi si avvicinano, quelli che vogliono aiutare a tutti i costi, danno consigli e offrono possibili soluzioni.

Ma chiaramente si tratta del rimpatrio di un immigrato clandestino. La sua sorte é già decisa e immutabile.
Le grida si fanno più forti, i passeggeri hanno paura e cominciano a chiedere di scendere.
E’ panico totale e l’aereo non decolla.
Il responsabile della sicurezza e il pilota vengono fino in fondo all’aereo, nervosi e seccati per dirci che la situazione é sotto controllo, che sono abituati a questo genere di cose, che non dobbiamo prendere le parti di nessuno, che siamo in un quadro perfettamente legale e il “tipo” smetterà di gridare una volta che l’aereo sarà decollato perché non avrà più nessuno da influenzare e niente da ottenere.
I passeggeri sono molto arrabbiati, hanno pagato un viaggio normale, vogliono un viaggio normale. Alcuni ridono, altri commentano nervosi.
Nessuna pietà per questa persona che sta vivendo la fine di speranze e sogni, e non smette di dire “non sapete cosa ho dovuto fare per arrivare fino a qui…!”
Eh già… quante di queste storie ho letto e ascoltato… mi vengono le lacrime agli occhi e una stretta al cuore: il viaggio che ha dovuto fare ( il deserto, la Libia, il mare…), quello che lui e la sua famiglia hanno dovuto pagare, i debiti, i compromessi… le speranze e le responsabilità di cui é stato investito dalla sua famiglia, l’arrivo in Europa, la fatica di una vita clandestina e senza mezzi.
E ora lo sconforto, la sconfitta la vergogna del ritorno… non ci vuole tornare a casa sua, la rinnega, ovunque ma non Dakar, non puo’ tornare da chi ha inultimente messo i soldi, la vita, le illusioni, nelle sue mani.

L’aereo decolla e come previsto, smette di gridare e supplicare. Sono tutti felici e contenti di riprendere il viaggio verso le meritate vacanze.

E io mi sento male… quante volte mi lamento per la mia “difficile” vita di straniera a Parigi, senza tutti i miei comfort e con poche certezze per il futuro.
Ovviamente questo viaggio mi insegna che devo relativizzare e minimizzare le mie “sofferenze”, per rispetto a chi soffre davvero, a chi é davvero straniero e senza diritti... ovunque.

sabato 29 gennaio 2011

In visita nelle regioni Kanem e Bar el Gazal

Una settimana passata tra Mao e Moussoro…
Se dovessi riassumere con parole chiave, direi : sabbia, sole, cammelli, grandi distanze.
Eh si, per fare la supervisione delle attività tra un villaggio e l’altro si devono fare 2 ore di macchina nel deserto, dove si incrociano cammelli, asini, vacche e capre, poche persone, qualche casa isolata. Per me é stata un’avvenura diversa dal solito e mi sono divertita tantissimo, per le persone che vivono qui e che quando hanno un bambino malato si devono fare ore e ore sotto il sole a piedi é sicuramente meno divertente. E in effetti sembra assurdo che qualcuno possa vivere su queste terre cosi aride, senza accesso ad alcun servizio. Anche i progetti di aiuto umanitario sono difficili e costosi, spesso concentrati nei grandi centri abitati.
Le persone sono splendide, gentili, aperte, anche se la loro terra sembra essere cosi’ ingrata e ostile.
E per chi ne dubitava ecco la prova che ho visto i cammelli J

Tanti, tantissimi. Il giorno che sono partita c’era il mercato nella piazza di Moussoro, piena di animali, ma soprattutto cammelli ! Come mi piacciono !
Beh, dai, mi rimetto al lavoro, dopo questa visita intensa é finito il tempo di fare il turista, bisogna mettere tutto su carta e trasformare le idee e le grandi riunioni fatte con il personale e le persone dei villaggi, in un vero e proprio progetto. Entro stasera...

giovedì 20 gennaio 2011

In volo verso il Tchad

Nuova avventura anche se cortissima, ma lasciare Parigi per 10 giorni mi farà bene.
Per quanto sia stupenda, ultimamente lavoro talmente tanto che non mi rendo nemmeno conto di dove sono. Sì, una pausa ci vuole, per rimettere le cose a posto.

