La settimana é finita e le mie notti sono meno tranquille, non riesco più dormire 5 ora di filata... ma non mi sento
stanca. Credo che sia l’adrenalina che tiene attiva e che aiuta a restistere ai
colpi duri da incassare: tante storie troppo crude di massacri, un bimbo
bruciato vivo (ma che sopravvive, é il bimbo della foto), gli spari notturni, i check point
disseminati ovunque, l’iniscurezza e l’impossibilità di prevedere di essere al
posto sbagliato al momento sbagliato, i sussulti per i rumori improvvisi come i
manghi che cadono sui tetti.
E mentre le sere sono animate da feste e diversivi, gli spari non cessano,
anzi aumentano, sparano in questo momento, non troppo lontano da qui, se non
fossimo a Bangui potrebbero essere dei fuochi d’artificio e ora gli elicotteri
si aggiungono alla festa...ci guardiamo tutti... sappiamo che qualcuno muore in
questo momento e che domani mattina ne avremo il triste bollettino.
Non voglio partire da qui, tornare nel mio mondo ovattato, sicuro e facile,
voglio essere qui e contribuire ad aiutare chi soffre... so che con il mio
lavoro lo faccio anche da lontano, ma mi manca il fatto di essere in prima
linea... sarà difficile riprendere il corso normale dei giorni. Il mio cuore
resta in parte qui.

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