mercoledì 23 novembre 2011

Incontro con un mito


Per la serie incontro i miei miti, sabato sono andata a farmi dedicare un disegno bellissimo che da tempo cercavo di Sophie Griotto. Lei è bravissima, il suo stile mi piace molto!

La cosa più carina è che non si è limitata ad una frase banale con autografo, ma ha anche fatto un disegno personalizzato ad ogni persona della fila. Il mio disegno non è il più bello e riuscito, alcuni di quelli che ho visto fare prima del mio mi piacevano molto di più… ma in ogni caso è un disegno originale tutto per me J cosa non da poco.

Non mi resta che trovare la cornice (erano tutte esaurite) e metterlo nella mia nuova casetta.


sabato 5 novembre 2011

Feuillage à Paris

Mmmm che risveglio… per il week end sono previsti cielo grigio e pioggia ed ho pure dimenticato l’ombrello in ristorante l’altra sera L

Se penso che lunedì scorso c’era un sole splendido e un caldo primaverile!

Cosa fare a Parigi se il cielo è blu in questo tempo di feuillage?

L’anno scorso ho passeggiato al parco Monceau e nel giardino Tuileries, quest’anno una divertentissima uscita in barca al Bois de Boulogne… che colori magnifici, non sembra nemmeno di essere in città!
Parque Monceau - novembre 2010
Jardin des Tuileris - novembre 2010
Bois de Boulogne - novembre 2011



giovedì 3 novembre 2011

Un nuovo orizzonte


E dopo qualche settimana/ mese di esitazione e atti mancati
(al primo tentativo ho cercato disperatamente e invano di aprire la porta sbagliata), eccomi finalmente fare il trasloco nel mio nuovo appartamento nell’11° arrondissement di Parigi.

A parte la sporcizia e poco spazio, la mancanza di luci e di un vero letto, dopo ben 7 rampe di scale piedi di 29 scalini l’una ecco una bellissima vista di Parigi… stupendo, manca solo la Tour Effel, ma sarà per il prossimo appartamento J

mercoledì 12 ottobre 2011

Diario da Dollo Ado (6-11 ottobre)

mmm come detesto gli aeretti del WPO (World Food Programme) ! Certo, sono indispensabili, per fortuna ci sono e ci portano nei luoghi più sperduti del mondo, ma ho l’impressione che ogni missione che faccio l’aereo sia più piccolo. Questa volta i piloti erano praticamente seduti davanti a me come in una macchina. Va be ho emesso i mie gridolini ad ogni oscillazione, ma me la sono cavata. In 2h30 ( in realtà avevo capito sarebbe durato solo 45 minuti!) ho pure finito un libro che mi é piaciuto tantissimo (L'arrière-saison). Forse alcuni passaggi devo rileggerli in un momento di maggiore relax per apprezzarli ancora di più.
...e l’atteraggio! La prima volta che atterro su una pista di terra, non asfaltata. Il paesaggio é bellissimo, mi piace tanto. Ad accogliermi un caldo infernale, vento e sabbia. Dopo la giornata assurda passata ad Addis Abeba e la stanchezza infinita dovuta al’altitudine della capitale, oggi ho solo voglia di tornare a casa :(





Accidenti ci mancavano pure gli scorpioni: e chi ci ha mai pensato, ho sempre vissuto in paesi di serpenti! Uffi, non so nemmeno come é fatto, come lo riconosco? Forse ne ho visto uno in un film di James Bond, ma ho un ricordo vago. E mi tocca dormire in giardino nella tendina dei rifugiati, quindi con il materessao per terra, devo assolutamente controllare, fare un’ispezione accurata prima di addormentarmi. In ogni caso mi sono accertata con la mia collega medico, che di puntura di scorpione non si muore, fa solo un po malino :(

Tutte le volte che vado in visita ai programmi, scopro una cosa della vita di tutti i giorni che mi sorprende: questa volta sono le docce-cesso. Cioé, il “wc” a cielo aperto con un buco nel suolo ormai mi sorprende poco, ma che diventi anche lo scolo per la doccia… non avevo capito che dovevo lavarmi con i piedi sul cesso alla turca. Va be, nuova avventura, se non fosse per la puzza immonda direi che é pure divertente :) Ah... se penso alle prime volte che viaggiavo, tutta coperta e attenta a non toccare niente, con i vestiti ben conservati nella plastica, ne ho fatta di strada per vincere il mio essere schifiltosa.