Si parte...
Figo! Air France deve aver ricevuto le mie lettere di protesta per il volo annullato a Natale, la valigia consegnata dopo 13 giorni e il personale maleducato, infatti mi fanno viaggiare in prima. Wow, un decollo con un bicchiere di champagne! E quando mi ricapita piu’?
Non ho ceduto alla tentazione del bis ordinando invece un bicchiere d'acqua, per mia fortuna, visto che è finito direttamente sui miei pantaloni! Che figura di merda, tutti sono accorsi in mio aiuto, ma come mi dice gentilmente lo Steward, non hanno pantoloni di ricambio e il vicino mi rassicura "non si preoccupi, abbiamo tutti visto cosa é successo!" ridendo e guardandomi la chiazzona di acqua proprio li. Effettivamente sembra proprio che mi sia fatta pipi addosso :-)
Atterro a N’djamena… fa freschino, i profumi sono diversi dal solito, é un’Africa che non conosco e sono eccitatissima all’idea di vedere il Sahel… se non fosse l’ansia di vedere tutti questi uomini armati un po' ovunque. Va beh dai, cerco di rilassarmi e fare un bel sonno, domani si comincia a lavorare alle 7h30.

martedì 30 novembre 2010

Haiti, la ferita dell'anima

Cosa é successo dopo il passaggio di Tomas ?
L’isola l’ha scampata bella, anche se non in tutte le zone… ma, subito dopo, l’epidemia di colera ha disseminato morte e angoscia.
La popolazione, sopratutto in Artibonite, é stata duramente colpita : in un mese più di 1600 persone sono morte, credo sia qualcosa di assolutamente sconvolgente. Il panico, il dolore, la paura, hanno reso fragile chi era già troppo fragile per reagire. Le credenze popolari e la ricerca di un senso a tutto cio’ che sembra solo una maledizione, lasciano le persone inermi, prive di forza e risorse psichiche, per affrontare una nuova prova, il lutto dei proprio cari, buttati in fosse comuni. Incapaci di ascoltare i messaggi di promozione all’igiene e di prevenzione, oltre che ovviamente di mettere in atto dei semplici gesti per scongiurare il contagio e la continua propagazione.
Tutto cio’, visto da lontano, é l’ennesima tragedia del mondo e le cifre non dicono niente, restano vuote.
A me, fanno male, e per fortuna da qui, ancora per poco, posso provare a rispondere con le mie competenze e proporre dei programmi di salute mentale in complemento a tutto quello che già si fa.
Forse come é scritto nell’ultimo numero di Lantinoamerica, di Haiti non gliene frega niente a nessuno… ma sabato scorso alla Pagode, bellissimo cinema di Parigi, molte persone sono venute a vedere un lungometraggio spettacolare : « Haiti la blessure de l’âme ».
L’avevo già visto a Haiti, con la mia equipe di psicologi, e onestamente non me la sentivo molto di rivederlo, é molto « forte » e scioccante, ma dovevo rispondere alle domande del pubblico, anche se in reltà ero afona (colpa del freddo di Oxford)…
Eh già, le ferite dell’anima di Haiti sono profonde e sembrano non finire mai !
Domenica scorsa le elezioni presidenziali si sono svolte nel caos e all’insegna della frode e adesso vedremo come si manifesterà lo scontento generale.

