
mercoledì 29 giugno 2011
Sono arrivati Marta e Leonardo

venerdì 25 marzo 2011
Un anno di Haiti. Fine.
venerdì 18 febbraio 2011
Un triste Parigi Dakar

Una dolorosa domanda di aiuto: "aiutatemiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, non voglio partire! Non voglio andare a Dakar, non é casa mia…. non ho niente laggiù, mi uccideranno. Portatemi ovunque, ma non la… non sento più le mani…toglietemi le manette, fa maleeeeeee, aiutatemiiii…"
Appena imbarcati, capiamo tutti che sarà un decollo difficile : in fondo all’aereo, seduto al posto 47E (io sono al 45H), un ragazzo si dimena, la polizia cerca di tenerlo fermo.
Grida, dice di non voler partire, di non essere senegalese. Chiede aiuto, cerca di fare in modo che i passeggeri prendano parte agli eventi per cambiare il suo destino.
Riesce ad attirare l’attenzione. I curiosi si avvicinano, quelli che vogliono aiutare a tutti i costi, danno consigli e offrono possibili soluzioni.
Ma chiaramente si tratta del rimpatrio di un immigrato clandestino. La sua sorte é già decisa e immutabile.
Le grida si fanno più forti, i passeggeri hanno paura e cominciano a chiedere di scendere.
E’ panico totale e l’aereo non decolla.
Il responsabile della sicurezza e il pilota vengono fino in fondo all’aereo, nervosi e seccati per dirci che la situazione é sotto controllo, che sono abituati a questo genere di cose, che non dobbiamo prendere le parti di nessuno, che siamo in un quadro perfettamente legale e il “tipo” smetterà di gridare una volta che l’aereo sarà decollato perché non avrà più nessuno da influenzare e niente da ottenere.
I passeggeri sono molto arrabbiati, hanno pagato un viaggio normale, vogliono un viaggio normale. Alcuni ridono, altri commentano nervosi.
Nessuna pietà per questa persona che sta vivendo la fine di speranze e sogni, e non smette di dire “non sapete cosa ho dovuto fare per arrivare fino a qui…!”
Eh già… quante di queste storie ho letto e ascoltato… mi vengono le lacrime agli occhi e una stretta al cuore: il viaggio che ha dovuto fare ( il deserto, la Libia, il mare…), quello che lui e la sua famiglia hanno dovuto pagare, i debiti, i compromessi… le speranze e le responsabilità di cui é stato investito dalla sua famiglia, l’arrivo in Europa, la fatica di una vita clandestina e senza mezzi.
E ora lo sconforto, la sconfitta la vergogna del ritorno… non ci vuole tornare a casa sua, la rinnega, ovunque ma non Dakar, non puo’ tornare da chi ha inultimente messo i soldi, la vita, le illusioni, nelle sue mani.
L’aereo decolla e come previsto, smette di gridare e supplicare. Sono tutti felici e contenti di riprendere il viaggio verso le meritate vacanze.
E io mi sento male… quante volte mi lamento per la mia “difficile” vita di straniera a Parigi, senza tutti i miei comfort e con poche certezze per il futuro.
Ovviamente questo viaggio mi insegna che devo relativizzare e minimizzare le mie “sofferenze”, per rispetto a chi soffre davvero, a chi é davvero straniero e senza diritti... ovunque.
sabato 29 gennaio 2011
In visita nelle regioni Kanem e Bar el Gazal

giovedì 20 gennaio 2011
In volo verso il Tchad
martedì 30 novembre 2010
Haiti, la ferita dell'anima
L’isola l’ha scampata bella, anche se non in tutte le zone… ma, subito dopo, l’epidemia di colera ha disseminato morte e angoscia.
La popolazione, sopratutto in Artibonite, é stata duramente colpita : in un mese più di 1600 persone sono morte, credo sia qualcosa di assolutamente sconvolgente. Il panico, il dolore, la paura, hanno reso fragile chi era già troppo fragile per reagire. Le credenze popolari e la ricerca di un senso a tutto cio’ che sembra solo una maledizione, lasciano le persone inermi, prive di forza e risorse psichiche, per affrontare una nuova prova, il lutto dei proprio cari, buttati in fosse comuni. Incapaci di ascoltare i messaggi di promozione all’igiene e di prevenzione, oltre che ovviamente di mettere in atto dei semplici gesti per scongiurare il contagio e la continua propagazione.
Tutto cio’, visto da lontano, é l’ennesima tragedia del mondo e le cifre non dicono niente, restano vuote.