Oggi giornatona tutta passata al campo di rifugiati. Me lo avevano fatto passare come un campo a 4 stelle… inutile dire che le attese sono state disilluse. Certo, c’é molto spazio tra una tenda e l’altra, ma non ci sono latrine, non c’é acqua, é tutto sabbia roccia e vento.
La fame si vede, nelle donne, gli uomini, i bimbi, anche quelli molto piccoli, meno di 6 mesi, nelle capre, nelle vacche…le donne con i loro bimbi passano ore interminabili in fila sotto il sole e vento in attesa di distribuzioni di cibo, i bimbi hanno vestiti stracciati, spesso solo una maglietta, le tende sono vuote. Davvero delle codizioni difficili, chissà come sono gli altri 3 campi visto che sono peggio di questo.
Il cielo nero sembra annuciare i tanto sperati acquazzoni della stagione delle pioggie cominiciata pochi giorni fa, ma solo poche gocce cadono.
Nel tentativo di filare a casa (un’ora di viaggio) per evitare il terreno sabbioso trasformato in palta dalla pioggia, il pulmino si insabbia. Per fortuna possiamo contare su un team volenteroso che ci ha aiutati. Tornata a casa stanca morta, ma senza troppo frignare, visto che per qualcuno la vita é un po’ piu’ faticosa e io tra pochi giorni sono a migliaia di kilometri da qui.

Domenica mattina… speravo e sognavo di farmi una dormitona e di recuperare gli orari assurdi su questa missione (si lavora dalle 6h30 alle 21h, promesso che non mi lamentero’ piu degli orari parigini) e invece, alle 7 ecco arrivare asini carichi di arbusti per rifare la recinzione della casa… un po’ imbarazzante dormire in una tenda aperta (chiusa solo con la zanzariera) con tutti gli uomini che guardano dentro mentre scaricano gli asini. Una confusione pazzesca, per fare la doccia poi... Tutti che guardavano passare con salviette e carta igienica in mano… resta un paese musulmano, passare in pigiama e docciarsi in mezzo ai braccianti non é sicuramente confortante. E va be, passata pure questa !

Il cielo é stranuvoloso, tra un’ora prenderò l’aereo WFP a 10 posti, i miei simpatici colleghi cercano di farmi paura, prevedendo grandi oscillazioni. Grazie, non ne avevo bisogno, lo so da sola che sto tempo fa schifo e che avro’ una tremenda paura!!!
Se tutto va bene oggi pomeriggio mi faccio un bel giretto ad Addis Abeba, non vedo l’ora, anche se onestamente mi dispiacee un pochino lasciare Dollo Ado. E’ un contesto umanitario interessantissimo e c’é talmente tanto da fare!

L’aereo era “grandissimooooo”, meno male :) Stasera partenza per Parigi, non vedo l’ora.

lunedì 3 ottobre 2011

Nuova partenza, 8 giorni di caldo e sabbia

Domani sera nuova partenza, con un passaporto nuovissimo!! (mi hanno strappato la copertina di quello vecchio alla dogana Abidjan e non era piu valido)
In questo momento di stanchezza infinita, non vedo l’ora di sedermi in aereo e non pensare a niente.
I giorni che seguiranno non saranno dei piu facili, in mezzo alla polvere e al caldo di Dollo Ado.
Un po’ diverso dalla foresta delle zone delle 18 montagne in Costa d’Avorio dove sono stata il mese scorso.
Non entro nei dettagli del prossimo viaggio, non credo di poter comunicare molto a questo proposito , ma sono un po’ tesa all’idea di confrontarmi per la prima volta con una crisi alimentare cosi forte. La malnutrizione adulta l’ho vista raramente… una sofferenza diversa dalle vittime della guerra in Costa d’Avorio, con le loro storie di atroci violenze mi hanno tenuta sveglia diverse notti. Vedremo cosa mi aspetta in questo nuovo viaggio.
Poche righe per condividere la fatica di questo ultimo periodo, ma anche l’entusiasmo che continua a darmi l’energia di non mollare… e un grande omaggio a tutte le persone che incontro e che insegnano ogni volta a relativizzare i miei piccoli problemi J
Magari al ritorno, tempo e energie psicofisiche permettendo, pubblico qualche foto.