giovedì 4 novembre 2010

Haiti... aspettando Tomas

Forse é vero… Haiti é un paese maledetto.
Difficile da credere, difficile da immaginare, ancora piu difficile vivere questo momento di attesa da lontano.
Attesa di cosa? Bé... del ciclone Tomas che, se non cambia improvvisamente direzione e forza, domani potrebbe devastare l’isola.
Se penso ai danni della picocla tempesta di poco piu di un mese fa, mi vengono i brividi a immaginare cosa potrà essere domani per tutti gli sfollati che vivono in ripari di fortuna con teloni di plastica ormai consunti, puntellati su esili bastoni di legno.
Dopo il terremoto e l’epidemia di colera (che ancora non cessa di colpire l’Artibonite) ci mancava solo un ciclone.
Ieri Tomas si era ridotto al punto di essere solo un piccola “depressione tropicale” e abbiamo tutti sperato che restasse cosi e addirittura che si dissolvesse come per magia. E no, niente magia. Adesso non resta che prepararsi e apettare.
Il mio pensiero e il mio cuore sono con i miei colleghi e con gli hatiani che stanno per affrontare l’ennesima drammatica prova.

domenica 17 ottobre 2010

Il banchetto della fame

Un inizio duro a Parigi… ma ne parliamo un’altra volta.

Oggi voglio raccontare una cosa per la quale sono molto orgogliosa di essere qui e del lavoro che faccio. Ieri, 16 ottobre, era la giornata internazionale dell’alimentazione e Action Contre la Faim in collaborazione con l’Unione Europea, ha organizzato una campagna di sensibilizzazione sulla malnutrizione a Parigi, proprio sotto la Tour Effeil.

10.000 piatti sono stati messi a Champ de Mars per simboleggiare i 10.000 bambini che ogni giorno, nel mondo, muoiono per la malnutrizione, ovvero 3 milioni e mezzo di bambini l’anno! La malnutrizione acuta severa é una malattia molto grave, ma si puo’ curare... ed é quello che Action Contre la Faim fa ogni giorno.

Inutile dire come é stato suggestivo, vi lascio le immagini e un link per approfondimenti sull’evento : http://lebanquetdelafaim.org/



Le Banquet vu du ciel
envoyé par actioncontrelafaim. - L'info video en direct.

giovedì 7 ottobre 2010

Ciao Haiti

Lascio questo paese.
Finisco un’esperienza unica che rimane profondamente incisa nel mio cuore. E’ stata dura, il lavoro troppo, i momenti di scoraggiamento non sono mancati; ma nemmeno per un secondo ho rimpianto la scelta. Partire per Haiti è stata una scelta difficile. Oggi mi sembra l’unica cosa che avesse senso fare per me, per la mia vita… perché Haiti è stata una vera sfida a livello personale e professionale: ho dovuto rimettere in discussione quella che sono. Sono felice del risultato.
E ora sono pronta per una nuova avventura, il cammino continua …
Ma prima di lasciare Haiti, fisicamente e con il cuore, un ultimo pensiero per questo popolo cosi sfortunato: venerdì 24 settembre su Port-au-Prince si è abbattuta un'altra disgrazia, lo strascico della tempesta tropicale Matthew.
La mattina del sabato siamo andati a fare una valutazione della situazione per capire cosa era successo nei vari campi di sfollati. Erano circa due mesi che non ci andavo… mi si è stretto il cuore nel vedere come i teloni di plastica e le tende sono state spazzate via. Le persone che vivevano in 7, in uno spazio di 3 mq, adesso non hanno più nemeno quella piccola area per ripararsi.
Senza forza, rassegnati e sfiduciati, gli haitiani stavano cercando di ricostruire ripari di fortuna…
Parto, ma il mio cuore resta lì con loro e non smette di sperare che possano avere un futuro migliore di questo orribile presente.