A me, fanno male, e per fortuna da qui, ancora per poco, posso provare a rispondere con le mie competenze e proporre dei programmi di salute mentale in complemento a tutto quello che già si fa.
Forse come é scritto nell’ultimo numero di Lantinoamerica, di Haiti non gliene frega niente a nessuno… ma sabato scorso alla Pagode, bellissimo cinema di Parigi, molte persone sono venute a vedere un lungometraggio spettacolare : « Haiti la blessure de l’âme ».
L’avevo già visto a Haiti, con la mia equipe di psicologi, e onestamente non me la sentivo molto di rivederlo, é molto « forte » e scioccante, ma dovevo rispondere alle domande del pubblico, anche se in reltà ero afona (colpa del freddo di Oxford)…
Eh già, le ferite dell’anima di Haiti sono profonde e sembrano non finire mai !
Domenica scorsa le elezioni presidenziali si sono svolte nel caos e all’insegna della frode e adesso vedremo come si manifesterà lo scontento generale.
giovedì 4 novembre 2010
Haiti... aspettando Tomas
Difficile da credere, difficile da immaginare, ancora piu difficile vivere questo momento di attesa da lontano.
Attesa di cosa? Bé... del ciclone Tomas che, se non cambia improvvisamente direzione e forza, domani potrebbe devastare l’isola.
Se penso ai danni della picocla tempesta di poco piu di un mese fa, mi vengono i brividi a immaginare cosa potrà essere domani per tutti gli sfollati che vivono in ripari di fortuna con teloni di plastica ormai consunti, puntellati su esili bastoni di legno.
Dopo il terremoto e l’epidemia di colera (che ancora non cessa di colpire l’Artibonite) ci mancava solo un ciclone.
Ieri Tomas si era ridotto al punto di essere solo un piccola “depressione tropicale” e abbiamo tutti sperato che restasse cosi e addirittura che si dissolvesse come per magia. E no, niente magia. Adesso non resta che prepararsi e apettare.
Il mio pensiero e il mio cuore sono con i miei colleghi e con gli hatiani che stanno per affrontare l’ennesima drammatica prova.

domenica 17 ottobre 2010
Il banchetto della fame
Un inizio duro a Parigi… ma ne parliamo un’altra volta. Oggi voglio raccontare una cosa per la quale sono molto orgogliosa di essere qui e del lavoro che faccio. Ieri, 16 ottobre, era la giornata internazionale dell’alimentazione e Action Contre la Faim in collaborazione con l’Unione Europea, ha organizzato una campagna di sensibilizzazione sulla malnutrizione a Parigi, proprio sotto la Tour Effeil.
10.000 piatti sono stati messi a Champ de Mars per simboleggiare i 10.000 bambini che ogni giorno, nel mondo, muoiono per la malnutrizione, ovvero 3 milioni e mezzo di bambini l’anno! La malnutrizione acuta severa é una malattia molto grave, ma si puo’ curare... ed é quello che Action Contre la Faim fa ogni giorno.
Inutile dire come é stato suggestivo, vi lascio le immagini e un link per approfondimenti sull’evento : http://lebanquetdelafaim.org/
Le Banquet vu du ciel
envoyé par actioncontrelafaim. - L'info video en direct.
giovedì 7 ottobre 2010
Ciao Haiti
giovedì 16 settembre 2010
Tecla
sabato 28 agosto 2010
Haiti... Uragani, Tempeste tropicali e Cicloni
La stagione ciclonica si sta intensificando come previsto e mi auguro davvero che Haiti non sarà troppo colpita quest’anno, é troppo vulnerabile et gli sfollati sono ancora centinaia di migliaia, in realtà si avvicinano ai 2.000.000...Il dipartimento della Protezione Civile prevede che quest’anno ci saranno una quindicina di cicloni nel Pacifico, nella media degli ulimi anni, a differenza del 2009 dove ce ne sono stati “solo” 9.
Lo scenario più probabile sembra essere molto simile al 2008 che per Haiti é stato in assoluto l’anno più duro e devastatore: 4 cicloni successivi che hanno portato a migliaia di morti e danni materiali importantissimi.
Esiste un piano di contingenza, ma non sarà facile essere reattivi e avere a disposizione tutto il materiale necessario: i materiali destinati alla risposta ai cicloni del 2009 che non erano stati usati, sono stati poi impiegati tutti per il terremoto e i magazzini non sono ancora stati riforniti. Senza contare che grande parte di materiali erano e sono nei depositi in Asia... e adesso sono utilizzati per l’emergenza Pakistan.
Stiamo vedere, ci prepariamo, ma soprattutto speriamo...
sabato 3 luglio 2010
Disco Time
lunedì 14 giugno 2010
Ho salutato Sean Penn!