mercoledì 29 giugno 2011

Sono arrivati Marta e Leonardo

Cavoli, sono imperdonabile, non ho ancora scritto una cosa importantissima : é vero che ormai non cé’ piu l’effetto sorpresa di essere zia, ma questa volta, il 10 giugno, sono diventata zia di due bellissimi gemellini !!!!
Benvenuti Marta e Leonardo.

Purtroppo non ero presente alla nascita, ma li ho visti questo week end, sono stupendi!
Ho tenuto in braccio solo Leonardo per pochi minuti, é piccolissimo... Marta dormiva :)
Chissà come saranno grandi la prossima volta che li rivedo, tra meno di un mese!

venerdì 25 marzo 2011

Un anno di Haiti. Fine.



Stasera ci vorrebbe una bottiglia di champagne e quasi quasi vado subito a comprarla: ho appena finito di gestire Haiti a distanza… dopo un anno… Che sansazione strana, da un lato di liberazione, perché lavorare fino alle 21 tutti i giorni non era proprio l'ideale di vita quando sono venuta qui a Parigi! Dall'altro un po' di gelosia per chi prende quello che, fino ad ottobre scorso, era il mio posto. Ma più di tutto tanto orgoglio per tutto quello che é stato fatto e, in ogni caso, un grande affetto che non finirà con stasera. Per concludere dignitosamente questa esperienza sabato scorso ho avuto l’onore di incontrare lo scrittore Dany Laferrière, al Salon du Livre de Paris, che mi ha autografato i suoi magnifici tre libri, tra cui «Tout bouge autour de moi» sulla sua esperienza durante il terremoto dell'anno scorso. A livello professionale chiudo una porta, a livello emotivo, Haiti resta con me… SEMPRE.

:) foto del mio incontro con Laferrière


venerdì 18 febbraio 2011

Un triste Parigi Dakar

Non parlo della corsa ovviamente, ma del viaggio in aereo per venire ad un workshop, 4 giorni fa.
Questa volta non ho decollato con un bicchiere di champagne alla mano, ma con un grido straziante che ha accompagnato i passeggeri per piu di un’ ora.
Una dolorosa domanda di aiuto: "aiutatemiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, non voglio partire! Non voglio andare a Dakar, non é casa mia…. non ho niente laggiù, mi uccideranno. Portatemi ovunque, ma non la… non sento più le mani…toglietemi le manette, fa maleeeeeee, aiutatemiiii…"

Appena imbarcati, capiamo tutti che sarà un decollo difficile : in fondo all’aereo, seduto al posto 47E (io sono al 45H), un ragazzo si dimena, la polizia cerca di tenerlo fermo.

Grida, dice di non voler partire, di non essere senegalese. Chiede aiuto, cerca di fare in modo che i passeggeri prendano parte agli eventi per cambiare il suo destino.
Riesce ad attirare l’attenzione. I curiosi si avvicinano, quelli che vogliono aiutare a tutti i costi, danno consigli e offrono possibili soluzioni.

