Mi rendo conto di come é
difficile non toccare niente e nessuno. Non appoggiarsi a niente, non sedersi,
non portare le mani al viso, non stringere la mano a chi inocntri per la prima
volta, non abbraccaire chi rivedi dopo tanti anni…
Tutti i cartelloni o i poster
riportano il divieto di toccarsi.
Le persone ci provano, ma non é facile,
culturalmente sono abituati a comuniare con il
corpo a toccarsi, salutarsi con piccoli cesti e rituali he vanno al di
là di una semplice stretta di mano.
Da quando i casi sono molto
diminuiti sembra che le persone abbiano ripreso ad avere dei contatti, anche se
il paese non é ancora stato dichiarato « Ebola free ».
Per la prima volta in piu di
dieci anni di esperienza, nessuno mi ha offerto una sedia durante la mia visita
nelle zone in quarantena. Nessun bambino si é avvicinato tentando di stringermi
le mani o toccarmi un braccio, i saluti sono distaccati, apatici, senza sorrisi.
Tutto cio’ mette molta tristezza, le persone hanno ancora paura, e lo shock di
tutto quello che é successo in questi ultimi mesi é tangibile.
Per le mie equipes é talmente
difficile avere una relazione di aiuto quando devono mantenere i 2 metri di
distanza o quando devono fare counseilling ad una persona seduta. Il contatto
umano é quasi impossibile da stabilire con queste misure di sicurezza, che in
alcuni casi accentuano la discriminazione verso le vittime di Ebola.
I giorni passano senza nuovi casi
confermati, si deve arrivare a 42 giorni per poter dire che l’incubo é finito…
Nessun commento:
Posta un commento