Quindi sabato sera scorso, come al solito, sono andata a bere una Prestige ghiacciata. Purtroppo come quasi sempre niente patatine, eh va bé!
In compenso, dopo una mezz'oretta, chi vedo salire le scale per venire a cena? Be niente popo' di meno che Sean Penn!!! Eh si!
In realtà che é ad Haiti é risaputo e molti dei miei colleghi lo hanno incontrato piu’ volte. Ma non pensavo che lo avrei visto a l’Oloffson perché ci era stato il giorno prima e diciamo che non é proprio il posto migliore del mondo per mangiare, anche se l’aspetto e l’ambience hanno un certo charme.
Al momento di pagare il conto lui é venuto a comprare le sigarette al bancone del bar e ci siamo salutati :)
Adesso che ho fatto la crisi dell’adolescente che vede un personaggio famoso, vi racconto cosa sta facendo Sean Penn ad Haiti...
E’ arrivato il 21 gennaio, pochi giorni dopo il terremoto portando viveri e medicinali come aveva già fatto per l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005.
Sembrerebbe che abbia salvato una donna e il suo bambino che erano rimasti intrappolati sotto le macerie e la leggenda narra anche che sia stato visto trasportare i bagagli di una donna e i suoi 4 figli nel bel mezzo del campo di sfollati di Pétion-Ville Club, mentre si spostavano nel nuovo campo “Camp Corail”.
Insomma dal suo arrivo si é dato da fare, attravero la sua associazione: Jenkins-Penn Haitian Relief Organization.
Mister Sean, come é chiamato dai bimbi del campo, ha installato un ospedale, una scuola e un centro per le donne vittime di violenze sessuali.
Senza tralasciare il suo coinvolgimento in prima persona durante le distribuzioni alimentari.
Con l’operazione « Beat the rain » si sta impegnando a dare un riparo temporaneo e sicuro agli sfollati che vivono in condizioni precarissime minacciate dall’arrivo della stagione ciclonica.
Sicuramente l’impegno di un personaggio famoso si presta a commenti, critiche, curiosità, perplessità, etc. Ma in questo caso, a parte qualche foto ridicola alla “Rambo, faccio tutto io” l’impegno é davvero da ammirare.
martedì 4 maggio 2010
Scossa 4.4
Eravamo tutti in ufficio, ognuno preso nelle attività quotiane. Io ero al pc e all’improvviso sotto i piedi ho sentito come se stesse passando un’onda gigantesca, contemporaneamente un boato tipo tuono.
Vedo i miei colleghi scheggiare fuori e ovviamente li ho seguiti... tutté le ca 100 persone presenti in quel momento si sono gettate fuori.
Visibilmente scioccati gli haitiani, visi molto tesi tra gli esptriati che vivono qui da subito dopo il terremoto del 12 gennaio e da allora di scosse ne hanno già sentite. Noi i nuovi, molto in panico.
E’ stato tremendo... non si sono riscontrati danni materiali, ma la popolazione che cerca a fatica di riprendere un ritmo normale, vive con lo stress perenne che quanto avvenuto si riproduca. E queste scosse ovviamente non fanno altro che ritraumatizzare e rallentare il processo di riscostruzione, soprattutto psichico.
Ci sono persone che dopo gennaio non hanno mai piu voluto tornare in ambienti chiusi, 4 amministratori locali da allora lavorano sui dei tavoli in cortile. Alcuni espatriati non hanno mai piu voluto lasciare la tenda, anche quando si sono liberate delle stanze nelle nuove case.
Ieri tutti siamo rimasti a lavorare fuori.
Non avrei mai immaginato di reagire con tanto panico e paura... verso sera tutto é tornato tranquillo e “normale”. Poi la notte qualche inquietudine é tornata a farmi visita, anche per altri é stato cosi, mi rincuoro.
Alla radio ho sentito che le famiglie già poco convinte di mandare i loro figli in scuole di cemento, dopo ieri hanno definitivamente deciso di tenere i bimbi lontano dalle scuole a meno che non siano tende.
Dopo ieri é più facile immaginare e capire.
domenica 2 maggio 2010
Biscotti di argilla per (soprav)vivere
Devo dire che é estremamente interessante soprattutto per comprendere meglio gli aspetti culturali caratteristici del popolo haitiano.
Questa settimana la discussione si é centrata sul disturbo di “pica”, in italiano picacismo, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione di sostanze non commestibili come la terra, la sabbia, la carta etc.
Lo psicologo che ha portato l’attenzione su questo disturbo dice di avere molti casi nella zona in cui lavora, riguardante soprattutto donne incinta.