Ma chiaramente si tratta del rimpatrio di un immigrato clandestino. La sua sorte é già decisa e immutabile.
Le grida si fanno più forti, i passeggeri hanno paura e cominciano a chiedere di scendere.
E’ panico totale e l’aereo non decolla.
Il responsabile della sicurezza e il pilota vengono fino in fondo all’aereo, nervosi e seccati per dirci che la situazione é sotto controllo, che sono abituati a questo genere di cose, che non dobbiamo prendere le parti di nessuno, che siamo in un quadro perfettamente legale e il “tipo” smetterà di gridare una volta che l’aereo sarà decollato perché non avrà più nessuno da influenzare e niente da ottenere.
I passeggeri sono molto arrabbiati, hanno pagato un viaggio normale, vogliono un viaggio normale. Alcuni ridono, altri commentano nervosi.
Nessuna pietà per questa persona che sta vivendo la fine di speranze e sogni, e non smette di dire “non sapete cosa ho dovuto fare per arrivare fino a qui…!”
Eh già… quante di queste storie ho letto e ascoltato… mi vengono le lacrime agli occhi e una stretta al cuore: il viaggio che ha dovuto fare ( il deserto, la Libia, il mare…), quello che lui e la sua famiglia hanno dovuto pagare, i debiti, i compromessi… le speranze e le responsabilità di cui é stato investito dalla sua famiglia, l’arrivo in Europa, la fatica di una vita clandestina e senza mezzi.
E ora lo sconforto, la sconfitta la vergogna del ritorno… non ci vuole tornare a casa sua, la rinnega, ovunque ma non Dakar, non puo’ tornare da chi ha inultimente messo i soldi, la vita, le illusioni, nelle sue mani.

L’aereo decolla e come previsto, smette di gridare e supplicare. Sono tutti felici e contenti di riprendere il viaggio verso le meritate vacanze.

E io mi sento male… quante volte mi lamento per la mia “difficile” vita di straniera a Parigi, senza tutti i miei comfort e con poche certezze per il futuro.
Ovviamente questo viaggio mi insegna che devo relativizzare e minimizzare le mie “sofferenze”, per rispetto a chi soffre davvero, a chi é davvero straniero e senza diritti... ovunque.

sabato 29 gennaio 2011

In visita nelle regioni Kanem e Bar el Gazal

Una settimana passata tra Mao e Moussoro…
Se dovessi riassumere con parole chiave, direi : sabbia, sole, cammelli, grandi distanze.
Eh si, per fare la supervisione delle attività tra un villaggio e l’altro si devono fare 2 ore di macchina nel deserto, dove si incrociano cammelli, asini, vacche e capre, poche persone, qualche casa isolata. Per me é stata un’avvenura diversa dal solito e mi sono divertita tantissimo, per le persone che vivono qui e che quando hanno un bambino malato si devono fare ore e ore sotto il sole a piedi é sicuramente meno divertente. E in effetti sembra assurdo che qualcuno possa vivere su queste terre cosi aride, senza accesso ad alcun servizio. Anche i progetti di aiuto umanitario sono difficili e costosi, spesso concentrati nei grandi centri abitati.
Le persone sono splendide, gentili, aperte, anche se la loro terra sembra essere cosi’ ingrata e ostile.
E per chi ne dubitava ecco la prova che ho visto i cammelli J

Tanti, tantissimi. Il giorno che sono partita c’era il mercato nella piazza di Moussoro, piena di animali, ma soprattutto cammelli ! Come mi piacciono !
Beh, dai, mi rimetto al lavoro, dopo questa visita intensa é finito il tempo di fare il turista, bisogna mettere tutto su carta e trasformare le idee e le grandi riunioni fatte con il personale e le persone dei villaggi, in un vero e proprio progetto. Entro stasera...

giovedì 20 gennaio 2011

In volo verso il Tchad

Nuova avventura anche se cortissima, ma lasciare Parigi per 10 giorni mi farà bene.
Per quanto sia stupenda, ultimamente lavoro talmente tanto che non mi rendo nemmeno conto di dove sono. Sì, una pausa ci vuole, per rimettere le cose a posto.

Si parte...
Figo! Air France deve aver ricevuto le mie lettere di protesta per il volo annullato a Natale, la valigia consegnata dopo 13 giorni e il personale maleducato, infatti mi fanno viaggiare in prima. Wow, un decollo con un bicchiere di champagne! E quando mi ricapita piu’?
Non ho ceduto alla tentazione del bis ordinando invece un bicchiere d'acqua, per mia fortuna, visto che è finito direttamente sui miei pantaloni! Che figura di merda, tutti sono accorsi in mio aiuto, ma come mi dice gentilmente lo Steward, non hanno pantoloni di ricambio e il vicino mi rassicura "non si preoccupi, abbiamo tutti visto cosa é successo!" ridendo e guardandomi la chiazzona di acqua proprio li. Effettivamente sembra proprio che mi sia fatta pipi addosso :-)
Atterro a N’djamena… fa freschino, i profumi sono diversi dal solito, é un’Africa che non conosco e sono eccitatissima all’idea di vedere il Sahel… se non fosse l’ansia di vedere tutti questi uomini armati un po' ovunque. Va beh dai, cerco di rilassarmi e fare un bel sonno, domani si comincia a lavorare alle 7h30.