giovedì 16 settembre 2010

Tecla

Mi prendo una pausa dal lavoro per annunciare che il 6 settembre é nata la mia nuova nipotina: Tecla.
In quel momento ero a Parigi e avrei tanto voluto essere presente, ma purtoppo sono potuta rientrare in Italia solo qualche giorno dopo... pazienza, sono stata tanto felice di averla conosciuta anche se con qulche ora/giorno di ritardo. Ovviamente é stupendissima. Sarà divertente vederla crescere con sua sorella e sua cugina :) davvero uno spasso.
Benvenuta Tecla

sabato 28 agosto 2010

Haiti... Uragani, Tempeste tropicali e Cicloni

Uragani, tempeste tropicali e cicloni, sono diventati la mia nuova passione. Grazie ad una collega del dipartimento Acqua e Risanamento (in italiano fa un po strano...) ma anche perché le minacce per Haiti diventano ogni gionro piu concrete. Mi diverto a guardare l’evoluzione della situazione ogni giorno: per ora l’uragano Danielle e la tempesta tropicale Earl, sembrano risparmiare l’isola... ma subito dietro di loro ecco apparire un probabile ciclone. Il cerchio in rosso verso Capo Verde che si vede nell’immagine ha l’80% di possibilità diventare un ciclone nelle prossime 48 ore, un ciclone che si chiamerà Fiona. E’ ancora presto per sapere quale sarà la traiettoria, anche se sembra proprio mirare in questa zona
La stagione ciclonica si sta intensificando come previsto e mi auguro davvero che Haiti non sarà troppo colpita quest’anno, é troppo vulnerabile et gli sfollati sono ancora centinaia di migliaia, in realtà si avvicinano ai 2.000.000...
Il dipartimento della Protezione Civile prevede che quest’anno ci saranno una quindicina di cicloni nel Pacifico, nella media degli ulimi anni, a differenza del 2009 dove ce ne sono stati “solo” 9.
Lo scenario più probabile sembra essere molto simile al 2008 che per Haiti é stato in assoluto l’anno più duro e devastatore: 4 cicloni successivi che hanno portato a migliaia di morti e danni materiali importantissimi.
Esiste un piano di contingenza, ma non sarà facile essere reattivi e avere a disposizione tutto il materiale necessario: i materiali destinati alla risposta ai cicloni del 2009 che non erano stati usati, sono stati poi impiegati tutti per il terremoto e i magazzini non sono ancora stati riforniti. Senza contare che grande parte di materiali erano e sono nei depositi in Asia... e adesso sono utilizzati per l’emergenza Pakistan.

Stiamo vedere, ci prepariamo, ma soprattutto speriamo...

sabato 3 luglio 2010

Disco Time

E finalmente domani si parte! dopo piu' 3 mesi e mezzo le meritate vacanze.
Ultimamente non ho scritto molto, anzi niente... anche se mi rendo conto che mi succedono tante cose, ma sono diventate la routine di tutti i giorni e spesso mi dico che non é molto interessante postarle.
Allora vi lascio con la foto della serata a tema di sabato scorso: Disco Time! Dovevamo vestirci "disco" e la terrazza della casa1 (ne abbiamo4) era tutta addobbata a "febbre del sabato sera".
All'inizio non avevo molta voglia di travestirmi, giornata lunga e faticosa, ma poi grazie alle mie compagne di cameretta ci siamo messe a inventare un look fatto con rotoli di carta di alluminio e una federa di cuscino leopardo.
Ebbene eccoci qua! abbiamo fatto un'entrata trionfale con tanto di coreografia provata una volta e mezzo, ma siamo state apprezzatissime. Le mie compagne di avventura di chiamano Naoelle e Diebou.
E adesso chiudo il PC e vado a prepare la borsa per la partenza!!!!!!!!!!!!!!!

lunedì 14 giugno 2010

Ho salutato Sean Penn!