In realtà é molto curioso vedere che uno psicologo identifichi questo problema come un disturbo psicologico, perché ad Haiti é culturamente diffuso e accettato che sopratutto le donne incinta mangino quelle che si chiamano le “galettes de boue”, dei biscotti di argilla.
Per anni i biscotti di argilla sono stati alla base della dieta delle donne incinta con carenze di calcio. Purtroppo pero’ con la crisi mondiale e l’aumento del prezzo del riso, questa pratica alimentare a rischio ha cominciato a espandersi a tutta la popolazione, inizialmente nelle zone rurali o nelle bidonville di Port au Prince ed ora diffusa ovunque.I biscotti di ariglla sono molto meno cari e accessibili a tutti. Per renderli piu gustosi vengono conditi con sale o altre spezie, sembra che il gusto non sia poi cosi male, ma che lasci nella bocca una sensazione terrosa per molte ore.
E’ comunque molto difficile accettare che ci siano persone talmente povere da riempirsi la pancia d’argilla per non sentire la fame.

venerdì 23 aprile 2010
Psicologa stressata :)
Oggi l’autista che mi portava a uno dei tanti cluster di coordinamento mi ha chesto se anche gli psicologi a volte sono stressati. E’ rimasto molto sorpreso quando gli ho detto di si. Eh si, non siamo immuni soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Per esempio oggi mi é stato chiesto di fare un debriefing ad un collega che é stato aggredito durante una distribuzione alimentare e un’ora dopo ho fatto un bel giretto in un quartiere completamente distrutto, direi in briciole: Carrefour Feuille.
Molto forte l’impatto, montagne di sassi, tende di sfollati ovunque che vivono vicino a quello che resta della loro ex vita, a fianco di quesi sassi che ancora ricoprono i loro cari.
Ho trattenuto le lacrime diverse volte durante la visita.
Ho anche sorriso nel vedere semplici scene di vita quotidiana, nelle foto vedrete dei bimbi bellissimi, che spero aiuteremo a breve a recuperare un po di serenità. Sono proprio loro i più vulnerabili di questa zona, almeno secondo il pastore e il presidente del comitato del quartiere. Molti sono rimasti orfani, altri hanno visto tutti i loro amici morire.
Mi rendo conto che questo post in realtà non racconta niente... é solo uno sfogo, diciamo che é come se mi fossi fatta una specie di autodebriefing :)
domenica 18 aprile 2010
Svagarsi ad Haiti
Spesso qui a casa vengono organizzate delle feste, in occasione di compleanni o altre ricorrenze e con il fatto che siamo 40, sembrano dei super party!
E poi ci sono ovviamente le feste organizzate dalle altre ONG.
Nel week end si puo’ andare al mare. Io sono andata la domenica di Pasqua a Grand Govave la spiaggia più vicina uscendo dalla città, a piu di un ora e mezza di macchina.
Abituata alle spiagge meravigliose della Sierra Leone, mi aspettavo molto di piu, ma in ogni caso ho potuto mangiare delle bellissime ed enormi aragoste appena pescate.
Peccato che siano state cucinate di fianco ad un cumulo di immondizia :) e che non ci fossero delle patatine fritte come accompagnamento!
Comunque é stato un bel momento anche per vedere come gli haitiani si fanno forza per andare avanti e cercare di divertirsi, nonostante tutte le difficoltà che stanno attraversando.
venerdì 16 aprile 2010
Gonaives e i cicloni
Gonaives oggi
Gonaives ai tempi di Hanna

martedì 13 aprile 2010
Sotto le macerie
Poi con il tempo, passandoci ogni giorno e immaginando cosa deve essere stato vivere quei 45 secondi in cui tutto é crollato, il disordine si é trasformato in grande senso di impotenza e frustazione. Ricostruire sarà lunghissimo, forse 10 anni e l’impressione che si ha é quella di non saper da dove cominciare.
Guardo quelle montagne di sassi bianchi e penso a quanti sono ancora li sotto. A quante persone non hanno ancora potuto recuperare i corpi dei loro cari.
Uno dei progetti dell’organizzazione per cui lavoro, prevede di pagare delle persone per sgomberare le strade e le case dalle macerie... ogni giorno i miei colleghi trovano resti umani, é davvero qulacosa di inimmaginabile!
Nel frattempo lo Stadio Sylvio Cator é stato sgomberato e le 7.000 persone che si erano installate sul campo in erba sintetica sono state costrette ad andarsene senza offrire loro un’alternativa... sono completamente senza riparo e da una settimana piove ogni notte...