martedì 30 novembre 2010

Haiti, la ferita dell'anima

Cosa é successo dopo il passaggio di Tomas ?
L’isola l’ha scampata bella, anche se non in tutte le zone… ma, subito dopo, l’epidemia di colera ha disseminato morte e angoscia.
La popolazione, sopratutto in Artibonite, é stata duramente colpita : in un mese più di 1600 persone sono morte, credo sia qualcosa di assolutamente sconvolgente. Il panico, il dolore, la paura, hanno reso fragile chi era già troppo fragile per reagire. Le credenze popolari e la ricerca di un senso a tutto cio’ che sembra solo una maledizione, lasciano le persone inermi, prive di forza e risorse psichiche, per affrontare una nuova prova, il lutto dei proprio cari, buttati in fosse comuni. Incapaci di ascoltare i messaggi di promozione all’igiene e di prevenzione, oltre che ovviamente di mettere in atto dei semplici gesti per scongiurare il contagio e la continua propagazione.
Tutto cio’, visto da lontano, é l’ennesima tragedia del mondo e le cifre non dicono niente, restano vuote.
A me, fanno male, e per fortuna da qui, ancora per poco, posso provare a rispondere con le mie competenze e proporre dei programmi di salute mentale in complemento a tutto quello che già si fa.
Forse come é scritto nell’ultimo numero di Lantinoamerica, di Haiti non gliene frega niente a nessuno… ma sabato scorso alla Pagode, bellissimo cinema di Parigi, molte persone sono venute a vedere un lungometraggio spettacolare : « Haiti la blessure de l’âme ».
L’avevo già visto a Haiti, con la mia equipe di psicologi, e onestamente non me la sentivo molto di rivederlo, é molto « forte » e scioccante, ma dovevo rispondere alle domande del pubblico, anche se in reltà ero afona (colpa del freddo di Oxford)…
Eh già, le ferite dell’anima di Haiti sono profonde e sembrano non finire mai !
Domenica scorsa le elezioni presidenziali si sono svolte nel caos e all’insegna della frode e adesso vedremo come si manifesterà lo scontento generale.

giovedì 4 novembre 2010

Haiti... aspettando Tomas

Forse é vero… Haiti é un paese maledetto.
Difficile da credere, difficile da immaginare, ancora piu difficile vivere questo momento di attesa da lontano.
Attesa di cosa? Bé... del ciclone Tomas che, se non cambia improvvisamente direzione e forza, domani potrebbe devastare l’isola.
Se penso ai danni della picocla tempesta di poco piu di un mese fa, mi vengono i brividi a immaginare cosa potrà essere domani per tutti gli sfollati che vivono in ripari di fortuna con teloni di plastica ormai consunti, puntellati su esili bastoni di legno.
Dopo il terremoto e l’epidemia di colera (che ancora non cessa di colpire l’Artibonite) ci mancava solo un ciclone.
Ieri Tomas si era ridotto al punto di essere solo un piccola “depressione tropicale” e abbiamo tutti sperato che restasse cosi e addirittura che si dissolvesse come per magia. E no, niente magia. Adesso non resta che prepararsi e apettare.
Il mio pensiero e il mio cuore sono con i miei colleghi e con gli hatiani che stanno per affrontare l’ennesima drammatica prova.

domenica 17 ottobre 2010

Il banchetto della fame

Un inizio duro a Parigi… ma ne parliamo un’altra volta.

Oggi voglio raccontare una cosa per la quale sono molto orgogliosa di essere qui e del lavoro che faccio. Ieri, 16 ottobre, era la giornata internazionale dell’alimentazione e Action Contre la Faim in collaborazione con l’Unione Europea, ha organizzato una campagna di sensibilizzazione sulla malnutrizione a Parigi, proprio sotto la Tour Effeil.