Lavoro lavoro e ancora lavoro.
Ma a parte le feste stile beverly hills a bordo piscina (quella della casa principesca in cui vivo dopo una dura prova di vita in tenda) si riesce ancora a prendere un po’ d’aria e uscire, se non altro per bere una birra e mangiare un cheeseburger senza patatine :(
E siccome per andare in centro città esiste un coprifuoco e delle regole di sicurezza restrittive, non rimane altro che l’unico bar-ristorante-hotel del quartiere: il famoso Hotel Oloffson.
Quindi sabato sera scorso, come al solito, sono andata a bere una Prestige ghiacciata. Purtroppo come quasi sempre niente patatine, eh va bé!
In compenso, dopo una mezz'oretta, chi vedo salire le scale per venire a cena? Be niente popo' di meno che Sean Penn!!! Eh si!
In realtà che é ad Haiti é risaputo e molti dei miei colleghi lo hanno incontrato piu’ volte. Ma non pensavo che lo avrei visto a l’Oloffson perché ci era stato il giorno prima e diciamo che non é proprio il posto migliore del mondo per mangiare, anche se l’aspetto e l’ambience hanno un certo charme.
Al momento di pagare il conto lui é venuto a comprare le sigarette al bancone del bar e ci siamo salutati :)
Adesso che ho fatto la crisi dell’adolescente che vede un personaggio famoso, vi racconto cosa sta facendo Sean Penn ad Haiti...
E’ arrivato il 21 gennaio, pochi giorni dopo il terremoto portando viveri e medicinali come aveva già fatto per l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005.
Sembrerebbe che abbia salvato una donna e il suo bambino che erano rimasti intrappolati sotto le macerie e la leggenda narra anche che sia stato visto trasportare i bagagli di una donna e i suoi 4 figli nel bel mezzo del campo di sfollati di Pétion-Ville Club, mentre si spostavano nel nuovo campo “Camp Corail”.
Insomma dal suo arrivo si é dato da fare, attravero la sua associazione: Jenkins-Penn Haitian Relief Organization.
Mister Sean, come é chiamato dai bimbi del campo, ha installato un ospedale, una scuola e un centro per le donne vittime di violenze sessuali.
Senza tralasciare il suo coinvolgimento in prima persona durante le distribuzioni alimentari.
Con l’operazione « Beat the rain » si sta impegnando a dare un riparo temporaneo e sicuro agli sfollati che vivono in condizioni precarissime minacciate dall’arrivo della stagione ciclonica.
Sicuramente l’impegno di un personaggio famoso si presta a commenti, critiche, curiosità, perplessità, etc. Ma in questo caso, a parte qualche foto ridicola alla “Rambo, faccio tutto io” l’impegno é davvero da ammirare.

martedì 4 maggio 2010

Scossa 4.4

Ieri a quest’ora la terra ha tremato.
Eravamo tutti in ufficio, ognuno preso nelle attività quotiane. Io ero al pc e all’improvviso sotto i piedi ho sentito come se stesse passando un’onda gigantesca, contemporaneamente un boato tipo tuono.
Vedo i miei colleghi scheggiare fuori e ovviamente li ho seguiti... tutté le ca 100 persone presenti in quel momento si sono gettate fuori.
Visibilmente scioccati gli haitiani, visi molto tesi tra gli esptriati che vivono qui da subito dopo il terremoto del 12 gennaio e da allora di scosse ne hanno già sentite. Noi i nuovi, molto in panico.
E’ stato tremendo... non si sono riscontrati danni materiali, ma la popolazione che cerca a fatica di riprendere un ritmo normale, vive con lo stress perenne che quanto avvenuto si riproduca. E queste scosse ovviamente non fanno altro che ritraumatizzare e rallentare il processo di riscostruzione, soprattutto psichico.
Ci sono persone che dopo gennaio non hanno mai piu voluto tornare in ambienti chiusi, 4 amministratori locali da allora lavorano sui dei tavoli in cortile. Alcuni espatriati non hanno mai piu voluto lasciare la tenda, anche quando si sono liberate delle stanze nelle nuove case.
Ieri tutti siamo rimasti a lavorare fuori.
Non avrei mai immaginato di reagire con tanto panico e paura... verso sera tutto é tornato tranquillo e “normale”. Poi la notte qualche inquietudine é tornata a farmi visita, anche per altri é stato cosi, mi rincuoro.
Alla radio ho sentito che le famiglie già poco convinte di mandare i loro figli in scuole di cemento, dopo ieri hanno definitivamente deciso di tenere i bimbi lontano dalle scuole a meno che non siano tende.
Dopo ieri é più facile immaginare e capire.
nelle foto: ieri pomeriggio, lavoro in cortile