10.000 piatti sono stati messi a Champ de Mars per simboleggiare i 10.000 bambini che ogni giorno, nel mondo, muoiono per la malnutrizione, ovvero 3 milioni e mezzo di bambini l’anno! La malnutrizione acuta severa é una malattia molto grave, ma si puo’ curare... ed é quello che Action Contre la Faim fa ogni giorno.

Inutile dire come é stato suggestivo, vi lascio le immagini e un link per approfondimenti sull’evento : http://lebanquetdelafaim.org/



Le Banquet vu du ciel
envoyé par actioncontrelafaim. - L'info video en direct.

giovedì 7 ottobre 2010

Ciao Haiti

Lascio questo paese.
Finisco un’esperienza unica che rimane profondamente incisa nel mio cuore. E’ stata dura, il lavoro troppo, i momenti di scoraggiamento non sono mancati; ma nemmeno per un secondo ho rimpianto la scelta. Partire per Haiti è stata una scelta difficile. Oggi mi sembra l’unica cosa che avesse senso fare per me, per la mia vita… perché Haiti è stata una vera sfida a livello personale e professionale: ho dovuto rimettere in discussione quella che sono. Sono felice del risultato.
E ora sono pronta per una nuova avventura, il cammino continua …
Ma prima di lasciare Haiti, fisicamente e con il cuore, un ultimo pensiero per questo popolo cosi sfortunato: venerdì 24 settembre su Port-au-Prince si è abbattuta un'altra disgrazia, lo strascico della tempesta tropicale Matthew.
La mattina del sabato siamo andati a fare una valutazione della situazione per capire cosa era successo nei vari campi di sfollati. Erano circa due mesi che non ci andavo… mi si è stretto il cuore nel vedere come i teloni di plastica e le tende sono state spazzate via. Le persone che vivevano in 7, in uno spazio di 3 mq, adesso non hanno più nemeno quella piccola area per ripararsi.
Senza forza, rassegnati e sfiduciati, gli haitiani stavano cercando di ricostruire ripari di fortuna…
Parto, ma il mio cuore resta lì con loro e non smette di sperare che possano avere un futuro migliore di questo orribile presente.

giovedì 16 settembre 2010

Tecla

Mi prendo una pausa dal lavoro per annunciare che il 6 settembre é nata la mia nuova nipotina: Tecla.
In quel momento ero a Parigi e avrei tanto voluto essere presente, ma purtoppo sono potuta rientrare in Italia solo qualche giorno dopo... pazienza, sono stata tanto felice di averla conosciuta anche se con qulche ora/giorno di ritardo. Ovviamente é stupendissima. Sarà divertente vederla crescere con sua sorella e sua cugina :) davvero uno spasso.
Benvenuta Tecla

sabato 28 agosto 2010

Haiti... Uragani, Tempeste tropicali e Cicloni

Uragani, tempeste tropicali e cicloni, sono diventati la mia nuova passione. Grazie ad una collega del dipartimento Acqua e Risanamento (in italiano fa un po strano...) ma anche perché le minacce per Haiti diventano ogni gionro piu concrete. Mi diverto a guardare l’evoluzione della situazione ogni giorno: per ora l’uragano Danielle e la tempesta tropicale Earl, sembrano risparmiare l’isola... ma subito dietro di loro ecco apparire un probabile ciclone. Il cerchio in rosso verso Capo Verde che si vede nell’immagine ha l’80% di possibilità diventare un ciclone nelle prossime 48 ore, un ciclone che si chiamerà Fiona. E’ ancora presto per sapere quale sarà la traiettoria, anche se sembra proprio mirare in questa zona
La stagione ciclonica si sta intensificando come previsto e mi auguro davvero che Haiti non sarà troppo colpita quest’anno, é troppo vulnerabile et gli sfollati sono ancora centinaia di migliaia, in realtà si avvicinano ai 2.000.000...
Il dipartimento della Protezione Civile prevede che quest’anno ci saranno una quindicina di cicloni nel Pacifico, nella media degli ulimi anni, a differenza del 2009 dove ce ne sono stati “solo” 9.
Lo scenario più probabile sembra essere molto simile al 2008 che per Haiti é stato in assoluto l’anno più duro e devastatore: 4 cicloni successivi che hanno portato a migliaia di morti e danni materiali importantissimi.
Esiste un piano di contingenza, ma non sarà facile essere reattivi e avere a disposizione tutto il materiale necessario: i materiali destinati alla risposta ai cicloni del 2009 che non erano stati usati, sono stati poi impiegati tutti per il terremoto e i magazzini non sono ancora stati riforniti. Senza contare che grande parte di materiali erano e sono nei depositi in Asia... e adesso sono utilizzati per l’emergenza Pakistan.

Stiamo vedere, ci prepariamo, ma soprattutto speriamo...

sabato 3 luglio 2010

Disco Time

E finalmente domani si parte! dopo piu' 3 mesi e mezzo le meritate vacanze.
Ultimamente non ho scritto molto, anzi niente... anche se mi rendo conto che mi succedono tante cose, ma sono diventate la routine di tutti i giorni e spesso mi dico che non é molto interessante postarle.
Allora vi lascio con la foto della serata a tema di sabato scorso: Disco Time! Dovevamo vestirci "disco" e la terrazza della casa1 (ne abbiamo4) era tutta addobbata a "febbre del sabato sera".
All'inizio non avevo molta voglia di travestirmi, giornata lunga e faticosa, ma poi grazie alle mie compagne di cameretta ci siamo messe a inventare un look fatto con rotoli di carta di alluminio e una federa di cuscino leopardo.
Ebbene eccoci qua! abbiamo fatto un'entrata trionfale con tanto di coreografia provata una volta e mezzo, ma siamo state apprezzatissime. Le mie compagne di avventura di chiamano Naoelle e Diebou.
E adesso chiudo il PC e vado a prepare la borsa per la partenza!!!!!!!!!!!!!!!

lunedì 14 giugno 2010

Ho salutato Sean Penn!

Lavoro lavoro e ancora lavoro.
Ma a parte le feste stile beverly hills a bordo piscina (quella della casa principesca in cui vivo dopo una dura prova di vita in tenda) si riesce ancora a prendere un po’ d’aria e uscire, se non altro per bere una birra e mangiare un cheeseburger senza patatine :(
E siccome per andare in centro città esiste un coprifuoco e delle regole di sicurezza restrittive, non rimane altro che l’unico bar-ristorante-hotel del quartiere: il famoso Hotel Oloffson.
Quindi sabato sera scorso, come al solito, sono andata a bere una Prestige ghiacciata. Purtroppo come quasi sempre niente patatine, eh va bé!
In compenso, dopo una mezz'oretta, chi vedo salire le scale per venire a cena? Be niente popo' di meno che Sean Penn!!! Eh si!
In realtà che é ad Haiti é risaputo e molti dei miei colleghi lo hanno incontrato piu’ volte. Ma non pensavo che lo avrei visto a l’Oloffson perché ci era stato il giorno prima e diciamo che non é proprio il posto migliore del mondo per mangiare, anche se l’aspetto e l’ambience hanno un certo charme.
Al momento di pagare il conto lui é venuto a comprare le sigarette al bancone del bar e ci siamo salutati :)
Adesso che ho fatto la crisi dell’adolescente che vede un personaggio famoso, vi racconto cosa sta facendo Sean Penn ad Haiti...
E’ arrivato il 21 gennaio, pochi giorni dopo il terremoto portando viveri e medicinali come aveva già fatto per l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005.
Sembrerebbe che abbia salvato una donna e il suo bambino che erano rimasti intrappolati sotto le macerie e la leggenda narra anche che sia stato visto trasportare i bagagli di una donna e i suoi 4 figli nel bel mezzo del campo di sfollati di Pétion-Ville Club, mentre si spostavano nel nuovo campo “Camp Corail”.
Insomma dal suo arrivo si é dato da fare, attravero la sua associazione: Jenkins-Penn Haitian Relief Organization.
Mister Sean, come é chiamato dai bimbi del campo, ha installato un ospedale, una scuola e un centro per le donne vittime di violenze sessuali.
Senza tralasciare il suo coinvolgimento in prima persona durante le distribuzioni alimentari.
Con l’operazione « Beat the rain » si sta impegnando a dare un riparo temporaneo e sicuro agli sfollati che vivono in condizioni precarissime minacciate dall’arrivo della stagione ciclonica.
Sicuramente l’impegno di un personaggio famoso si presta a commenti, critiche, curiosità, perplessità, etc. Ma in questo caso, a parte qualche foto ridicola alla “Rambo, faccio tutto io” l’impegno é davvero da ammirare.