domenica 2 maggio 2010

Biscotti di argilla per (soprav)vivere

Venerdi pomeriggio ho cominciato a fare la discussione di casi con l’equipe di psicologi.
Devo dire che é estremamente interessante soprattutto per comprendere meglio gli aspetti culturali caratteristici del popolo haitiano.
Questa settimana la discussione si é centrata sul disturbo di “pica”, in italiano picacismo, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione di sostanze non commestibili come la terra, la sabbia, la carta etc.
Lo psicologo che ha portato l’attenzione su questo disturbo dice di avere molti casi nella zona in cui lavora, riguardante soprattutto donne incinta.
In realtà é molto curioso vedere che uno psicologo identifichi questo problema come un disturbo psicologico, perché ad Haiti é culturamente diffuso e accettato che sopratutto le donne incinta mangino quelle che si chiamano le “galettes de boue”, dei biscotti di argilla. Per anni i biscotti di argilla sono stati alla base della dieta delle donne incinta con carenze di calcio. Purtroppo pero’ con la crisi mondiale e l’aumento del prezzo del riso, questa pratica alimentare a rischio ha cominciato a espandersi a tutta la popolazione, inizialmente nelle zone rurali o nelle bidonville di Port au Prince ed ora diffusa ovunque.
I biscotti di ariglla sono molto meno cari e accessibili a tutti. Per renderli piu gustosi vengono conditi con sale o altre spezie, sembra che il gusto non sia poi cosi male, ma che lasci nella bocca una sensazione terrosa per molte ore.
E’ comunque molto difficile accettare che ci siano persone talmente povere da riempirsi la pancia d’argilla per non sentire la fame.

venerdì 23 aprile 2010

Psicologa stressata :)

Che fatica questa settimana! interminabile… lontani i giorni in cui il venerdi sera significava l’inizio del week end. Le ore di lavoro sono diventate 14 al giorno e non bastano mai. Fa caldissimo e di sicuro questo non aiuta.
Oggi l’autista che mi portava a uno dei tanti cluster di coordinamento mi ha chesto se anche gli psicologi a volte sono stressati. E’ rimasto molto sorpreso quando gli ho detto di si. Eh si, non siamo immuni soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Per esempio oggi mi é stato chiesto di fare un debriefing ad un collega che é stato aggredito durante una distribuzione alimentare e un’ora dopo ho fatto un bel giretto in un quartiere completamente distrutto, direi in briciole: Carrefour Feuille.
Molto forte l’impatto, montagne di sassi, tende di sfollati ovunque che vivono vicino a quello che resta della loro ex vita, a fianco di quesi sassi che ancora ricoprono i loro cari.
Gli abitanti del quartiere spaccano a mano le case in bilico, sventrate, piene di crepe. Caricano tutto sulle cariole e portano via i detriti... sembra non finire mai.
Ho trattenuto le lacrime diverse volte durante la visita.
Ho anche sorriso nel vedere semplici scene di vita quotidiana, nelle foto vedrete dei bimbi bellissimi, che spero aiuteremo a breve a recuperare un po di serenità. Sono proprio loro i più vulnerabili di questa zona, almeno secondo il pastore e il presidente del comitato del quartiere. Molti sono rimasti orfani, altri hanno visto tutti i loro amici morire.
Mi rendo conto che questo post in realtà non racconta niente... é solo uno sfogo, diciamo che é come se mi fossi fatta una specie di autodebriefing :)

domenica 18 aprile 2010

Svagarsi ad Haiti

Oggi, domenica, scrivo qualcosa di un po’ piu “leggero”... per mostrare un lato spensierato e bello di Haiti. E poi perché, nonostante il tanto lavoro, le occasioni di svago non mancano.
Spesso qui a casa vengono organizzate delle feste, in occasione di compleanni o altre ricorrenze e con il fatto che siamo 40, sembrano dei super party!
E poi ci sono ovviamente le feste organizzate dalle altre ONG.
Altrimenti si puo’ cenare fuori, i ristoranti sono molti in città, anche se il cibo non é eccellente e sono molto cari.
Nel week end si puo’ andare al mare. Io sono andata la domenica di Pasqua a Grand Govave la spiaggia più vicina uscendo dalla città, a piu di un ora e mezza di macchina.
Abituata alle spiagge meravigliose della Sierra Leone, mi aspettavo molto di piu, ma in ogni caso ho potuto mangiare delle bellissime ed enormi aragoste appena pescate.
Peccato che siano state cucinate di fianco ad un cumulo di immondizia :) e che non ci fossero delle patatine fritte come accompagnamento!
Comunque é stato un bel momento anche per vedere come gli haitiani si fanno forza per andare avanti e cercare di divertirsi, nonostante tutte le difficoltà che stanno attraversando.














venerdì 16 aprile 2010

Gonaives e i cicloni

In questi giorni sono concentrata a scrivere un progetto che, se approvato, verrà implementato nella regione dell’Artibonite, in particolare nella capitale Gonaives, che ho già menzionato nei post precendenti.
Credo valga la pena di raccontare la sofferenza di questa città sfortunata.
Dopo il terremoto molte persone sono tornate in provincia, alcune hanno semplicemente inviato i bamnini perché potessero continuare a frequentare la scuola, altri sono partiti con tutta la famglia o con quello che ne rimaneva per cercare ospitalità presso parenti.
Gonaives ospita molti sfollati e per gli abitanti della città le condizioni di vita si sono complicate. I segni del trauma recente sono evidenti e aggravano la vita di una popolazione che di catastrofi ne ha viste fin troppe.
Nel settembre del 2004 l’uragano Jeanne ha distrutto la città e causato la morte di 3000 persone. Quattro anni più tardi, nel settembre del 2008, le tempeste tropicali Hanna e Ike hanno di nuovo violentemente colpito la città. I morti sono stati 600. Come aiutare le persone che inevitabilmente si sentono impotenti davanti ad un tale destino avverso? Come ridonare la speranza a persone che hanno più di una volta perso tutto quello che avevano? Onestamente é disarmante ed é facile capire perché gli haitiani si sentano “maledetti”.

Gonaives oggi



Gonaives ai tempi di Hanna



martedì 13 aprile 2010

Sotto le macerie

Dopo una vista dall’alto, qualche immagine di quello che resta di Port au Prince… all’inizio devo essere sincera, non ero molto impressionata dai cumuli di macerie che ci sono ovunque. Avevo quasi la sensazione di essere in una grande capitale africana, tipo Monrovia, dove in centro città si possono trovare delle montagne di immondizia. Quando passavo per le strade con la macchina, avvertivo semplicemente un senso di disordine.
Poi con il tempo, passandoci ogni giorno e immaginando cosa deve essere stato vivere quei 45 secondi in cui tutto é crollato, il disordine si é trasformato in grande senso di impotenza e frustazione. Ricostruire sarà lunghissimo, forse 10 anni e l’impressione che si ha é quella di non saper da dove cominciare.
Guardo quelle montagne di sassi bianchi e penso a quanti sono ancora li sotto. A quante persone non hanno ancora potuto recuperare i corpi dei loro cari.
Uno dei progetti dell’organizzazione per cui lavoro, prevede di pagare delle persone per sgomberare le strade e le case dalle macerie... ogni giorno i miei colleghi trovano resti umani, é davvero qulacosa di inimmaginabile!
Nel frattempo lo Stadio Sylvio Cator é stato sgomberato e le 7.000 persone che si erano installate sul campo in erba sintetica sono state costrette ad andarsene senza offrire loro un’alternativa... sono completamente senza riparo e da una settimana piove ogni notte...