martedì 4 maggio 2010

Scossa 4.4

Ieri a quest’ora la terra ha tremato.
Eravamo tutti in ufficio, ognuno preso nelle attività quotiane. Io ero al pc e all’improvviso sotto i piedi ho sentito come se stesse passando un’onda gigantesca, contemporaneamente un boato tipo tuono.
Vedo i miei colleghi scheggiare fuori e ovviamente li ho seguiti... tutté le ca 100 persone presenti in quel momento si sono gettate fuori.
Visibilmente scioccati gli haitiani, visi molto tesi tra gli esptriati che vivono qui da subito dopo il terremoto del 12 gennaio e da allora di scosse ne hanno già sentite. Noi i nuovi, molto in panico.
E’ stato tremendo... non si sono riscontrati danni materiali, ma la popolazione che cerca a fatica di riprendere un ritmo normale, vive con lo stress perenne che quanto avvenuto si riproduca. E queste scosse ovviamente non fanno altro che ritraumatizzare e rallentare il processo di riscostruzione, soprattutto psichico.
Ci sono persone che dopo gennaio non hanno mai piu voluto tornare in ambienti chiusi, 4 amministratori locali da allora lavorano sui dei tavoli in cortile. Alcuni espatriati non hanno mai piu voluto lasciare la tenda, anche quando si sono liberate delle stanze nelle nuove case.
Ieri tutti siamo rimasti a lavorare fuori.
Non avrei mai immaginato di reagire con tanto panico e paura... verso sera tutto é tornato tranquillo e “normale”. Poi la notte qualche inquietudine é tornata a farmi visita, anche per altri é stato cosi, mi rincuoro.
Alla radio ho sentito che le famiglie già poco convinte di mandare i loro figli in scuole di cemento, dopo ieri hanno definitivamente deciso di tenere i bimbi lontano dalle scuole a meno che non siano tende.
Dopo ieri é più facile immaginare e capire.
nelle foto: ieri pomeriggio, lavoro in cortile

domenica 2 maggio 2010

Biscotti di argilla per (soprav)vivere

Venerdi pomeriggio ho cominciato a fare la discussione di casi con l’equipe di psicologi.
Devo dire che é estremamente interessante soprattutto per comprendere meglio gli aspetti culturali caratteristici del popolo haitiano.
Questa settimana la discussione si é centrata sul disturbo di “pica”, in italiano picacismo, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione di sostanze non commestibili come la terra, la sabbia, la carta etc.
Lo psicologo che ha portato l’attenzione su questo disturbo dice di avere molti casi nella zona in cui lavora, riguardante soprattutto donne incinta.
In realtà é molto curioso vedere che uno psicologo identifichi questo problema come un disturbo psicologico, perché ad Haiti é culturamente diffuso e accettato che sopratutto le donne incinta mangino quelle che si chiamano le “galettes de boue”, dei biscotti di argilla. Per anni i biscotti di argilla sono stati alla base della dieta delle donne incinta con carenze di calcio. Purtroppo pero’ con la crisi mondiale e l’aumento del prezzo del riso, questa pratica alimentare a rischio ha cominciato a espandersi a tutta la popolazione, inizialmente nelle zone rurali o nelle bidonville di Port au Prince ed ora diffusa ovunque.
I biscotti di ariglla sono molto meno cari e accessibili a tutti. Per renderli piu gustosi vengono conditi con sale o altre spezie, sembra che il gusto non sia poi cosi male, ma che lasci nella bocca una sensazione terrosa per molte ore.
E’ comunque molto difficile accettare che ci siano persone talmente povere da riempirsi la pancia d’argilla per non sentire la fame.