venerdì 9 aprile 2010

Port au Prince dall'elicottero

Pensavo e speravo di tenere il blog un po’ piu aggiornato, ma fino ad oggi non ho avuto un attimo di pausa, a parte forse domenica scorsa, che era Pasqua (mettero’ le foto della gita al mare prossimamente)
Di cose da raccontare ce ne sarebbero davvero tante… Forse protrei cominciare da una presentazione panoramica.
Ieri sono tornata da una visita a Gonaives (tema della prossima puntata) in elicottero. Ovvimente é stato piu veloce che le 4 ore di macchina dell’andata, ma che paura !!! In realtà il viaggio é andato benissimo ed ero piuttosto serena, ma prima di partire ero davvero in apprensione, chi segue il blog da tempo sa che nel 2007 in Sierra Leone l’elicottero che avevo preso due giorni prima, ha preso fuoco in volo e tutti i passeggeri a bordo sono morti.
Ma sorvoliamo la questione, sarà meglio non pensarci troppo visto che mi toccherà fare questo viaggio abbastanza regolarmente.
Tutto cio’ per dire che ho pututo fare delle foto dall’alto all’arrivo a Port au Prince. Mi aspettavo di vedere i danni del terremoto meglio di come si vedono percorrendo le strade della città, o almeno di avere una visione d’insieme migliore, invece quello che salta all’occhio dall’alto, sono le distese di tende di fortuna dei campi di sfollati. Sono tantissimi, alcuni enormi, altri piu piccoli… fa un certo effetto.
10 minuti fa la notizia ufficiale del primo sgombero di un campo… i campi verrano spostati altrove, in luoghi meno centrali e forse piu attrezzati… un po’ perché quelli esistenti sono in zone pericolose e con l’arrivo della stagione delle piogge e dei cicloni rischiano di esser spazzati via, un po’ per ragioni un po’ piu’ futili, tipo il campo allo stadio sarà smantellato al piu presto per permettere le partite di calcio.
Comprensibile che si voglia tornare ad una certa normalità, ma i nuovi campi attrezzati non sono per tutti, non c’é abbastanza posto. Le persone sono incoraggiate a tornare ai luoghi di origine… ma non tutti hanno membri della famiglia disposti ad accoglierli. La società haitiana é molto individualista e poco incline alla solidarietà. Sicuramente é una forma di resistenza alle innumerevoli calamità e situazioni di instabilità politica che vivono da sempre. Senza tralasciare che le persone che sono a Port au Prince sono venute dalle zone rurali in cerca di fortuna, proprio perché nelle loro terre di origine le condizioni di vita erano durissime.
Difficile immaginare cosa succederà nei prossimi giorni…
Nelle foto, i campi sono quelle masse di puntini bianchi e blu.

venerdì 26 marzo 2010

Haiti: le Baby Tents

E' sempre un po' difficile raccontare il mio lavoro, non sempre riesco a rendere l'idea di cosa faccio concretamente. Quindi quando ho trovato questo video su uno dei progetti che seguo ho deciso di condivederlo.
Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di dare un supporto psicologico e / o nutrizionale alle donne incinta, alle donne che allattano, ai bambini di età inferiore ai 5 anni e alle persone affette da trauma in seguito al terremoto del 12 gennaio. Per ora a Port au Prince le Baby Tents sono 14 e diventeranno a breve 18. A Gonaive, nel centro del Paese, le tende sono 4 e diventeranno 8. In ognuna lavorano un'infermiere, un educatore e uno psicologo.
Potrei dilungarmi molto, sugli aspetti teorici del progetto, ma vi lascio alle immagini.
Adesso vado a dormire nella mia tendina in giardino e domani sicuramente faro' visita ad una baby tent.

Gli altri progetti sono un po' piu' "complicati" da raccontare, ma ci provero' prossimamente...